Como è ultimamente vista come città della bellezza, dell’accoglienza, del turismo internazionale. Il suo lungolago rappresenta il simbolo stesso della città: il luogo più fotografato, più mostrato ai visitatori, più celebrato nelle brochure e nei progetti di rilancio urbano. Eppure, proprio lì dove Como espone la sua immagine migliore, emergono problemi concreti di accessibilità per le persone con disabilità e per chi ha difficoltà motorie.
Nei giorni scorsi il capogruppo di Svolta Civica Vittorio Nessi (qui i dettagli) aveva proposto un intervento mirato per migliorare la fruibilità della passeggiata sul lungolago, con l’obiettivo di garantire un accesso più libero, sicuro e dignitoso a tutti i cittadini. La proposta, però, è stata respinta dalla maggioranza, con l’eccezione di un voto contrario da parte di un consigliere di maggioranza.
Ce ne eravamo occupati già il 15 giugno 2025 in questo articolo con test sul campo:
Tale decisione inevitabilmente apre interrogativi non solo politici, ma anche culturali e civili. Perché l’accessibilità riguarda il livello di umanità e di maturità di una comunità e non dovrebbe essere considerata un tema marginale, né una questione da rinviare di continuo.
Qui la lettera inviata dalla redazione da una persona diversamente abile lo scorso 18 maggio 2026:
Quando una persona in carrozzina incontra ostacoli lungo uno dei percorsi più importanti della città, quando un anziano fatica a muoversi in sicurezza, quando una famiglia con un passeggino deve affrontare barriere o dislivelli o dovere percorrere uno spazio promiscuo tra biciclette e pedoni, il problema non riguarda soltanto chi vive quella difficoltà, ma tutti.
Perché investe il modo in cui una città decide di concepire i propri spazi pubblici.

Spesso si parla di grandi opere, di rilancio turistico, di eventi internazionali, di investimenti sportivi. Tutto importante. Ma esiste anche una qualità civile meno appariscente e molto più profonda: quella che si misura dalla capacità di permettere a chiunque di vivere gli stessi luoghi senza sentirsi escluso o limitato.
In Europa e nelle città più avanzate il tema dell’accessibilità è ormai considerato parte integrante della progettazione urbana. Non un favore concesso a qualcuno, ma un diritto elementare. Le città moderne non eliminano le barriere soltanto per obbligo normativo: lo fanno perché hanno compreso che uno spazio accessibile è uno spazio migliore per tutta la cittadinanza.

La qualità degli amministratori si misura anche dalla sensibilità che mostrano per queste scelte. Como ha poi una tradizione culturale importante e un patrimonio paesaggistico unico e dovrebbe essere tra le prime garantire questi spazi.

Anche perché il lungolago non è solo un luogo turistico: è uno luogo vissuto quotidianamente da residenti, anziani, famiglie e persone fragili. Per questo il rigetto della proposta ha suscitato amarezza. Non tanto per una vetusta dinamica politica tra maggioranza e opposizione, quanto per il messaggio che rischia di passare: quello di una sensibilità insufficiente verso chi ogni giorno deve affrontare ostacoli che molti altri nemmeno notano,se hanno la fortuna di non essere in quelle condizioni disagiate.

Le persone con disabilità chiedono semplicemente ciò che dovrebbe essere normale: poter passeggiare, fermarsi, guardare il lago, vivere la città con la stessa libertà degli altri cittadini. Non privilegi, ma pari dignità, come è normale sia in una società civile.
Non esistono solo i ricchi turisti che vanno al grande hotel a pernottare. Pecunia non olet, come diceva qualcuno, ma non si può ridurre tutto alla logica dell’affare. Detto questo non per fare facile moralismo ma nella assoluta convinzione che una città davvero moderna non si limita a essere bella da vedere, deve essere anche giusta nella sua dimensione urbana, per viverci bene da turisti e da residenti e possibilmente amministrata e guidata con sensibilità e visione.