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Como Nuoto, lo stanziamento da 750mila euro del Comune finisce in tribunale: esposto di tutte le minoranze

La battaglia politica sulla piscina di viale Geno approda in tribunale. I consiglieri di minoranza del Comune di Como hanno depositato un esposto molto dettagliato e corposo (documento principale e 42 allegati) alla Procura della Repubblica chiedendo chiarimenti circa la gestione della concessione alla ASD Como Nuoto.

Al centro della segnalazione il finanziamento pubblico da 750.000 euro per lavori di ristrutturazione che, secondo i firmatari, il Comune non avrebbe dovuto stanziare per l’impianto. La cifra è suddivisa in 250mila euro di contributi regionali e 500mila euro di fondi comunali.

I consiglieri sono: Lorenzo Cantaluppi (FdI), Alessandro Falanga FI, poi dimessosi per questioni professionali), Stefano Fanetti (Pd), Eleonora Galli (Pd), Stefano Legnani (Pd), Patrizia Lissi (Pd), Barbara Minghetti (Svolta Civica), Giordano Molteni (Fi), Elena Negretti (Lega), Vittorio Nessi (Svolta Civica), Paola Tocchetti (Fi), Antonio Tufano (FdI), Luca Vozella (Svolta Civica). Non compaiono le firme degli attuali consiglieri Davide Gervasoni (Fi), poiché subentrato solo successivamente a Falanga e Paola Ceriello visto che è entrata in Forza Italia dopo la stesura e la firma dell’esposto.

Tutto ha inizio nel maggio 2021, quando la piscina viene (dopo altre lunghe vicende) consegnata alla Como Nuoto nello stato di fatto in cui si trovava, con la clausola “visto e piaciuto”. Il contratto era chiaro: il concessionario si impegnava a eseguire a proprie spese la messa a norma e la manutenzione straordinaria entro sei mesi. Tuttavia, a soli quindici mesi dalla firma, l’associazione ha segnalato “gravi ammaloramenti” e “vetustà”, chiedendo l’intervento del Comune.

Evidenzia l’esposto:

La necessità di effettuare interventi di manutenzione straordinaria destinati al mantenimento delle strutture annesse alla piscina a lago viene segnalata al Comune con lettera Como Nuoto 30 ottobre 2022 (a soli 15 mesi dalla sottoscrizione della concessione) dove si riassumono le seguenti voci: 1) Ripristino vasca, 2) Rifacimento impianto idraulico, intervento edile copertura e ristrutturazione interna spogliatoi adiacenti al Lido, 3) Intervento edile copertura e ristrutturazione spogliatoi paralleli a viale Geno.

La cosa che stupisce consiste nel fatto che, a distanza di poco più di un anno dalla sottoscrizione del contratto di concessione, Como Nuoto chieda al Comune di finanziare interventi di manutenzione straordinaria perché “l’associazione successivamente alla sottoscrizione del contratto aveva constatato l’esistenza di gravi ammaloramenti dell’impiantistica al servizio della vasca e degli spogliatoi nonché la necessità di provvedere a manutenzione per vetustà” come si legge nella delibera di Giunta n. 384 del 7 dicembre 2022. Il tutto nonostante si tratti di un complesso “consegnato nello stato di fatto in cui attualmente si trova” (art. 2 comma 4) e per il quale la concessionaria si era impegnata ad attuare il “programma di manutenzione ordinaria e straordinaria volto a garantire il mantenimento dell’efficienza funzionale e della sicurezza dell’impianto nei tempi e nei modi previsti dal progetto presentato” in sede di gara

Il documento sottolinea come gli interventi di messa a norma a carico del privato siano stati poi completati solo nell’agosto 2024, con quasi tre anni di ritardo rispetto agli impegni presi. Nonostante questo la Giunta ha deciso di stanziare i 750mila euro per rifare impianti e spogliatoi, opere che i consiglieri ritengono sovrapponibili a quelle che spettavano alla Como Nuoto.

Si legge infatti:

Per quali motivi la Giunta ha ritenuto di finanziare interventi di manutenzione straordinaria di Como Nuoto per vetustà essendo a conoscenza di un accertato inadempimento delle obbligazioni di gara riguardanti lavori di messa a norma e di manutenzione straordinaria che si riferiscono, almeno in parte, anch’essi a una situazione di ammaloramento dell’impiantistica al servizio dell’unica vasca.

E ancora:

La società ha denunciato gravi ammaloramenti dopo poco più di un anno dalla sottoscrizione del contratto dovuti a vetustà nonostante che il compendio fosse stato consegnato “nello stato di fatto in cui attualmente si trova, privo di arredi, così come visto e piaciuto alla concessionaria”

E poi:

Il tutto nonostante si tratti di un complesso “consegnato nello stato di fatto in cui attualmente si trova” e per il quale la concessionaria si era impegnata ad attuare il “programma di manutenzione ordinaria e straordinaria volto a garantire il mantenimento dell’efficienza funzionale e della sicurezza dell’impianto nei tempi e nei modi previsti dal progetto presentato” in sede di gara

I firmatari puntano il dito contro il Sindaco e i vertici tecnici di Palazzo Cernezzi: “L’Amministrazione era al corrente dell’inadempimento almeno dal novembre 2022, ma non ha preso provvedimenti”, si legge nell’atto. Anzi, il Comune avrebbe recepito, a dire dei consiglieri di minoranza, “acriticamente” le richieste del concessionario, trasformando oneri privati in spese per la collettività.

Si legge:

Sindaco, Giunta e Dirigenti sollecitati dai consiglieri comunali non hanno preso provvedimenti circa gli accertati inadempimenti per oltre due anni negando qualsiasi responsabilità;

E ancora:

Non risulta che il Comune abbia verificato la regolare esecuzione dei lavori (quelli appunto effettuati dal privato, Ndr) limitandosi a prendere atto del certificato […] ed abbia omesso di verificare la veridicità e la completezza degli interventi rispetto al Progetto tecnico di cui all’offerta di gara.

Quindi in estrema sintesi la domanda principale posta nell’esposto è: i lavori effettuati pur in ritardo dal Club sono o non sono sovrapponibili a quelli per cui poi l’amministrazione ha successivamente stanziato i 750mila euro? Infine i consiglieri chiedono un sopralluogo urgente per evitare che nuovi lavori possano cambiare lo stato di fatto:

Si rappresenta, con ogni consentita urgenza, la necessità che codesta Autorità voglia disporre un’immediata verifica dello stato dei luoghi, atteso che l’imminente avvio dei lavori determinerà una modificazione irreversibile dei manufatti e dell’assetto esistente, compromettendo in modo definitivo la possibilità di accertamenti oggettivi e puntuali.

Ora parola alla Procura.

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