A novembre la prima segnalazione da parte delle maestre della rottura del meccanismo di alcune tende dell’asilo Sant’Elia, capolavoro di Giuseppe Terragni che compare su tutti i libri di architettura, mica una scuola qualsiasi. Passano i mesi, arriva la primavera, ma a marzo nulla ancora si muove, a parte il termometro che segnala 30 gradi all’interno delle aule.

E qui polemiche, richieste di spiegazioni in consiglio comunale, offerte di aiuto da parte dell’Archivio Terragni desideroso di mettere a disposizione le proprie competenze, e quelle del Politecnico di Milano (con tanto di preventivi di ditte specializzate in interventi così specifici).

Ma tutto tace, tanto da arrivare addirittura a un post infuriato di Attilio Terragni (presidente dell’Archivio e pronipote del celebre architetto) che invita a tempestare di mail l’assessore ai Lavori Pubblici Vincenzo Bella per sollecitare l’intervento.

Ma ancora nulla, complice forse anche un improvviso ritorno a temperature autunnali.

E allora ci si immagina che i tecnici del Comune stiano ragionando sulle modalità migliori per intervenire su cotanto monumento con un restauro filologico, una cosa fatta bene, insomma. Qualcosa che non solo risolva, nell’immediato, il problema del calore all’interno delle aule ma che rispetti il valore (enorme) di questo edificio.

E poi un giorno arriva una macchina e ne scendono due operai. Un trabattello, un po’ di scotch argentato et voilà, la tenda strappata della cucina è sistemata. Alla bell’e meglio, come non sistemereste neanche la tenda da campeggio di Decathlon da 19.99 euro.
Come se questa fosse una scuola (maltrattata) qualsiasi e non un monumento di importanza mondiale. La classica situazione in cui viene da dire che meglio di niente, forse è meglio niente.
E il meccanismo rotto delle tende a vela? Smontato e portato via nella speranza che non passi un’eternità prima di rivederlo funzionante.