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Attualità, Economia

Lomazzo, addio Henkel. Firmata oggi l’ipotesi di accordo finale: non è un successo per nessuno. Cosa accade ora

C’è l’accordo (ipotesi di), siglato, controfirmato e timbrato.

Non che sia la soluzione migliore ma è evidente che nel caso Henkel, cioè la chiusura dello stabilimento di Lomazzo (decisa unilateralmente dalla sede tedesca dell’azienda), i margini di trattativa fossero pari a zero.

Sia chiaro, a nulla è valsa ogni forma di trattativa: sindacale, politica e/o diplomatica. Il privato ha deciso e ha fatto. Ne abbiamo parlato a lungo: qui tutte le cronache.

E’ andata così, vale a dire che è andata male.

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Così oggi, 6 luglio, in Confindustria a Como è stato vergato il documento sostanzialmente finale. Lo abbiamo letto.

In sintesi, dopo la decisione dell’11 febbraio di quest’anno in cui Henkel Italia Operations Srl ha annunciato la chiusura di ogni attività produttiva dell’impianto di Lomazzo viene formalizzato il licenziamento “di tutti i lavoratori in forza”.

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Che succede ora?

Come noto dal primo luglio l’azienda ha iniziato “le attività di pulizia e smontaggio macchine e impianti”.

Così i dipendenti che, nel periodo compreso dal primo luglio 2021 fino al termine massimo del 30 settembre 2021, non potranno lavorare, secondo le mansioni cui erano assegnati, l’azienda garantirà il “mantenimento in forza senza effettuazione della prestazione lavorativa” e con il diritto al trattamento retributivo e contributivo.

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Inoltre “al solo fine di ridurre le conseguenze sociali sui lavoratori in eccedenza, favorendo la ricollocazione e in alternativa alla immediata collocazione Naspi” è stata raggiunta un’intesa per ricorrere alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria. Per questo Henkel presenterà richiesta al Ministero del Lavoro per un periodo di 12 mesi a decorrere da “non oltre” il primo ottobre di questo anno.

La richiesta interesserà al massimo 72 dipendenti.

Il documento evidenzia come Henkel non potrà anticipare ai lavoratori, alle scadenze previste, i trattamenti economici Cigs riconosciuti dall’Inps. Ma “si rende disponibile, fino a autorizzazione della stessa e non oltre i primi 4 mesi, a riconoscere 1.400 euro mensili lordi a titolo di anticipo”.

Il resto, nel dettaglio, sarà spiegato da Cgil, Cisl, Uil e Rsu ai lavoratori in queste ore.

E, no, infine non è un successo.

 

 

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