Un foglio in parte strappato, affisso a un palo in via Rubini, a pochi metri da piazza Volta, e in altri luoghi frequentati dai turisti come il lungolago. Due lingue — inglese e francese — un testo lungo, articolato, senza firma. È comparsa così, nel pieno del flusso turistico cittadino, quella che si presenta come una “lettera a un turista” e che, più che uno sfogo, somiglia a un vero e proprio grido di dolore e ad a un tentativo, ragionato, di spiegare a chi la visita e se ne va cosa sta davvero accadendo a Como.

Perché se in questa lettera l’incipit è netto e non lascia spazio a equivoci — “sappi che la tua presenza qui, proprio ora, rappresenta un problema per il luogo in cui ti trovi. Domani te ne andrai, tornerai a casa, ma qui ci sono persone che vivono e soffrono sotto un flusso sempre più invasivo e arrogante di visitatori” — proseguendo la lettura, il tono complessivo si discosta subito dalla semplice retorica del “Go home” (ma non la esclude del tutto, pur argomentando): “Parto dal presupposto che tu non lo sappia, che tu sia inconsapevole dell’impatto che hai su questi luoghi – si legge infatti – ti scrivo pensando che, forse sopraffatto dai paesaggi che ti circondano, ingenuo e ignaro, non riesci a vedere il danno che il tuo passaggio provoca a queste terre e alle persone che le abitano”.

Uno scarto importante, quello tra chi arriva e consuma un’immagine e chi resta e vive le conseguenze, che non può essere liquidato semplicemente con la retorica del “il turismo porta denaro” perché le conseguenze a lungo termine sono sotto gli occhi di tutti.

E non si parla solo di flora e fauna, di “alghe e pesci che muoiono tormentati dai taxi boat”, di “nuovi resort, strade improbabili per rendere accessibili luoghi selvaggi e ricchi di biodiversità, nuove strutture per ospitare i tuoi brevi soggiorni” e di semplice consumo del territorio.

Il centro di questa lettera è anche o stravolgimento sociale, “il costo della vita cresce vertiginosamente e vivere qui diventa sempre più difficile – si legge infatti – le case trasformate in b&b traboccano per la quantità di persone che vogliono raggiungere Bellagio a qualsiasi prezzo, i prezzi insostenibili e l’assenza totale di proposte associative e sociali (poiché tutte le risorse e gli spazi sono destinati a te) spinge le persone, soprattutto le più giovani, ad andarsene e ad abbandonare questi luoghi”.

Ed è qui che questo grido di dolore diventa altro trasformandosi, anche un po’ inaspettatamente, in un avvertimento ai turisti stessi, che visitano “questi luoghi come se fossero una cartolina, senza un brandello di interesse per la vita vera, preoccupandovi esclusivamente di cosa è bello da fotografare”.

