Mentre centrosinistra e centrodestra si apprestano a schierare i propri candidati per la presidenza della Provincia (in campo il centrista ex Pdl e Ncd, Fiorenzo Bongiasca, e Pierluigi Mascetti per Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia), Sinistra Italianae Leu smontano pezzo a pezzo l’elezione stessa come noto indiretta (il 31 ottobre votano soltanto sindaci e consiglieri comunali).
“Quelle del 31 ottobre del presidente della Provincia di Como non sono elezioni vere – si legge in una nota siglata dalla segretaria provinciale, Celeste Grossi – Sinistra Italiana non parteciperà”.
Rispetto alla situazione comasca, Sinistra Italia-Leu rimarca che “non sono eleggibili nemmeno tutti i 149 sindaci dei Comuni del territorio comasco, ma solo quelli il cui mandato scada non prima di dodici mesi dalla data di svolgimento delle elezioni, tra questi i sindaci di Mariano, Cantù, due delle città sopra i 5mila abitanti che vanno al voto a maggio 2019. I voti pesanti di consigliere e consiglieri di Como faranno la differenza. Dunque possiamo supporre che il prossimo presidente della Provincia sarà di destra”.
“Allora cosa ha pensato il Pd di Como? – attacca frontalmente Grossi – Scegliere direttamente un candidato di centro destra (Bongiasca, ndr), per sperare di rimanere in partita. E questa è la seconda lezione che il Pd, almeno a Como, non ha capito: se si fanno politiche di destra, vincono le destre [lezione numero 2, 4 marzo 2018]. Eppure, pochi giorni fa, il 30 di settembre, Maurizio Martina aveva detto che il PD ha capito la lezione”. Parole, quelle di Grossi, che echeggiano la presa di posizione di Emilio Russo, pubblicata domenica scorsa, sulla scelta dei dem (qui l’articolo).
“Oggi a maggior ragione diamo indicazione a consigliere e consiglieri di non partecipare a un’elezione non democratica – prosegue il comunicato – Quello che ci interessa è discutere di una vera riforma delle Province, necessaria e urgente. Nessun confronto è, però possibile con il Pd se non fa autocritica, una parola che appartiene ad una stagione politica passata, ma a noi questi tempi di amnesia obbligatoria proprio non piacciono. E siamo convinti che la nottata non passi da sola e che le scelte “furbette” abbiano le gambe corte”.
A livello nazionale, invece, nel mirino, prima di tutto “la riforma Delrio, che oltre a proporre un sistema elettorale non democratico (la sovranità, sancita nella Costituzione, viene sottratta al popolo), ha determinato lo svuotamento di ruolo delle province, rendendole nei fatti enti che gestiscono flussi di denaro (peraltro inadeguati a soddisfare competenze importanti tra cui scuole secondarie superiori, strade, ambiente…), invece di svolgere la funzione di tutela dei territori, offrendo servizi utili alla comunità e ha determinato tra dipendenti e dirigenti frustrazione, incertezza sulle prospettive e la sensazione di subire decisioni sbagliate. Invece di colpire gli sprechi sono stati colpiti i lavoratori meno tutelati”.
“Anche il governo Gentiloni ha perseverato nell’errore e non ha restituito a cittadini e cittadine la sovranità di eleggere i propri rappresentanti – è la conclusione – Se si ignora quello che hanno detto nelle urne referendarie cittadine e cittadini, si fa una politica di destra, che non favorisce democrazia e partecipazione. Questa è la prima lezione che il Pd non ha capito [lezione numero uno, 4 dicembre 2016]”.