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Attualità

Piazza Volta, finestra sul ring. Una residente: “Spaccio, botte e degrado. Ho paura per i miei figli”

Chissà se Alessandro Volta, dall’alto del suo piedistallo, rimpiange i giorni in cui ai suoi piedi passavano le auto, si parcheggiava e piazza Volta non era il gioiellino tutto chiacchiere e aperitivi di oggi.

Probabilmente no, finché si tratta di risate ai tavolini dei locali e ragazzini che si danno appuntamento per trascorrere il pomeriggio seduti alla sua ombra a parlare. Altra cosa, però, sono le scene che ultimamente si ripetono con una frequenza preoccupante culminate, pochi giorni fa, nella piazza trasformata nel penoso ring di un match tra ragazzini in un’escalation che dovrebbe far suonare più di un campanello d’allarme a forze dell’ordine ma soprattutto a genitori e educatori.

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E se la statua dell’illustre scienziato comasco non può parlare, a farlo sono i residenti esasperati da una situazione che rischia di trasformare un gioiellino in un posto da cui stare alla larga. L’ha fatto, nei giorni scorsi, il figlio di una signora quasi novantenne, letteralmente assediata dai frequentatori della piazza (come riferito in aula dal consigliere Alessandro Rapinese) e lo ribadisce anche un’altra residente che, comprensibilmente, preferisce rimanere anonima, che abbiamo contattato per farci raccontare quanto accade sotto le sue finestre.

“Qui non si parla più di movida, di chiacchiere dei clienti dei bar o di musica. Quelle le metti in conto se vivi in centro ma sono limitate a orari normali – spiega – questa è un’altra cosa, è una piazza che si è trasformata anche in pieno giorno in un ritrovo di ragazzini che arrivano anche da fuori Como e si riuniscono con l’intento di fare casino e menare le mani. Sono arrivata ad aver paura a far passare da soli i miei figli, in certi momenti. Se incontri le persone sbagliate, anche avere un paio di auricolari nuovi può non essere una buona idea”.

Senza naturalmente voler fare di tutta l’erba un fascio, quello che vede chi abita qui è una situazione spesso al limite: “Il coprifuoco alle 22 sicuramente per ora ci risparmia scene come quelle che abbiamo vissuto quest’estate, con decine e decine di ragazzini riuniti a fare le gare con i motorini o con la musica altissima dagli altoparlanti delle minicar alle due di notte – racconta – ma ora, dopo la chiusura dei locali, la piazza resta a totale disposizione di questi ragazzi, nell’angolo in fondo a piazza Jasca, buio e isolato com’è, si spaccia senza problemi e se si passa di qui al mattino, prima che arrivino gli addetti a pulire, la piazza è disseminata di bicchieri, cartacce e bottiglie vuote per terra, sui tavolini, a due passi dai cestini dei rifiuti, persino sui davanzali. E purtroppo l’educazione non la puoi imporre con un decreto”.

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La soluzione, secondo questa residente, può essere solo un presidio fisso delle forze dell’ordine: “Quando chiamiamo, la Polizia arriva subito ma ovviamente i ragazzi hanno tutto il tempo di dileguarsi – dice – in questo momento serve una pattuglia fissa, a prescindere dalla presenza o meno di telecamere. Certo, questo non risolverà il problema e, probabilmente, lo sposterà altrove e bisogna interrogarsi su come intervenire alla radice di questo disagio giovanile. Ma intanto questa situazione va risolta urgentemente”.

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