Da tempo il dibattito si è acceso dopo la decisione dell’amministrazione del sindaco di Como Alessandro Rapinese di abbattere la scuola Corridoni di via Sinigaglia per farne un autosilo utile allo stadio Sinigaglia. Sulla vicenda, come noto, si attente la decisione del Tar. Intanto ospitiamo una riflessione dell’architetto comasco Sergio Beretta che propone un’alternativa.
Un lotto, una funzione.
Ancora? A forza di un lotto una funzione, con l’aggravante di reiterare la stessa logica a più lotti vicini creando delle zone, ci troviamo a vivere in città che hanno servizi concentrati tra loro ma sparsi sul territorio.nIl risultato è che diventa fondamentale il tempo trascorso per raggiungere i luoghi di nostro interesse secondo il corollario che tanto più e veloce lo spostamento da A a B, tanto più la città è efficiente. (Un risultato che tutti viviamo è chiamato il “Paradosso di Braess”, il fenomeno contro-intuitivo ben documentato, che spiega come più aumentano le strade, per tentare di rendere più scorrevole il traffico, più aumenta il traffico stesso).

E se, invece, l’efficienza si misurasse da quante più cose posso fare nel tragitto tra A e B?
Il paradigma così rovesciato imporrebbe prima di tutto una maggiore densità e di seguito una maggiore stratificazione delle funzioni sia in senso verticale (un piano diverso dall’altro), sia orizzontale, con il risultato secondario di avere delle facciate più variegate; un altro risultato sarebbe quello di superare le false gerarchie tra le funzioni dove la funzione principale può accettarne altre, ma a patto che siano dimensionalmente minori, senza contare, ad esempio, quanto queste siano magari più attive e vitali (per fare un esempio, il progetto del nuovo Sinigaglia prevederebbe più del doppio dei metri quadri dedicati a funzioni collaterali – commerciali, terziarie e turistiche – rispetto alla funzione sportiva principale, senza contare però l’affluenza delle previste 14.000 persone per gli eventi sportivi – meno del 10% del monte orario annuo – rispetto a quante potrebbero essere attirate dalle funzioni collaterali con il risultato di avere un isolato vivo 365 giorno l’anno).

Certo, pensare a una sola funzione da inserire in un lotto è senz’altro più semplice, ma ricade come un macigno su tutto il sistema città: San Martino? Polo scolastico, Ticosa? Parcheggio, Caserme? Centro amministrativo… a Como gli esempi certo non mancano.

Serve un autosilo vicino allo stadio? Togliamo la scuola!
Suggestione: serve un autosilo vicino allo stadio? Rifacciamo la scuola! (E ci mettiamo anche l’autosilo).
Se è vero che la scelta un lotto una funzione non è più una strada percorribile, allora si densifichi e stratifichi il lotto: su via Borgovico si attesta l’autosilo a più piani, anche interrati, e la scuola si attesta su via Masia, con entrata su via Sinigaglia e palestra su via Martinelli, come edificio compatto.
Dal momento che la scuola oggi è dotata di un giardino, a fronte delle legittime rimostranze sulla scomparsa dello stesso, “basterebbe” metterlo sul tetto dell’autosilo (nulla di nuovo, dal momento che è divenuto celeberrimo “Park ‘n’ play” di JAJA Architects a Copenhagen del 2016).
Troppo azzardato? Forse, ma credo che se non si inizia a pensare in modo diverso alla città, non si avranno mai miglioramenti sostanziali.
