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“No all’impianto, vogliamo garanzie”, Val d’Intelvi: protesta durissima e ora lettera ai consiglieri

La protesta contro il previsto impianto di betonaggio a Castiglione d’Intelvi, destinato a supportare i lavori della Variante della Tremezzina, ha raccolto oltre mille firme e acceso il confronto sul futuro della valle. Al centro delle preoccupazioni dei residenti ci sono le possibili conseguenze su ambiente, salute, risorse idriche e viabilità, oltre al passaggio dei mezzi pesanti e alla durata delle attività.

Il Comitato Intelvi Radar ha chiesto risposte chiare alle istituzioni e maggiore trasparenza sulle scelte compiute. Ora il Comune di Centro Valle Intelvi ha annunciato la nascita di un tavolo tecnico con rappresentanti istituzionali e cittadini, pensato per seguire i controlli ambientali e rendere accessibili le informazioni sul progetto. Qui i passaggi della vicenda:

  1. Centinaia di firme infuriate nella Valle del Lago di Como: “No a quell’impianto, grandissima paura per ambiente, salute e traffico”
  2. Il grido d’aiuto dalla Valle del Lago di Como: “Ci chiedete un sacrificio insostenibile per sei anni sette giorni su sette. No a quell’impianto”
  3. In Val d’Intelvi grande paura per l’impianto: “Il sindaco non ascolta. Chi controllerà le polveri e l’acqua potabile? Quanti camion passeranno?”
  4. L’impianto che fa paura in Val d’Intelvi, il Comune: “Massima trasparenza, nasce il tavolo tecnico. Ecco come candidarsi”

In queste ore, infine,  Intelvi Radar con il presidente Marco Benzoni informa di avere inviato ai consiglieri comunali una lettera sull’impianto di betonaggio. Spiegano: “Abbiamo ritenuto doveroso interpellarli perché, di fronte a una scelta destinata a incidere per anni sul territorio e sulla vita della popolazione, è giusto che possano spiegare pubblicamente le ragioni delle posizioni assunte e indicare quali controlli e iniziative intendano sostenere nell’ambito delle rispettive competenze. Il Comitato ritiene inoltre corretto che la cittadinanza conosca le posizioni dei propri rappresentanti, anche perché le decisioni assunte oggi potrebbero essere a lungo associate agli effetti e ai sacrifici che l’impianto comporterà per la Valle”.

Ecco la lettera integrale:

Oggetto: Impianto di betonaggio a Castiglione – un appello ai Consiglieri Comunali

Gentile Consigliera / Consigliere

Le scrivo come Presidente del Comitato Intelvi Radar, a nome delle tante persone che hanno aderito alla mobilitazione contro la localizzazione dell’impianto di betonaggio a Castiglione d’Intelvi. Vogliamo essere chiari fin dall’inizio: non siamo contrari alla Variante della Tremezzina, che riteniamo un’opera importante. Contestiamo la scelta di collocare in Valle Intelvi un cantiere operativo con impianto di betonaggio, frantumazione e vagliatura e chiediamo che questa scelta venga valutata fino in fondo, considerando non soltanto i vantaggi dell’opera principale, ma anche il prezzo che potrebbe essere pagato dalla nostra Valle.

Una scelta che riguarda tutta la comunità

L’approvazione della Convenzione e il suo successivo perfezionamento hanno reso possibile l’uso temporaneo dell’area. Ora, però, l’impianto non è più soltanto una questione tecnica o amministrativa: è una scelta che riguarda la vita quotidiana delle persone, la viabilità, l’ambiente, il turismo e il futuro del territorio. In un Consiglio comunale a lista unica, l’assenza di un’opposizione formale non deve trasformarsi in un silenzio assenziente. Al contrario, rende ancora più importante che ogni consigliere eserciti con autonomia il proprio mandato, chieda informazioni complete e valuti con attenzione le conseguenze della scelta. La Convenzione con ANAS non può diventare una decisione intoccabile né una condanna per la Valle Intelvi. Se esistono problemi, nuove informazioni o rischi non adeguatamente valutati, devono poter essere affrontati anche oggi, con gli strumenti previsti dalle istituzioni.

