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Punti di vista

Il silenzio dei forzisti dopo Caprani. Raffinato anatema di Brenna: “Pavidi, incapaci di rappresentare anche se stessi”

“Se mi dicessero ricandidiamo il sindaco uscente a Como, brucerei vivo chi lo propone”.

Questa frase, pronunciata venerdì sera dal coordinatore provinciale di Forza Italia Mauro Caprani per ribadire il no a una ricandidatura di Mario Landriscina, è andata molto al di là del pur chiaro significato politico. Inevitabilmente i toni “rozzi”, come definiti anche dalla parlamentare azzurra Licia Ronzulli, hanno suscitato varie prese di distanza.

E’ accaduto anche ieri sera in consiglio comunale a Como, dove da un lato il consigliere Alessandro Rapinese ha addirittura proposta all’assemblea una inedita mozione di biasimo verso il coordinatore provinciale forzista con l’invito alla giunta a valutare azioni legali verso Caprani; dall’altro, il capogruppo della lista “Insieme per Landriscina”, Franco Brenna, ha invece pronunciato una più articolata riflessione sul rapporto tra politica e parole dove tra citazioni dotte e cinematografiche spicca l’amarezza per l’imbarbarimento dei toni, il timore di un ulteriore allontanamento dei cittadini dalla politica ma compare anche un affondo nei confronti degli esponenti di Forza Italia che non hanno avvertito l’esigenza di prendere pubblicamente le distanze dai toni di Caprani (il “politico di provincia” che appare nel testo).

Pubblichiamo di seguito integralmente l’intervento di Franco Brenna.

Politica e Parole

Gentili Amici e Colleghi del Consiglio Comunale,

ricordando le forti e ardenti parole del poeta Cecco Angiolieri, contemporaneo di Dante Alighieri, personaggio inquieto e ribelle, dissacratore assoluto che nel suo sonetto più celebre così vergava:

“S’ì fossi foco, arderei ‘l mondo;
si fossi vento, lo tempesterei;
s’ì fossi acqua, ‘i l’annegherei:
s’ì fossi Dio, mandereil’ en profondo” …

Ancor oggi tuttavia, cari Amici, non abbiamo imparato o stiamo – con grande difficoltà – tentando di acquisire il corretto impiego delle parole pronunciate, soprattutto in pubblico, soprattutto in circostanze particolari.

Cito a questo proposito, anche se indirizzato ad un diverso contesto, la celeberrima frase di Nanni Moretti in “Palombella Rossa” (1989) dove il protagonista si scaraventa contro una giornalista che impiega a sproposito terminologie anglofone al posto della nostra bellissima lingua:” Ma come parla? (gli urla addosso Nanni Moretti) Le parole sono importanti!”

Ecco: “Le parole sono importanti!” come i concetti che si vogliono esprimere, anche se si vuole essere dirompenti, provocatori, televisivi…peggio: rendersi degni o, forse, farsi considerare al centro di un’attenzione.

Capita tuttavia che anche in ambienti di così detta costruzione politica, di esposizione di opinioni, di momenti di condivisione o anche di non condivisione di ideali, le parole vengano espresse senza alcuna previsione del rumore – negativo – che possono, le medesime, suscitare.

Questo anche volendo infuocare un’assemblea disegnandosi addosso metafore violente e medioevali, dove streghe e infedeli – di entrambe le parti – venivano, vivi, messi al rogo e sempre vivi, bruciati. Ma qui si era nel medioevo.

Immaginate voi, cari Colleghi, quale possa essere il sentimento di un Civico, di un Laico, di un Elettore che come altri Laici e Civici e anche Politici, da destra a sinistra per passare per i gruppi di centro o misti, di formazione e di educazione differenti, che con generosità e altruismo, impiegano o meglio, investono il loro tempo affinché ci si possa impegnare, insieme, per elaborare proposte – anche con visioni diverse – per giungere a condizioni di vita sociale, migliore per tutti. E alla fine, ci si sente denominati dal Politico di provincia, quali Influenzatori di Candidati Civici o come persone che vorrebbero eludere Candidature a Politici, così detti, di razza. Poi ci si lamenta che i nostri Elettori non frequentano più con ardore le urne. Mah?!

Certo, ed è proprio a difesa di questo livello di Civiltà o di Civicità che elevo questo mio grido di protesta, da Civico, verso una Politica – o meglio, una partitica – che sempre più di frequente fa fatica nel reperire un volto, una figura, un uomo o una donna da porre quale rappresentate dei propri ideali ai cittadini perché ormai depauperati da coraggio o voglia di esporsi o forse non più dotati di quella forza che stentano a mantenere, così come stentano nel mantenere alto il nome dalla Nazione che portano nel loro simbolo oggi notevolmente indebolito, incapaci di rappresentare quasi anche se stessi, soprattutto se pavidi nel non voler alzarsi e manifestare le proprie distanze da coloro che urlano “al rogo” con l’aggravante di non immaginare quale sia la violenza insita nell’importanza delle parole.

Ma quel che è peggio, è che queste persone non si presentano, così facendo, quali esempi positivi presso i propri elettori perché, oltre a non saper rispettare più gli stessi (e anche i colleghi di cordata) forse stanno mancando di rispetto anche alle proprie idee, ai loro mentori e ai reciproci maestri.

6 Commenti

  1. Non è sconcertante la frase poco elegante. Dalla bocca di alcune signore della Lega se ne sentono uscire altre che in fatto di grettezza imbarazzerebbero perfino i frequentatori di caserme e porti. È sconcertante che il Segretario provinciale di Forza Italia si atteggi a giudice dal banco degli imputati. Ammette l’errore di aver presentato un candidato civico ma non ammette responsabilità del suo partito che, tra l’altro con lui Segretario provinciale, ha salutato l’unico esponente di rilievo che aveva in Regione Lombardia. Forse sarebbe meglio che all’inelegante frase aggiungesse: “Se mi dicessero ricandidiamo il segretario provinciale di Forza Italia, brucerei vivo chi lo propone”. Non il Segretario ma solo il proponente. Meglio precisare, sia mai che qualcuno che lo prenda ancora sul serio!

  2. Pare che dopo l’ultima “sparata” la carriera politica dello “statista di Barni” vedrà una brusca frenata, certe uscite da osteria di paese non sono certo passate inosservste….

  3. “il capogruppo della lista “Insieme per Landriscina”, Franco Brenna, ha invece pronunciato una più articolata riflessione sul rapporto tra politica e parole dove tra dotte citazioni e cinematografiche spicca l’amarezza per l’imbarbarimento dei toni, il timore di un ulteriore allontanamento dei cittadini dalla polizia”

    segnalo bonariamente all’autore dell’articolo due possibili refusi: “e cinematografiche” e “polizia”.
    Cordialità

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