Perché in questo foglio attaccato a un palo a due passi dal regno degli aperitivi e della pasta a tutte le ore, forse per la prima volta viene realmente messo nero su bianco qualcosa che, se letto con un minimo di sguardo rivolto al futuro, delinea un possibile “boomerang” anche per chi, oggi, punta tutto sul turismo modello Disneyland: “L’illusione patetica di autenticità culturale di questi luoghi si riduce a una trappola, al pacchetto “Como Lake Experience” offerto per permetterti di assaporare questa terra – sono le parole scritte dall’autore – e tu, inconsapevole e ingannato, non ti rendi conto che paghi oro per una pizza di qualità mediocre, che la bellezza di cui godi non ha nulla a che vedere con la vera essenza di questi luoghi; anzi, ne stai distruggendo le fondamenta”.
L’esperienza turistica, insomma, che diventa un prodotto costruito, replicabile, semplificato e venduto a carissimo prezzo. Con il rischio, implicito ma chiarissimo, che ciò che viene spacciato per autentico sia in realtà un artefatto di cui le vittime non sono solo i comaschi, costretti al ruolo di comparse se non addirittura spinti ai margini, ma i turisti stessi travolti da un modello che, senza correttivi, rischia di svuotare ciò che promette di valorizzare.
“E allora ti chiedo, turista: riesci a immaginare delle vacanze che non ripropongano le dinamiche di sfruttamento dei luoghi che frequenti? – conclude – ti invito quindi ad andartene. Torna da dove sei venuto, rifletti sull’impatto che hai sui territori che attraversi e smetti di saccheggiarli”.
Qui il testo completo:
LETTERA A UN TURISTA
Turista che stai leggendo queste righe, sappi che la tua presenza qui, proprio ora, rappresenta un problema per il luogo in cui ti trovi. Domani te ne andrai per non tornare mai più, ma qui ci sono persone che vivono e soffrono sotto un flusso sempre più invasivo e arrogante di visitatori.
Parto dal presupposto che tu non lo sappia, che tu sia inconsapevole dell’impatto che hai su questi luoghi. Ti scrivo pensando che, forse sopraffatto dai paesaggi che ti circondano, ingenuo e ignaro, non riesci a vedere il danno che il tuo passaggio provoca a queste terre e alle persone che le abitano.
La tua impronta opprime sia la flora e la fauna sia la dimensione sociale e culturale degli abitanti. In tuo nome, la morfologia di questi luoghi viene stravolta: la macchia costiera viene abbattuta, alghe e pesci nel lago muoiono tormentati dalle miriadi di “taxi boat”, le foreste montane vengono abbandonate, i corsi d’acqua vengono compressi in canali e argini rettilinei che accelerano il flusso dell’acqua. Ogni estate, incapaci di resistere alla pressione delle tempeste, le acque straripano portando via case, auto e interi tratti di strada.
Nuovi resort, strade improbabili per rendere accessibili luoghi selvaggi e ricchi di biodiversità, nuove strutture per ospitare i tuoi brevi soggiorni: nascono così come funghi. Prima non costruivamo in certi luoghi perché rispettavamo le fragili peculiarità del territorio. Oggi, invece, valutiamo il valore della terra in termini puramente speculativi, chiedendoci se un luogo si presti al profitto. Se sì, costruiamo, investiamo e consumiamo.
[…] Siete voi che arrivate. Turisti. Con la […] di attraversare questi luoghi come se fossero una cartolina, senza un brandello di interesse per la vita vera, attraversando questo […] preoccupandovi esclusivamente di cosa è bello da fotografare.
Se hai il portafoglio pieno, pretendi di approfittare di questi luoghi come se tutto ti fosse dovuto: l’arroganza del potere d’acquisto. Gli imprenditori lo sanno e ne approfittano per triplicare i prezzi. Il costo della vita cresce vertiginosamente e vivere qui diventa sempre più difficile. Le case trasformate in B&B traboccano per la quantità di persone che vogliono raggiungere Bellagio a qualsiasi prezzo, i prezzi insostenibili e l’assenza totale di proposte associative e sociali (poiché tutte le risorse e gli spazi sono destinati a te) spinge le persone, soprattutto le più giovani, ad andarsene e ad abbandonare questi luoghi.
L’illusione patetica di autenticità culturale di questi luoghi si riduce a una trappola, il pacchetto “Como Lake Experience” offerto per permetterti di assaporare questa terra. E tu, inconsapevole e ingannato, non ti rendi conto che paghi oro per una pizza di qualità mediocre, che la bellezza di cui godi non ha nulla a che vedere con la vera essenza di questi luoghi; anzi, ne stai distruggendo le fondamenta.
E allora ti chiedo, turista: riesci a immaginare delle vacanze che non ripropongano le dinamiche di sfruttamento dei luoghi che frequenti? Ti invito quindi ad andartene. Torna da dove sei venuto e rifletti sull’impatto che hai sui territori che attraversi e smetti di saccheggiarli. Turisti tornate a casa”.