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Como e lo stop alle biciclette: “Scelta assurda sotto il profilo ecologico” 

E sulle nuove regole della Ztl, sulle aree pedonali urbane e sul contestatissimo divieto esteso ad altre vie (tre per la precisone quelle nuove), per l’uso delle biciclette, interviene il direttivo del Circolo Legambiente Como Circolo “Angelo Vassallo” – Legambiente APS Como

Restiamo sinceramente stupiti dalla scelta dell’Amministrazione comunale di vietare la circolazione delle biciclette in molte vie del centro storico di Como. La decisione rientra nella revisione della ZTL. Il provvedimento si pone il lodevole obiettivo di regolamentare in modo più stringente l’accesso alla zona pedonale, ma contiene decisioni discutibili: tra queste, come associazione ambientalista, ci soffermiamo su quella che riteniamo assurda sotto il profilo ecologico. 

Comprendiamo la necessità di garantire sicurezza e una civile convivenza nelle strette vie del centro, sempre più affollate, così come siamo consapevoli dei problemi causati da alcune biciclette elettriche utilizzate per il servizio di delivery, spesso condotte a velocità eccessiva e pericolosa. Ma, come troppo spesso accade, invece di individuare soluzioni mirate e attuare controlli capillari, si è preferito scegliere la strada più semplice: un divieto generalizzato, senza una visione o una strategia di lungo periodo.  

In una città soffocata dal traffico, dove ogni giorno diventa più difficile muoversi e la qualità dell’aria resta critica (seppue con leggeri miglioramenti), la bicicletta deve essere considerata parte della soluzione, non del problema. È un modo semplice, economico e accessibile per consentire ai cittadini e alle cittadine di spostarsi in città senza usare la macchina. La mobilità dolce non è uno slogan, è una strategia concreta per rendere le città più sane, più vivibili e più sostenibili.

La letteratura scientifica sulla mobilità urbana è ormai chiara: città con meno traffico motorizzato e maggiore spazio dedicato a pedoni e biciclette registrano benefici in termini di qualità dell’aria, salute pubblica, sicurezza stradale e vivibilità degli spazi urbani. Non serve inventare nuove formule: basta osservare le politiche adottate da molte città che hanno scelto di affrontare il problema del traffico non eliminando le biciclette, ma creando condizioni perché siano utilizzate in modo sicuro e ordinato.

La nostra città paga anni di immobilità e scelte miopi: abbiamo piste ciclabili ridicole e abbiamo perso un significativo finanziamento europeo pur di non farne di nuove!  La mobilità sostenibile non è mai stata una vera priorità a Como; oggi, però, si compie un ulteriore passo indietro, arrivando addirittura a penalizzare chi ha scelto un mezzo di trasporto ecologico, economico e rispettoso dello spazio pubblico.

Como si sta progressivamente svuotando. Il centro storico perde residenti, la popolazione diminuisce e la città sembra trasformarsi sempre più in un luogo da visitare piuttosto che in un luogo in cui vivere. Ma una città può davvero esistere soltanto grazie a vetrine, ristoranti, hotel e affitti brevi? Può ridursi a essere lo sfondo perfetto per una fotografia sui social? Una città è molto di più. È fatta di famiglie, di bambini che vanno a scuola, di anziani che trovano servizi di prossimità, di giovani che hanno luoghi in cui incontrarsi, di persone che si spostano ogni giorno per lavorare, fare la spesa o semplicemente vivere il proprio quartiere. Quando tutto questo si perde, si perde anche il senso di comunità, quel sentire comune che tiene insieme una collettività.  

Como sta lentamente perdendo quella dimensione di città a misura d’uomo che la rendeva un posto bello in cui vivere.  Rischia di diventare una splendida cartolina: perfetta per chi si ferma qualche ora, sempre meno accogliente per chi la abita tutto l’anno. Per questo la scelta di limitare le biciclette non è soltanto una questione di mobilità. È il simbolo di una visione della città che mette in secondo piano le esigenze dei residenti rispetto a quelle dell’immagine e del turismo.

Noi crediamo che si possa e si debba perseguire un’altra idea di città: una città viva, accessibile, sostenibile. Una città in cui valga ancora la pena vivere.

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