Giornata intensa ieri sul fronte scuole a Como. Come noto il Consiglio di Stato ha sospeso la chiusura della scuola Corridoni voluta dal sindaco Alessandro Rapinese che vuole sostituirla con un autosilo. In attesa di una nuova udienza fissata per il prossimo 15 settembre, l’istituto riprenderà regolarmente le lezioni il 14.
Nel contempo abbiamo pubblicato le immagini del terzo piano della scuola di via Fiume, teoricamente destinata ad accogliere gli studenti se dovessero poi essere definitivamente trasferiti (qui i dettagli del sopralluogo). Ma un altro check è stato effettuato da Rapinese (lo trovate qui) un videoreportage in cui il sindaco sottolinea come sarebbero state raccontate menzogne sullo stato degli spazi scolastici e mostra singolarmente ogni singolo spazio interessato da lavori.

In risposta interviene Simone Molteni, presidente del Consiglio di istituto Como Borgovico di cui la Corridoni fa parte. Ci spiega: “Non fermiamoci a parlare solo degli immobili. C’è di peggio. Ricordo che anche secondo l’ultimo piano raffazzonato a fine agosto dal Comune i genitori con più figli la mattina dovrebbero portare contemporaneamente ad esempio un figlio a Tavernola e uno in via Fiume percorrendo 7 km nell’ora di punta del traffico mattutino. Li incontro per strada, sono sull’orlo di una crisi di nervi e continuano a ripropormi la domanda: “E quindi come facciamo? Ci forniranno un elicottero?”. Forse sarebbe utile rispondesse l’assessora Roperto a queste domande, visto che è la diretta responsabile e mentre noi perdiamo serenità mentale la sua voce non si è mai sentita”.

E ancora: “Il sindaco continua a parlare di 11 aule ma l’abbiamo detto e scritto in tutti i modi: oltre alle 11 aule servono anche spazi accessori come mensa, laboratori e aule di sostegno per i più fragili. Solo questa amministrazione comunale poteva immaginare di trasferire dei bambini di una scuola viva e bellissima come la Corridoni in una condizione da terremotati, visto che -a prescindere dalle condizioni delle aule ad essi riservate- sarebbero rimasti senza laboratori, senza palestra (presente in via Fiume ma già occupata al 100%), senza aule di sostegno? Una scuola musicale senza laboratori di musica? Tutto questo nel comune più ricco d’Italia, per giunta. Chi ha permesso senza fiatare che gli spazi per i più fragili venissero chiamati dal sindaco, con sprezzo, “le aule dei cucù”, era colpevole allora ed è colpevole oggi — perché neppure in questo secondo piano di fine agosto sono stati previsti quegli spazi. Evidentemente anche i consiglieri di maggioranza e i dirigenti comunali li ritengono superflui, seguendo le orme di Sindaco e vicesindaco”.
