Ieri sera, in consiglio comunale a Como è andata brevemente in scena l’abisso che divide il sindaco dall’opposizione. Nel caso specifico – dopo una lunga assenza dalla ‘prima linea politica’ per ragioni soprattutto professionali – dal consigliere del Pd, Stefano Fanetti. Il quale, ricorrendo a qualche ironia e con tono più sarcastico che non aggressivo, ha contestato l’atteggiamento tenuto in questi anni dal primo cittadino nei confronti di singoli e gruppi delle minoranza. Per tutta risposta, Rapinese ha bollato Fanetti come “piangina” e facendo balenare specie di dossier sulle affermazioni offensive o denigratorie di esponenti dem nei suoi confronti.
Di seguito, il testo di Fanetti e poi la replica del primo cittadino.

Buonasera a tutti. Ecco, Donald Trump, con ammirevole sincerità, ha confessato un brutto difetto: “Mi piacciono soltanto le persone a cui piaccio”. E parlando dei suoi avversari, “odio il mio avversario e non voglio il meglio per lui”.
Ora, non credo che il sindaco Rapinese ci odi. Sarebbe eccessivo. Mi pare però che talvolta condivida una variante tutta comasca di quella filosofia. L’avversario non va soltanto battuto alle urne o contrastato nel merito, va squalificato spiegando al pubblico che non capisce nulla. Il copione è abbastanza noto, copione che si è ripetuto anche negli ultimi consigli.
Se un consigliere di opposizione solleva un problema, raramente, direi mai, gli viene riconosciuto il diritto di avere semplicemente un’opinione diversa. Non conosce i fatti, non ha studiato gli atti, dice sciocchezze e fa perdere tempo. In breve, se è d’accordo con il sindaco ha capito, se non è d’accordo evidentemente non ha capito.
Ma il punto non è difendere la suscettibilità di Legnani, di Nessi, di Lissi o degli altri colleghi. Non che tutto questo sia accettabile, ma siamo adulti e possiamo anche incassare epiteti sprezzanti, sarcasmi vari e giudizi liquidatori. Il punto è ricordare che i consiglieri comunali, compresi quelli di opposizione, non sono ospiti tollerati a Palazzo Cernezzi, sono stati eletti, rappresentano una parte della città e hanno il diritto, anzi il dovere, di controllare e criticare e porre domande.
Criticare l’amministrazione non significa essere contro Como e formulare un’obiezione non significa non aver capito. Tuttavolta significa aver capito benissimo, ma essere giunti a conclusioni diverse da quelle del sindaco. Per questo rivolgo al sindaco un invito molto semplice: non è la prima volta, non le chiediamo di volerci bene, non le chiediamo di apprezzarci, le chiediamo soltanto di riconoscere che chi non le dà ragione non è necessariamente ignorante, incapace o in malafede, potrebbe persino avere un argomento o in qualche caso persino aver ragione.
Capisco che sia un’ipotesi audace, ma sarebbe un piccolo passo per il sindaco e un grande passo per il Consiglio Comunale, più in generale per la politica di questa città. In fondo manca meno di un anno, possiamo almeno provarci. Grazie.
Poi ha preso brevemente la parola il sindaco per replicare, ricorrendo ai soliti refrain: “Come vede le sto rispondendo senza bava alla bocca, senza inseguirla con un martello. Ma lei realmente crede che l’atteggiamento del Pd sia esemplare? Vuole vedere una serie di screenshot o affermazioni di consiglieri e responsbilità del Pd verso sindaco, assessori e consiglieri? Lei veramente pensa di essere nella condizione esemplare di poter insegnare come ci si comporta? Si ricorda le affermazioni di un signore del Pd su Muggiò che ancora campeggiano sul sito del Pd? Solo i piangina sopporto meno degli ipocriti: è tutto scritto, ho 500-600 affermazioni. E’ veramente curioso che lei venga qui a insegnarmi come ci si comporta e a dare lezioni sulle relazioni dopo le infamanti accuse in quantità industriale che avete mosso in questi anni. Venire a fare il piangina, da lei, mi pare eccessivo”.
