Dalle difficoltà finanziarie del fondo Regent LP alla moratoria concordataria: il punto sullo storico marchio di lusso tra tagli al personale e il tentativo di salvare lo stabilimento svizzero.
Un susseguirsi di chiusure di boutique, procedure fallimentari e due tentativi di vendita del marchio andati a vuoto: è questo il drammatico bilancio degli ultimi due anni di Bally. Da quando, nell’agosto del 2024, il fondo d’investimento statunitense Regent LP ha rilevato lo storico marchio del lusso, la parabola dell’azienda ha preso una piega sempre più complessa, culminando nel blocco totale delle attività produttive nel sito ticinese di Caslano.
Nuovi tagli all’orizzonte e timori per il personale
Oggi la preoccupazione tra le maestranze e gli ex collaboratori è ai livelli massimi. Secondo le ultime ricostruzioni della testata laRegione, la società Transliq AG — incaricata di gestire la delicata fase della moratoria concordataria — ha annunciato una nuova procedura di licenziamento collettivo. Questo provvedimento rischia di colpire direttamente altri 25 lavoratori dell’area amministrativa, in quella che molti temono possa non essere l’ultima tornata di tagli.
La drastica riduzione dei posti di lavoro a Caslano
Il ridimensionamento della presenza dell’azienda sul territorio appare impietoso nei numeri. In origine, Bally occupava 169 persone in tutta la Svizzera, di cui ben 122 impiegate proprio a Caslano. Dei circa 100 dipendenti ancora presenti nel mese di giugno, la pianta organica si è ormai ridotta a soli 54 addetti, a cui si aggiunge una dozzina di collaboratori ancora attivi nei punti vendita della rete elvetica.
Il piano di vendita per salvare lo stabilimento
Per tentare di salvare l’operatività, nell’ambito della moratoria è stato avviato un processo di vendita della struttura produttiva. L’operazione punta alla cessione del sito di Caslano, compresi gli impianti, i contratti di locazione e quelli di lavoro, con l’obiettivo prioritario di riprendere la produzione e tutelare i posti di lavoro locali. Resta invece escluso dalla trattativa il marchio, reduce da due precedenti tentativi di acquisizione finiti con un nulla di fatto.
Bilanci in profondo rosso e cassa negativa
A confermare la gravità del quadro sono i conti dell’ultimo triennio. Dopo un Ebitda positivo di 43,5 milioni di franchi nel 2023, il 2024 ha registrato un crollo verticale terminato con un rosso di 60,5 milioni. Nel 2025 la perdita si è parzialmente ridotta a 27,7 milioni, ma il flusso di cassa operativo è rimasto ampiamente negativo per 16,45 milioni di franchi, lasciando il futuro dello stabilimento sospeso all’esito delle prossime trattative.
