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Dall’alba al tramonto, inseguendo il colpo perfetto: ecco la sfida delle “101 buche” in provincia di Como

Ci sono gare che si giocano contro un avversario. E poi ce ne sono altre in cui l’avversario vero è il tempo. E la fatica. E la testa, soprattutto, quando dopo ore di gioco anche il gesto più semplice diventa una prova di concentrazione.

È questo lo spirito delle 101 buche, la maratona golfistica che ieri ha riportato al centro della scena il Circolo Golf Lanzo. Un appuntamento che, più che una gara, è diventato negli anni una sorta di rito: qui il punteggio conta fino a un certo punto, poi entra in gioco qualcos’altro. La resistenza. La voglia di arrivare fino in fondo.

L’edizione 2026 ha visto protagonisti Enrico Tettamanti e Filippo Gozzi, partiti quando il campo era ancora mezzo addormentato, alle 4.40 del mattino, con la luce che faticava a farsi spazio tra le prime ore del giorno. Da lì in poi, una sola direzione: avanti, buca dopo buca.

Il conto finale racconta bene la giornata: non le 101 buche del format, ma addirittura 110 buche giocate, in un arco di tempo che va dalle prime ombre dell’alba fino alle 17.24 del pomeriggio. Quasi tredici ore ininterrotte, con una percorrenza totale di circa 44 chilometri tra fairway, bunker e green. Un tipo di fatica che non si racconta solo con i numeri, ma con le gambe e con la testa.

Accanto a loro, per tutta la giornata, il caddy Giacomo Gozzi, presenza costante più che tecnica: ritmo, supporto, qualche sorriso nei momenti più lunghi e quella normalità che in giornate così diventa quasi fondamentale.

Le 101 buche non sono però solo un evento “strano” nel calendario del golf. L’idea nasce nel 2022 da quattro soci del Circolo Golf Lanzo — Matteo Augustoni, Corrado Soldati, Enrico Tettamanti e Clemente Borra — con l’idea semplice e un po’ folle di trasformare una sfida tra amici in qualcosa che somigliasse più a una storia che a una gara. La prima edizione aveva già fatto parlare, con circa dodici ore di gioco continuo e un format destinato a diventare riconoscibile.

Da allora la formula non è cambiata: si parte all’alba, quando il campo è ancora silenzioso e coperto di rugiada, e si gioca finché la luce lo permette. Il resto lo fanno il passo, la concentrazione e quel modo molto particolare che ha il golf di cambiare volto a ogni ora del giorno.

Non è una gara ufficiale, non ci sono trofei pesanti da alzare. Eppure ha tutto quello che serve per lasciare il segno: la sfida con sé stessi, la compagnia, e quel confine sottile tra fatica e soddisfazione che, alla fine della giornata, si sposta sempre un po’ più in là.

Perché le 101 buche, alla fine, non si contano soltanto. Si attraversano. E quando il sole scende dietro il campo, resta addosso una stanchezza buona, insieme alla sensazione di aver fatto parte di qualcosa che, anno dopo anno, continua a crescere senza perdere la sua semplicità.

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