Il nuovo paradigma della metromontagna nel dossier Legambiente
Il Prodotto interno lordo non costituisce più l’unico parametro per valutare lo sviluppo delle comunità montane. Nell’edizione 2026 del dossier Carovana delle Alpi, curato da Vanda Bonardo con la collaborazione di Martina Bosica, Maurizio Dematteis e Luca Rota, emerge la necessità di superare i modelli estrattivi e di sfruttamento intensivo che segnano i territori alpini. Il report introduce un percorso di analisi basato sul Valore aggiunto comunitario (VAC), quantificato attraverso un campionamento operato su 25 Bandiere Verdi lungo l’intero arco alpino.
Questo approccio multidimensionale, coerente con l’Agenda 2030, valuta i territori in base alla qualità della vita, alla coesione sociale e alla tutela degli ecosistemi, interpretando la montagna come una infrastruttura territoriale attiva e non come una periferia da assistere o un paesaggio da consumare. In questa cornice si inserisce il concetto di metromontagna, volto a ridefinire la relazione tra aree urbane e montane come un rapporto di interdipendenza strutturale.
Il caso Lecco e la rigenerazione sostenibile dei Piani Resinelli
Un esempio emblematico di questa transizione è rappresentato dall’assegnazione della Bandiera Verde 2026 in Lombardia al resinellitourismlab.com di Lecco. I Piani Resinelli, situati a circa 1300 metri di quota ai piedi del Gruppo delle Grigne e a relativa breve distanza dall’area metropolitana milanese, hanno storicamente subito le dinamiche di massificazione turistica del secondo Novecento. Tali processi, intensificati dai frequenti fenomeni di overtourism registrati negli ultimi anni, sono stati favoriti da una pianificazione pubblica orientata a un modello di “luna park montano”, con conseguenti impatti negativi sulla vivibilità e sulla sostenibilità ambientale.

Per rispondere a questa deriva, Sofia Bolognini e Simone Masdea, giovani neo-residenti nella località, hanno fondato nel 2020 il Resinelli Tourism Lab, trasformatosi nel 2024 in Associazione di promozione sociale. L’iniziativa opera come un laboratorio permanente di progettazione turistica sostenibile, strutturando una rete con gli attori locali per la gestione dei flussi e la rigenerazione territoriale.

Le attività dell’organizzazione si articolano attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale immateriale, l’ideazione di rassegne ed eventi partecipativi, e lo sviluppo di forme di turismo accessibile e inclusivo. Il laboratorio supporta inoltre l’imprenditoria giovanile e il ripopolamento delle aree montane mediante reti d’impresa e percorsi di autoformazione, con l’obiettivo di elevare la qualità della vita dei residenti e strutturare collaborazioni transnazionali.
La geografia delle Bandiere Verdi e le economie di prossimità
Il report evidenzia in totale 19 Bandiere Verdi per l’anno 2026, distribuite lungo sei direttrici fondamentali: cura dei beni comuni, rigenerazione territoriale, economie locali, conoscenza e nuovi modelli di abitare.
In Lombardia, oltre all’esperienza lecchese, i riconoscimenti hanno interessato la Cooperativa sociale iLvB di San Pellegrino Terme, che unisce inclusione lavorativa e filiera corta, e il Comune di Chiuro in Valtellina, premiato per aver istituito un divieto di accesso veicolare notturno in Valfontana per tutelare la stagione degli amori dei cervi.
Nel resto dell’arco alpino spiccano iniziative legate alla tutela delle risorse idriche e alla bioeconomia, come il bando piemontese Acquevive o la ricostruzione della filiera della lana operata dal progetto Bollait in Trentino-Alto Adige. L’analisi statistica del campione evidenzia che l’81% delle attività delle Bandiere Verdi si fonda su personale volontario, con un monte ore lavorativo mensile che per il 57,2% dei soggetti supera le 161 ore, a fronte di costi annui che per i due terzi superano i 20.000 euro.
Le Bandiere Nere e le minacce della infrastrutturazione intensiva
Al modello di sviluppo sostenibile descritto si contrappongono le 7 Bandiere Nere assegnate nel 2026, che testimoniano una persistente tensione strutturale tra la governance del territorio e i modelli economici ad alto impatto. Le criticità principali si concentrano sul consumo di suolo in aree protette e sulla realizzazione di grandi opere legate all’industria turistica e ai grandi eventi sportivi.
Tra i casi censiti dal dossier, la Provincia autonoma di Bolzano e il Comune di Rasun-Anterselva hanno ricevuto la Bandiera Nera per la realizzazione del bacino olimpico, un’opera da 31.500 metri cubi che ha comportato lo sboscamento permanente di superfici forestali in aree a rischio valanghivo. Analogamente, il Comune di Martello è stato sanzionato per l’approvazione di una variante urbanistica nel Parco nazionale dello Stelvio destinata a un hotel di lusso, mentre il Comune di Sèn Jan ha concesso una deroga urbanistica per l’ampliamento volumetrico del 450% del rifugio Buffaure a quota 2050 metri.
In Veneto, la Bandiera Nera è stata reiterata al Comune di Cortina per l’impatto paesaggistico e idrogeologico della nuova pista da bob, i cui costi sono lievitati da 47,7 a circa 120 milioni di euro, e per il progetto della cabinovia Apollonio-Socrepes, contestato dalle autorità di bacino per la stabilità dei versanti.
Nello scenario del Friuli Venezia Giulia, Legambiente ha denunciato le autorità regionali e il Gestore del Rifugio Zacchi per l’organizzazione di eventi commerciali ad alto inquinamento acustico all’interno del Sito di importanza comunitaria Conca di Fusine, e la Comunità di Montagna della Carnia per aver autorizzato il transito di veicoli a motore su percorsi forestali sensibili.
Come rilevato da Legambiente nella sintesi finale del documento, questi due modelli non descrivono geografie separate, bensì la medesima montagna contesa tra logiche speculative e istanze di restanza comunitaria.