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La mitica spiaggetta-prato perduta del Lago di Como: “1.200 firme non sono un capriccio ma il Comune non vuole salvarla”

Alla fine di maggio raccontavamo il tentativo di salvataggio della mitica spiaggetta-prato di Carate Urio chiusa dal 2021 a causa delle alluvioni che nelle ultime estati (quella in corso al momento pare più mite) hanno devastato i paesi del lago di Como. Qui l’articolo: La mitica spiaggetta-prato del Lago di Como perduta tra i detriti da 5 anni: “Dobbiamo salvarla, firmate con noi”.

Ebbene, ci sono delle novità e purtroppo non sono tutte positive. Ci scrive Leonardo oppido, uno dei promotori della raccolta firme che punta al recupero del gioiellino. Ecco l’aggiornamento:

 A poco più di due mesi dal lancio della raccolta firme, la risposta dei cittadini è andata ben oltre ogni aspettativa. La petizione per chiedere il recupero della storica spiaggetta di Urio ha raccolto oltre 700 firme online su Change.org e circa 500 firme cartacee, superando così le 1.200 adesioni complessive. Un risultato importante per una realtà come Carate Urio, che testimonia quanto questo luogo sia ancora nel cuore di residenti, seconde case, frequentatori del Lago di Como e turisti che negli anni hanno vissuto e amato questa piccola spiaggia.

Il nostro primo pensiero è rivolto proprio a loro. Grazie a tutti coloro che hanno firmato. Grazie a chi ha dedicato qualche minuto del proprio tempo per sostenere questa iniziativa. Grazie alle attività commerciali che hanno ospitato i moduli della raccolta firme. Grazie ai volontari che hanno raccolto firme nelle piazze del paese. Grazie a chi ha condiviso la petizione online, contribuendo a far conoscere una realtà che da quasi cinque anni attende una risposta.

Questa straordinaria partecipazione dimostra che la spiaggetta di Urio non è semplicemente uno spazio affacciato sul lago, ma un luogo che appartiene alla memoria collettiva della nostra comunità.

Purtroppo, durante l’ultimo Consiglio comunale, abbiamo preso atto che l’Amministrazione non intende procedere con il ripristino della storica spiaggetta e che il percorso intrapreso con la raccolta firme non cambierà questo orientamento. Una prospettiva che ci ha profondamente amareggiati, non solo per il futuro di questo luogo, ma anche perché abbiamo avuto la sensazione che l’impegno e la partecipazione di oltre 1.200 cittadini non abbiano trovato l’ascolto che speravamo.

Al di là delle singole posizioni, ciò che più ci ha colpito è proprio questo: la sensazione che il valore della partecipazione civica rischi di passare in secondo piano. Eppure oltre 1.200 firme non rappresentano un capriccio.

Rappresentano cittadini che hanno scelto di interessarsi del proprio paese. Persone che hanno deciso di non voltarsi dall’altra parte. Ed è proprio questo che ci porta a una riflessione.
Negli ultimi anni sembra diventato sempre più difficile distinguere una battaglia politica dalla difesa di un bene comune.

Una spiaggetta non appartiene a una maggioranza o a un opposizione. Così come non appartengono a una parte politica una piazza, un parcheggio, una strada o un sentiero. Appartengono a tutti. Molti di noi sono cresciuti su quella spiaggetta. Lì abbiamo imparato a nuotare, trascorso pomeriggi d’estate con gli amici, condiviso momenti semplici che ancora oggi custodiamo nei nostri ricordi. Oggi dovremmo chiederci quale paese vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti. Vogliamo che possano vivere quei luoghi come li abbiamo vissuti noi oppure che li conoscano soltanto attraverso i nostri racconti? Le amministrazioni cambiano. Le idee politiche cambiano. Ma quando un luogo che appartiene alla memoria di una comunità viene perso, spesso non torna più.

Questa petizione non è mai nata contro qualcuno. È nata a favore della nostra spiaggetta. È nata perché crediamo che un bene pubblico debba essere restituito ai cittadini e valorizzato, non dimenticato. Per questo motivo non ci fermeremo. Continueremo a portare avanti questa iniziativa con rispetto, determinazione e spirito costruttivo, convinti che la partecipazione dei cittadini meriti sempre ascolto, indipendentemente dalle decisioni che verranno prese.

Se questa raccolta firme avrà lasciato almeno una consapevolezza, speriamo sia questa: un paese vive davvero quando i suoi cittadini si prendono cura dei propri beni comuni. Perché un bene pubblico non appartiene a chi governa in un determinato momento. Appartiene a tutti noi.

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