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Il piano del Comune sulle scuole, lettera dei presidenti: “Tre progetti non condivisi in tre anni, sospendete tutto e confrontiamoci”. Il documento integrale

E’ una lunga lettera quella inviata dai presidenti dei Consigli di istituto delle scuole cittadine al sindaco Alessandro Rapinese e all’assessore Nicoletta Poperto (e per conoscenza al dirigente dell’ufficio scolastico territoriale, Imerio Chiappa, al presidente pronvinciale, Fiorenzo Bongiasca, al settore edilizia scolastica della Provincia, alla dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, Luciana Volta e a tutti i dirigenti degli istituti comprensivi).

La missiva (integrale sotto) arriva in seguito al nuovo piano di riorganizzazione delle scuole voluto dal primo cittadino, lo anticipavamo in questo articolo: Scuole a Como, ecco il piano del Comune: accorpamenti, chiusure (ancora Carluccio e Sinigaglia) e un clamoroso dietrofront.

I rappresentanti dei sei Istituti comprensivi bocciano la proposta del Comune per l’anno scolastico 2027/2028, giudicandola insostenibile e priva di una visione strategica e pedagogica. In sintesi vengono presentate alcune criticità, sintetizzabili in quattro punti

  • Tagli concentrati in un solo passaggio: la proposta prevede la riduzione degli istituti comprensivi da otto a cinque in un’unica soluzione, senza una transizione graduale né una programmazione pluriennale.

  • Mancanza di valutazione didattica: la relazione comunale affronta solo aspetti numerici e logistici, ignorando l’impatto sulla continuità didattica, sui percorsi di inclusione, sul personale e sull’identità delle comunità scolastiche.

  • Terzo progetto in tre anni: il susseguirsi di piani di razionalizzazione non condivisi e sovrapposti crea confusione e incertezza sul futuro dei singoli plessi.

  • Mancato coinvolgimento e risorse incerte: i Consigli d’istituto lamentano di non essere stati consultati nella fase di progettazione e segnalano l’assenza di impegni certi sugli investimenti necessari per l’adeguamento degli edifici.

Da sottolineare come i presidenti non rifiutino a priori la riorganizzazione di fronte al calo demografico, ma chiedano di sospendere la proposta attuale e di attivare subito un tavolo di lavoro congiunto tra Comune, Provincia, Uffici scolastici, dirigenti e rappresentanti degli organi collegiali. L’obiettivo è definire un piano di transizione graduale, condiviso e sostenuto da adeguate risorse.

Il documento integrale:

I sottoscritti Presidenti dei Consigli d’Istituto degli Istituti Comprensivi coinvolti nella proposta di dimensionamento della rete scolastica del Comune di Como, esaminata la relazione comunale del 31 agosto 2026 e considerate le indicazioni regionali approvate con DGR Lombardia n. XII 6621 del 27 luglio 2026, trasmettono le seguenti osservazioni prima dell’adozione del Piano provinciale.

La concentrazione delle trasformazioni in un unico passaggio e, soprattutto, l’assenza di un progetto complessivo di transizione che ne valuti e governi gli effetti sulle comunità scolastiche non consentono, nella formulazione attuale, di ritenere che la proposta presenti condizioni sufficienti per essere condivisa. Il presente contributo nasce dall’esigenza di rappresentare le preoccupazioni emerse nelle comunità scolastiche per concorrere in modo collaborativo alla definizione di un progetto che possa essere sostenibile e condiviso anche dalle famiglie del territorio.

Non esprimiamo una contrarietà di principio a ogni ipotesi di riorganizzazione. Siamo consapevoli dell’andamento demografico, della necessità di impiegare responsabilmente le risorse pubbliche e dell’opportunità di adeguare nel tempo la rete scolastica.

Si ricorda che quello in esame è il terzo progetto di razionalizzazione presentato in tre anni: i precedenti, non condivisi con gli Istituti, hanno già generato un numero rilevante di contenziosi tuttora in parte pendenti e presentano, rispetto all’attuale proposta, elementi di discontinuità e contraddizione. Tale sovrapposizione di piani di ridimensionamento, non completamente attuati ma dal nuovo piano non esplicitamente sostituiti, crea al momento confusione e incertezza sugli effettivi interventi proposti su alcuni plessi.

Le nostre perplessità riguardano la concentrazione, in un unico passaggio, della riduzione degli istituti comprensivi da otto a cinque, della redistribuzione di numerosi plessi e delle ulteriori operazioni di chiusura o trasferimento previste dalla proposta. Un intervento di tale portata richiede una programmazione pluriennale, una transizione graduale e un quadro verificabile degli investimenti e delle risorse destinati alla sua attuazione.

La relazione comunale analizza prevalentemente gli aspetti demografici, numerici, logistici e amministrativi, ma non emerge un’adeguata valutazione della complessità delle esigenze organizzative e didattiche delle scuole. Non risulta Infatti sviluppata un’analisi complessiva delle conseguenze della riorganizzazione: • sulla continuità didattica e sui curricoli verticali; • sull’offerta formativa e sui progetti pluriennali già avviati; • sui percorsi di inclusione e sul raccordo con famiglie e servizi territoriali; • sul personale dirigenziale, docente e ATA, sulle segreterie e sugli assetti organizzativi; • sulla gestione di archivi, inventari, contratti, progetti finanziati e situazioni contabili; • sull’identità e sul senso di appartenenza delle singole comunità scolastiche; • sulla concreta possibilità di governare istituti composti, in alcuni casi, da undici o quattordici plessi. • Sullo stato di salute degli edifici scolastici e sulla programmazione necessaria dei lavori di adeguamento normativo o adattamento per nuove funzioni previste, con particolare attenzione a tempistiche, investimenti ed aspetti logistici relativi a lavori di possibile lunga durata.