Siete stati informati fino in fondo?

Vi chiediamo di rileggere gli atti e di domandarvi se il quadro sia stato davvero spiegato in modo completo ai cittadini e agli stessi consiglieri.  Gli atti autorizzativi indicano che l’insediamento può essere operativo per 365 giorni all’anno e 24 ore al giorno. Allo stesso tempo, stabiliscono che i macchinari siano utilizzati complessivamente per 8 ore nel periodo diurno e 4 ore nel periodo notturno e vietano l’uso notturno del frantoio.

Questa differenza non è un dettaglio. Significa che occorre spiegare con chiarezza quali attività potranno svolgersi, in quali orari e con quali controlli. Anche un’attività autorizzata entro determinati limiti può diventare molto pesante per chi vive vicino all’area se quei limiti non vengono controllati con rigore. La Convenzione prevede un uso temporaneo di tre anni, prorogabile di altri due con un atto espresso. L’AUA provinciale ha una propria durata, ma non significa automaticamente che l’impianto possa restare nell’area per lo stesso periodo. Occorre sapere quanto durerà realmente l’uso dell’area e verificare che l’impianto rimanga legato ai lavori della Variante, senza trasformarsi in un’attività diversa o permanente.

Acqua, suolo e materiali di scavo

L’AUA indica un consumo idrico dichiarato di circa 27.000 metri cubi all’anno e descrive il riutilizzo dell’acqua nel ciclo produttivo. Gli atti indicano anche la presenza di un pozzo idrico. Per questo chiediamo risposte semplici e precise: da dove arriverà l’acqua, quanta ne verrà effettivamente utilizzata, quali autorizzazioni riguardano il pozzo e quale sarà l’impatto sulla risorsa idrica della Valle? Il progetto prevede inoltre il trattamento delle acque meteoriche e il loro recapito nel torrente Valle di Blessagno o Visonzio. Non basta dire che esistono vasche e controlli: i cittadini devono poter conoscere i risultati dei campionamenti, la manutenzione degli impianti e le eventuali anomalie. Gli atti richiamano anche la presenza di materiali di riporto e di scavi nel livello dei riporti. Il Piano di Utilizzo descrive inoltre materiali antropici già presenti nell’area e materiali provenienti dagli scavi della Variante, destinati alla caratterizzazione, alla frantumazione o al riutilizzo.

Sono due situazioni diverse e devono essere tenute separate. Chiediamo quindi di sapere:

  • quali materiali erano già presenti nell’area;

  • quali materiali arriveranno dagli scavi della Variante;

  • quali analisi sono state eseguite;

  • come saranno separati e tracciati;

  • dove saranno portati i materiali non riutilizzabili.

Traffico, rumore e luoghi sensibili

La stessa Convenzione riconosce che alcuni tratti della strada provinciale interessata dai transiti non consentono il passaggio contemporaneo di mezzi pesanti nei due sensi. Non vogliamo alimentare paure con numeri non verificati. Vogliamo però conoscere i numeri reali: quanti camion passeranno ogni giorno, in quali orari, lungo quali percorsi e con quali verifiche su ponti, strettoie, muri di sostegno e centri abitati?

Il traffico dei mezzi di scavo, delle betoniere e degli altri veicoli di servizio potrebbe incidere sulla vita quotidiana dei residenti e sull’immagine turistica della Valle. Per questo il problema non può essere liquidato dicendo che i mezzi rispetteranno i limiti di velocità: occorre valutare il numero dei transiti, la loro distribuzione nel tempo e la sicurezza dell’intero percorso.

Nelle vicinanze dell’area sono presenti una RSA, un plesso scolastico e l’Oratorio del Restello. Chiediamo che questi luoghi siano considerati con particolare attenzione nelle verifiche sul rumore, sulle polveri, sul traffico e sulle vibrazioni e che i risultati siano resi pubblici.

