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Cultura e Spettacolo

“Gli inascoltati”: giornalismo fuori dal mito nel romanzo di Diego Minonzio, direttore de La Provincia

Cosa si nasconde dietro la forsennata scalata al successo di un uomo? Brama di potere, puro cinismo o, forse, un segreto inconfessabile?

Dal 19 giugno è in libreria Gli inascoltati, il romanzo d’esordio di Diego Minonzio pubblicato da Polidoro Editore. Un’opera furente ed elegante che ci trascina dietro le quinte del giornalismo italiano, smascherandone le ipocrisie attraverso gli occhi di un protagonista tanto spregiudicato quanto intimamente tormentato.

La trama: il giorno del trionfo (e del fallimento)

La narrazione parte da una cruciale giornata: è il primo giorno del protagonista come nuovo direttore di un giornale, ed è anche il giorno in cui esplode la “grande notizia”, quella destinata a cambiare i destini del mondo. Eppure, l’uomo sa fin troppo bene che le notizie sono solo “scatole vuote” e che il suo mestiere non ha un reale senso, poiché la vita di un essere umano viene sempre decisa da episodi del tutto sconosciuti agli altri.

Mentre attende il momento di pronunciare il suo discorso d’insediamento, il neo-direttore riavvolge il nastro della propria memoria. Ricorda le umiliazioni subite dal grande inviato-editorialista – il favorito alla direzione –, il suo conformismo esibito in servizio, ai convegni, ai funerali dei personaggi celebri e di come, in occasione di un importante processo, gli abbia scippato una notizia esclusiva grazie alla quale è riuscito a fare carriera. Ha sconfitto il suo antagonista, è vero, ma per proseguire la scalata deve comportarsi allo stesso modo, essere un maestro di ipocrisia, diventare come lui. Infatti, perseguita i giovani talenti che un giorno potrebbero diventare un pericolo, organizza campagne di stampa basate sulla demagogia e i luoghi comuni ed è talmente abile e spregiudicato da guadagnarsi alla fine la poltrona di direttore. Sta arrivando il momento del discorso, ma lui sa bene che il giorno del trionfo è anche quello del fallimento, perché ogni trionfo è un fallimento.

Tuttavia, il motore di questa scalata morale e professionale non è la semplice ambizione, ma un trauma infantile che lo opprime: il tradimento del padre ai danni del figlio. Da quel momento, il genitore ha smesso di essere un eroe ed è diventato il nemico da distruggere. Il protagonista ha speso l’intera esistenza per conquistare un ruolo sociale che gli permettesse di guardare il padre dall’alto in basso. Ma proprio mentre lo osserva morire, arriva la gelida epifania: una vita imperniata sull’odio, sulla solitudine e sulla vendetta è destinata alla catastrofe. E il giorno del trionfo coincide, inevitabilmente, con quello del fallimento.

Lo stile: un’invettiva furente ed elegante

Quello di Minonzio è un esordio maturo che si muove lungo la linea dell’invettiva letteraria tracciata da Thomas Bernhard. Nelle pagine del romanzo non aleggia però solo il fantasma dello scrittore austriaco, ma anche quello di Curzio Malaparte: il risultato è un magma stilistico complesso e perturbante. Un libro “combattente”, che scava con ferocia dentro il mondo del lavoro e del carrierismo, spogliandolo di ogni retorica.

L’autore

A dare un peso d’eccezione a questa storia di redazioni, vizi e compromessi è il curriculum di chi la scrive. Diego Minonzio conosce perfettamente gli ingranaggi della macchina dell’informazione: è stato capocronista e caporedattore al quotidiano Libero e attualmente ricopre l’incarico di direttore delle testate La Provincia di Como, La Provincia di Lecco, La Provincia di Sondrio e dell’emittente Unica Tv.

Scheda del libro

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