Al centro del dimensionamento devono rimanere i bambini e i ragazzi. La scuola non è soltanto una struttura amministrativa: è una comunità educativa fondata su relazioni, continuità, competenze professionali e progettualità costruite nel tempo. I docenti elaborano curricoli, pratiche inclusive e percorsi formativi pluriennali attraverso un lavoro collegiale che richiede stabilità, conoscenza reciproca e appartenenza alla comunità professionale. Una riorganizzazione attuata senza una transizione programmata e il più possibile condivisa rischia di interrompere o indebolire questo patrimonio, assorbendo energie nella gestione dell’emergenza organizzativa anziché nella didattica e nella cura degli alunni.

Tali elementi non sono estranei alla disciplina del dimensionamento. L’articolo 1 del D.P.R. n. 233 del 1998 stabilisce che esso sia finalizzato anche al conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici programmati, attraverso l’inserimento dei giovani in una comunità educativa culturalmente adeguata e idonea a stimolarne le capacità di apprendimento e socializzazione.

La DGR n. XII 6621 del 2026 richiede inoltre che la programmazione tenga conto dei bisogni degli studenti, del diritto all’istruzione, delle dinamiche sociali e territoriali, della dotazione strutturale degli edifici, dei servizi complementari e delle funzioni svolte da ciascuna istituzione scolastica. Le stesse indicazioni regionali prevedono un sistema di concertazione ampio, trasparente ed efficace con tutti i soggetti interessati e con gli Uffici scolastici territoriali, richiamando, nei casi disciplinati dall’articolo 4 del D.P.R. n. 233 del 1998, la previa intesa con le istituzioni scolastiche interessate, con particolare riguardo alla disponibilità dell’organico.

Prendiamo atto degli incontri istituzionali richiamati nella relazione, riteniamo tuttavia che, in un processo di riorganizzazione di tale portata, il coinvolgimento dei Consigli d’Istituto sarebbe dovuto avvenire nel percorso di analisi e costruzione delle diverse ipotesi, per garantire che il percorso stesso di concertazione previsto dalla legge coinvolgesse tutti gli interlocutori che nella scuola hanno ruoli e competenze diverse e complementari.

Riteniamo che i Consigli d’Istituto, nei quali sono rappresentati genitori, docenti e personale ATA, possono infatti contribuire a far emergere elementi conoscitivi, criticità e specificità delle singole realtà scolastiche difficilmente rilevabili attraverso i soli dati demografici, logistici e amministrativi. Il loro mancato coinvolgimento rappresenta pertanto un ulteriore elemento di criticità in termini di coralità e di condivisione progettuale.

Tale contributo non si sovrappone alle competenze proprie del Comune, della Provincia, della Regione o dell’Amministrazione scolastica, ma può rendere il processo decisionale più completo, trasparente e condiviso, consentendo di valutare preventivamente gli effetti delle diverse ipotesi sulla continuità educativa, sull’offerta formativa, sull’organizzazione delle scuole e sulle comunità coinvolte.

Rileviamo inoltre che, il Piano non indica in modo puntuale quali investimenti siano previsti, in quali edifici e con quali tempi, per garantire che il nuovo assetto determini un miglioramento effettivo delle condizioni delle scuole. I riferimenti generali alla sicurezza e all’adeguamento delle strutture dovrebbero essere tradotti in impegni certi con priorità, risorse e cronoprogrammi ben definiti. Alla luce delle criticità sopra evidenziate, non riteniamo pertanto che, nella sua formulazione attuale, la proposta presenti condizioni sufficienti per essere condivisa. Ciò non significa il mantenimento immutato dell’attuale assetto della rete scolastica.

Proponiamo invece che il percorso di dimensionamento prosegua attraverso l’immediata attivazione di un tavolo di lavoro composto da Comune, Provincia, UST, USR, dirigenti scolastici e rappresentanti degli organi collegiali degli istituti interessati, con l’obiettivo di elaborare un progetto complessivo e pluriennale di riorganizzazione nel quale siano esplicitati per ciascuna fase obiettivi, tempi, investimenti, risorse, responsabilità e misure di accompagnamento.

Il tavolo dovrebbe, in particolare: • verificare gli impatti didattici, organizzativi, amministrativi e sul personale; • individuare le progettualità e le esperienze educative da salvaguardare; • verificare l’adeguatezza degli edifici e gli investimenti necessari; • confrontare possibili scenari alternativi; • individuare le operazioni eventualmente realizzabili già dal 2027/2028 e quelle da programmare nelle annualità successive.

Il dimensionamento può rappresentare un’occasione per costruire una rete scolastica più sostenibile e adeguata alle esigenze future della città, a condizione che il cambiamento sia progettato insieme alle comunità scolastiche e che la sua attuazione sia graduale, verificabile e sostenuta dalle risorse necessarie.

Con spirito di collaborazione, restiamo disponibili a partecipare agli approfondimenti e ai tavoli di lavoro che le Amministrazioni competenti riterranno di attivare.

Como, 23 settembre 2026

I Presidenti dei Consigli d’Istituto degli Istituti Comprensivi Coinvolti

IC Como Borgovico

Il Presidente Simone Molteni

IC Como Centro Città

Il Presidente Roberta Radaelli

IC Como Lago

Il Presidente Giacomo Sala

IC Como Lora Lipomo

Il Presidente Andrea Ballerini

IC Como Nord

Il Presidente Mirko Grisoni

IC Como Rebbio

Il Vicepresidente Vito Massimo Scalabbrino

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