Il dibattito sul mercato del lavoro in Ticino torna a scaldarsi. Mentre il Gran Consiglio ha recentemente approvato un aumento dei salari minimi — una misura che toccherà circa 23.000 lavoratori, di cui due terzi frontalieri — l’Ufficio cantonale di statistica (USTAT) ha pubblicato l’aggiornamento della sua analisi sulle dinamiche retributive nel settore privato.
I dati parlano chiaro: tra chi risiede nel Cantone e chi attraversa il confine ogni giorno esiste uno scarto strutturale, che però cambia volto a seconda della fascia di reddito.
Lo scarto salariale: i numeri del 2024
Secondo lo studio «Salari di residenti e frontalieri in Ticino: cosa dicono i dati 2024», il salario mensile lordo mediano si attesta su due livelli distinti:
- Residenti: 5.957 franchi
- Frontalieri: 4.800 franchi
Il divario assoluto è di 1.157 franchi, pari a un differenziale del 19,4%. Si tratta di un dato in linea con il quadriennio precedente (dove si attestava intorno al 20%), confermando una sostanziale stabilità nelle differenze di busta paga tra i due gruppi.
La piramide degli stipendi: dove la forbice si allarga
Il divario non è però uguale per tutti. La ricerca evidenzia come la distanza tra residenti e frontalieri si modifichi drasticamente in base alla posizione occupata e alla ricchezza del settore:
Salari bassi: qui la differenza è minima (11,1%). L’introduzione del salario minimo ha spinto verso l’alto le retribuzioni più povere, avvicinando i due gruppi.
Salari alti: nelle posizioni dirigenziali o altamente qualificate, la forbice esplode fino al 32,2% a favore dei residenti.
Insomma, più lo stipendio è basso, più la paga del residente somiglia a quella del frontaliere. Più si sale di responsabilità, più il residente guadagna terreno.
L’effetto “Salario Minimo” e il nuovo fisco
Guardando al lungo periodo, lo scarto è aumentato rispetto al 2008 (quando era del 13,6%). Tuttavia, tra il 2020 e il 2024 si è notata una leggera contrazione.
I motivi di questo parziale riavvicinamento sono due:
Politich salariali: L’adeguamento dei minimi legali ha alzato l’asticella soprattutto per i frontalieri, che occupano in numero maggiore i settori a bassa qualifica.
Il fattore fiscale: Secondo l’autrice dello studio, Vincenza Giancone, il nuovo accordo fiscale (che tassa i “nuovi frontalieri” sia in Svizzera che in Italia) potrebbe spingere i lavoratori a negoziare stipendi più alti per compensare il maggior carico fiscale, riducendo lo scarto statistico con i residenti.
Perché il residente guadagna di più?
Ma quanto pesa davvero lo “status” di frontaliere sulla busta paga? L’USTAT ha provato a isolare questo fattore confrontando lavoratori con le medesime caratteristiche (stessa età, esperienza, settore e ruolo).
Risultato? Il divario “puro” scende al 10,4%.
Questo significa che circa metà della differenza salariale è dovuta a fattori oggettivi (il tipo di lavoro o l’esperienza), mentre l’altra metà è legata a elementi meno tangibili: capacità di negoziazione, diverse necessità economiche o, in alcuni casi, disparità di trattamento.
L’obiettivo politico del Cantone resta quello di rendere i settori finora dominati dai frontalieri più appetibili per i residenti (disoccupati o poco formati), sperando che le nuove forchette salariali approvate in Parlamento possano, nel tempo, equilibrare ulteriormente il mercato.