Che cosa chiediamo a ciascun consigliere

Vi chiediamo di dichiarare pubblicamente:

  • se ritenete adeguatamente verificati gli effetti dell’impianto su traffico, rumore, polveri, acqua, suolo e paesaggio;

  • se intendete chiedere la pubblicazione dei dati dei controlli;

  • se intendete sollecitare verifiche indipendenti sul rispetto dell’AUA, della Convenzione e degli altri titoli;

  • se ritenete necessario controllare che i mappali, il progetto autorizzato e le opere effettivamente realizzate coincidano;

  • se ritenete necessario chiedere agli enti competenti di valutare una localizzazione alternativa;

  • quali iniziative intendete assumere qualora emergano violazioni o pericoli concreti.

Non vi chiediamo di seguire automaticamente la posizione del Comitato. Vi chiediamo di leggere gli atti, ascoltare la popolazione e spiegare la vostra scelta.

Una responsabilità che resterà nel tempo

Questa non è una decisione come tante altre. Il nome di chi oggi sostiene, autorizza o non contesta l’impianto potrebbe rimanere associato per molti anni alle conseguenze che la popolazione sarà chiamata a sopportare.

Se l’impianto produrrà disagi alla viabilità, rumore, polveri, pressione sulla risorsa idrica o una perdita di attrattività del territorio, i cittadini ricorderanno chi avrà chiesto controlli e garanzie e chi, invece, avrà scelto di non prendere posizione.

La responsabilità politica non significa che ogni consigliere sia automaticamente responsabile di ogni eventuale danno. Significa però che ogni rappresentante deve poter spiegare ai cittadini che cosa sapeva, quali domande ha posto e quali iniziative ha sostenuto.

In un momento nel quale l’Amministrazione sostiene che “non si può fare nulla”, vi chiediamo di non fermarvi a questa risposta. Il Comune non può revocare da solo l’AUA provinciale, ma può ancora controllare gli aspetti di propria competenza, verificare il rispetto della Convenzione e dei titoli comunali, chiedere controlli ad ARPA, ATS e Provincia e intervenire quando emergano irregolarità o pericoli concreti.

Prendere posizione

Vi chiediamo quindi di prendere pubblicamente posizione.

Se ritenete che l’impianto sia compatibile con il territorio, spiegate ai cittadini perché e quali garanzie intendete pretendere.

Se invece non condividete più la scelta dell’Amministrazione, dichiaratelo con chiarezza e valutate liberamente gli strumenti politici previsti dall’ordinamento: una presa di distanza pubblica, il sostegno a una mozione di sfiducia o, se lo riterrete coerente con il vostro mandato e se ne ricorreranno le condizioni, le dimissioni.

Il Comitato può chiedere queste scelte, ma non può imporle. La decisione appartiene a ciascun consigliere. Ciò che chiediamo è che nessuno si sottragga al confronto e che ogni posizione sia assunta alla luce del sole.

Le eventuali dimissioni della maggioranza dei consiglieri potrebbero portare allo scioglimento del Consiglio e alla nomina di un commissario. Anche in quel caso l’impianto non si fermerebbe automaticamente: servirebbero verifiche concrete su titoli, prescrizioni, Convenzione e rischi. Ma una nuova gestione commissariale potrebbe riesaminare gli atti comunali e attivare i poteri ancora disponibili se emergessero irregolarità o pericoli documentati.

La Variante può proseguire anche cercando soluzioni meno gravose per la Valle. Chiediamo che questa possibilità venga valutata seriamente prima che l’installazione renda la scelta ancora più difficile da rivedere.

La Valle Intelvi non chiede privilegi. Chiede trasparenza, controlli e responsabilità pubblica.

La presente lettera sarà trasmessa ai giornali, ai quali chiederemo di valutarne la pubblicazione, e sarà portata a conoscenza della cittadinanza. Vi invitiamo pertanto a farci pervenire un vostro riscontro, possibilmente entro dieci giorni dal ricevimento. Qualora pervenga, sarà nostra cura informare l’opinione pubblica del contenuto della vostra risposta, riportandola fedelmente e limitatamente agli aspetti connessi alla vostra posizione istituzionale.

Il Presidente

Comitato Intelvi Radar

Marco Benzoni

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