La sanità lombarda si prepara a una svolta decisiva per arginare la “fuga” verso la Svizzera. Entro settembre 2026, medici e infermieri che lavorano nelle zone di frontiera riceveranno un corposo aumento in busta paga. Una mossa strategica annunciata da Regione Lombardia per blindare gli ospedali di confine, oggi svuotati dalla concorrenza salariale elvetica. Ad annunciarlo, l’assessore regionale Massimo Sertori nel corso dell’audizione in VIII Commissione del Consiglio lombardo.
Chi riceverà l’aumento e di quanto si tratta?
Il piano, figlio della legge statale 213/2023 e reso operativo dal decreto ministeriale di fine 2025, prevede un incremento dello stipendio del 20%. In termini concreti, stiamo parlando di cifre significative:
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Medici: circa 10.000 euro lordi in più all’anno.
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Infermieri: circa 5.400 euro lordi annui.
L’operazione coinvolgerà circa 7.000 professionisti sanitari, con un investimento complessivo che sfiora i 45 milioni di euro. L’obiettivo dichiarato dall’assessore Massimo Sertori è chiaro: trattenere le competenze sul territorio italiano e garantire la tenuta dei servizi nelle province di confine.
Il nodo dei finanziamenti: la “Tassa sulla Salute”
Se da un lato il personale sanitario esulta, dall’altro cresce la tensione tra i lavoratori frontalieri. Le risorse per questi aumenti arriveranno infatti da un nuovo contributo a carico dei cosiddetti “vecchi” frontalieri.
La Lombardia ha scelto di applicare l’aliquota minima prevista dalla legge: il 3% dello stipendio netto. Per fare un esempio pratico, chi guadagna 4.000 euro netti al mese si troverà a versarne 120 per sostenere il sistema sanitario locale. Un prelievo che i sindacati e le opposizioni hanno già ribattezzato “tassa sulla salute”.
Clima teso verso le elezioni di maggio
La polemica non è solo economica, ma pesantemente politica. Il Consiglio regionale ha recentemente respinto la richiesta di cancellare il contributo, blindando la norma proprio a ridosso di un appuntamento elettorale cruciale.
Il tema della tassazione dei frontalieri è diventato il cuore pulsante della campagna per le comunali del 24 e 25 maggio 2026. In Lombardia e Piemonte, il malcontento dei lavoratori che ogni giorno varcano il confine potrebbe influenzare pesantemente il voto, mettendo in difficoltà i partiti che hanno sostenuto la misura.
Il vero dilemma: pagare per quale servizio?
Oltre ai numeri, resta sul tavolo una questione di fiducia tra cittadini e istituzioni. Il ragionamento dei frontalieri è semplice quanto amaro: il contributo potrebbe anche essere accettato, a patto che si traduca in un miglioramento reale.
Con liste d’attesa che spesso costringono a rivolgersi al privato, il timore è che il nuovo versamento mensile diventi l’ennesimo “balzello” senza benefici tangibili. La sfida per la Regione, dunque, non è solo erogare i bonus agli stipendi, ma dimostrare che quei soldi serviranno davvero a ridurre i tempi d’attesa per le famiglie dei territori di frontiera.