Dopo l’approvazione in Consiglio regionale della mozione sul contributo sanitario per i lavoratori frontalieri, il tema è stato ieri sera al centro di un’audizione in Commissione Rapporti tra Lombardia e Svizzera, alla presenza dell’Assessore Massimo Sertori e del Direttore generale Welfare Mario Melazzini, in collegamento.
“Ringrazio l’Assessore Massimo Sertori e il DG Mario Melazzini per il confronto concreto e approfondito su una questione che riguarda direttamente decine di migliaia di lavoratori lombardi”, ha detto Giacomo Zamperini, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e Presidente della Commissione Rapporti tra Lombardia e Svizzera di Regione Lombardia.
“In Lombardia parliamo di circa 80.000 frontalieri: persone che ogni giorno attraversano il confine e che hanno costruito nel tempo scelte di vita e di lavoro sulla base di regole precise. È nostro dovere accompagnare l’applicazione della norma con equilibrio e responsabilità”.
“Grazie alla mozione di Fratelli d’Italia approvata martedì scorso è stata applicata la minima percentuale di contributo, ci saranno degli interventi dal punto di vista fiscale per ulteriori deduzioni e detrazioni, – prosegue Zamperini – Le risorse devono essere restituite ai territori in base ai reali percorsi di cura dei cittadini, non solo ai comuni di confine: per questo è necessario coinvolgere anche ASST come Lecco, accanto a quelle di frontiera, secondo il principio della territorialità della cura. Infine, abbiamo chiesto che ci sia un coordinamento con le altre Regioni interessate, soprattutto con il Piemonte, per attuare la norma. In Lombardia non creeremo lavoratori frontalieri di serie B. O tutti o nessuno”.
Le risorse, quantificate in circa 130/140 milioni di euro, potranno inoltre contribuire a rafforzare il sistema sanitario nelle aree più esposte alla concorrenza svizzera. “In particolare – continua il presidente – è prevista la possibilità di destinare queste risorse per incentivi al personale sanitario, coinvolgendo una platea stimata di circa 7.000 operatori tra medici e personale sanitario, per un valore complessivo di circa 45 milioni di euro. Parliamo di incrementi fino al 20% della retribuzione netta, che possono arrivare indicativamente fino a circa 10.000 euro annui per i medici e fino a circa 5.400 euro per il personale infermieristico, con l’obiettivo di trattenere professionalità sul territorio e garantire servizi adeguati ai cittadini”.
Il contributo dei frontalieri si inserisce in questo “equilibrio complessivo – conclude Zamperini – A fronte di una quota contenuta, pari indicativamente a circa 120 euro mensili su uno stipendio netto di 4.000 euro, la misura sarà applicata con criteri di progressività, con una percentuale di riferimento intorno al 3%. Si tratta di risorse che vengono reinvestite nel sistema sanitario territoriale, a beneficio non solo dell’organizzazione dei servizi ma anche degli stessi lavoratori e
delle loro famiglie”.