Annunci, certezze, battaglie, perizie che ne mettono in dubbio la sicurezza, documenti di cui si perdono le tracce. E alla fine, la beffa suprema: il pontile in fondo a viale Geno e davanti alla maestosa villa che proprio in queste ore attende il nuovo gestore, diventa il trampolino perfetto (e vietato) per un tuffo refrigerante nel Lago di Como nonché perfetta spiaggetta per la tintarella, cullati dalle onde.

Ha davvero dell’assurdo la vicenda di questa struttura, da mesi al centro di dispute e polemiche, e che soprattutto secondo il sindaco Alessandro Rapinese sarebbe già dovuta essere il nuovo attracco principale dei taxi boat “sfrattati” – previo accordo con la Guardia di Finanza – dall’attuale zona di imbarco a Sant’Agostino, destinata appunto alle Fiamme Gialle. Non si contano gli annunci in cui questo trasloco è stato dato come imminente dal primo cittadino, così come è sempre rimasta incrollabile la volontà del sindaco di spostare i motoscafi dall’ultimo tratto di lungolago verso il fondo di viale Geno.
A oggi – dopo che il Pd, nelle scorse settimane, aveva persino denunciato l’assenza di atti fondamentali per compiere l’operazione – non è accaduto nulla e nulla sembra essere imminente. Succederà, forse, ma quando a oggi non è noto.
Intanto, però, ecco la beffa di cui sopra: la struttura in effetti è stata sostanzialmente allestita ma mai aperta all’uso ufficiale e figuriamoci se destinata ai taxi boat. E allora ecco che, come sempre accade, dove si forma un vuoto, arriva la realtà a riempirlo. Nello specifico, l’arrivo di gruppi di giovani che approfittano del pontile inutilizzato come base per tuffi o per prendere il sole con una magnifica vista attorno. Tutto vietato, ovviamente – in un punto che tra l’altro ha già visto consumarsi tragedie – eppure tutto vero.
