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Se davanti a certe parole non un solo consigliere di maggioranza difende Landriscina, forse è finita

Quella che si può ormai definire come la tragicomica vicenda del rimpasto di giunta – definizione che difficilmente potrà cambiare anche qualora oggi, domani o chissà quando Forza Italia dovesse rientrare effettivamente – ha sicuramente portato un risultato: un sindaco, Mario Landriscina, ormai “utilizzato” dai partiti che teoricamente lo sostengono (sempre in silenzio, qualcuno ricorda un supporto o un elogio pubblico?) soltanto per la spartizione delle poltrone o per coltivare i singoli orticelli ma nel contempo abbandonato completamente e forse persino ingenerosamente sul piano politico.

Fa eccezione, forse, soltanto la Lega, che coerentemente e ripetutamente ha confermato un granitico sostegno al primo cittadino, al limite del fideistico (e forse creandogli attorno una gabbia non troppo comoda).

Dagli altri fronti del centrodestra, nemmeno a parlarne: sul piano politco, la lista civica “Insieme per Landriscina” sostanzialmente e pubblicamente non esiste, fatta paradossale eccezione per il corpo a corpo ingaggiato proprio in queste ore dal capogruppo Franco Brenna (tentato, però, addirittura da un esodo nel gruppo misto) con Forza Italia. Qui sotto, l’esempio plastico ancora “caldo”.

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Forza Italia stessa è ormai da mesi ostaggio di una sua estrema minoranza che ha voluto e imposto alla maggioranza interna, e persino a quella politica in consiglio, il tanto dibattuto e pasticciato rimpasto, mal preparato, peggio (non) eseguito (almeno finora), affidato a due potenziali assessori anche singolarmente ineccepibili, se si vuole, ma strabordanti di potenziali incompatibilità per ruoli e parentele tanto da inchiodare gli uffici in estenuanti verifiche legali, tecniche, normative. Il tutto sulla scia di visioni totalmente differenti degli azzurri rispetto al resto della giunta o a suoi singoli pezzi su molti fronti (Ticosa, ex Lechler-Albarelli, dormitorio e infinti altri).

I Fratelli d’Italia, che pure non si possono accusare di infedeltà politica, sembrano (soprattutto ai vertici) totalmente disinteressati al destino singolo di Landriscina, con la fortuna di avere un buon assessore (Marco Butti) ma sprofondando nel silenzio assoluto su tutto ciò che riguarda il secondo (Franco Pettignano). Si pensa più a irrobustire se stessi che a corroborare una squadra e il suo capitano in cui probabilmente non si crede fino in fondo.

Tutto questo cosa provoca? Pubblicamente, che poi è la cosa che conta perché il “pubblico” in questo caso è il corpo elettorale, emerge la sensazione di uno sfilacciamento totale della coalizione, forse con una sorta di inconscia consapevolezza diffusa che, a meno di miracoli, il mandato è andato.

Risultato inevitabile: un fiorire mai visto di manifestazioni di protesta in piazza e invece, dentro il palazzo, discorsi di una durezza incredibile da parte dell’opposizione contro il sindaco che risulta l’inevitabile catalizzatore di tutto, roba che in altri tempi avrebbe portato la maggioranza a schierarsi a testuggine rabbiosa a difesa del primo cittadino e che invece appare lasciato – anche ieri, come vedremo qui sotto – in balia e indifeso rispetto ad accuse pesantissime, talora persino eccessive e debordanti, dove agli affondi sanguinosi di marca politica non di rado affiancano parole che sfiorano la persona.

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Qualche esempio? Anche due, di ieri sera.

Il capogruppo del Pd, Stefano Fanetti, ad esempio si è espresso così, denunciando le assenze di Landriscina in varie fasi dei dibattiti consiliari: “Si ha come l’impressione di un sindaco rintanato in un bunker, ormai in totale balia dei diktat delle segreterie di partito. Fa quasi tenerezza, vederlo, sfinito, attendere la fine del mandato. Ecco, se non ce la fa, potrebbe anche chiuderla qui. Non credo che la città la rimpiangerebbe”.

E poi, dai banchi della lista “Rapinese Sindaco”, sono echeggiate le parole del consigliere Martinelli: “Io mi vergogno di essere amministratore in questo consiglio, in due-tre settimane cosa abbiamo portato a termine? Chiedo a lei sindaco: perché ha accettato le dimissioni dell’assessore Gentilini? Lo chiedo perché oggi le hanno imposto delle persone da inserire nella sua giunta ma c’è qualche cavillo, qualcosa che non quadra e intanto Como sta perdendo tempo e i comaschi non ottengono nulla per la città dalla sua amministrazione”.

“E’ suo il governo, è lei il sindaco, io sono un semplice consigliere di minoranza – ha proseguito Martinelli – Ascoltando i comaschi, e ne ascolto tanti, dicono “il buon dottore è buono per fare altro e non è un buon sindaco per Como” perché sono gli atti e i fatti che lo dimostrano. E le bugie dei miei colleghi di maggioranza vanno messe da parte, perché se lei è lì è per i capoccia sempre dello stesso partito, che è Forza Italia”.

Scudisciate, più che semplici accuse politiche. E non uno, non un singolo consigliere di maggioranza – né in aula, né fuori – che abbia avuto alcunché da eccepire. Segno, forse, che in quel corpo affannato chiamato “Giunta Landriscina” uno o più cuori hanno smesso di battere.

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