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Stadio, chiesto lo stop ai lavori per la nuova Curva del Como: “La Soprintendenza revochi il nullaosta”

“La Soprintendenza revochi in autotutela il parere allo stato emesso e trasmetta gli atti alle Autorità Giudiziarie competenti”. E’ clamoroso il finale della seconda lettera inviata alla Soprintendenza archeologica e paesaggistica dall’avvocato Veronica Dini in merito alla nuova curva in cemento armato in costruzione allo stadio Sinigaglia di Como. Di fatto, una esplicita richiesta di stop ai lavori (con comunicazione che con ogni probabilità giungerà in forma del tutto simile anche al Comune, proprietario dell’impianto dato in concessione al Como 1907).

L’avvocato – che solo pochi giorni fa aveva inviato una prima lettera alla Soprintendenza – scrive “in nome e per conto del Comitato Civico per la Tutela della zona Stadio di Como” che ha deciso di rivolgersi nuovamente alla Soprintendenza dopo l’avvenuta disponibilità di nuovi documenti.

I nodi del progetto: PFTE, Scia e l’ipotesi di “Nuova Costruzione”

L’assenza del Progetto di Fattibilità (PFTE)

In prima battuta, nel documento, viene ribadito che “neppure in quanto da ultimo esaminato, vi è traccia del PFTE (Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica) relativo alla riqualificazione dello Stadio Sinigaglia: tanto meno, si hanno notizie in ordine all’avvio della Conferenza di Servizi decisoria“. Non un passaggio neutro, questo, ma legato alla tesi a monte di avvocato e Comitato sul fatto che la nuova curva possa non essere la struttura provvisoria che invece è stata indicata ma faccia parte del progetto generale del ‘nuovo Sinigaglia’ e per cui servirebbe un iter diverso rispetto a quello seguito finora.

L’analisi della SCIA e le caratteristiche strutturali della Curva Como

Si passa poi all’analisi della Scia depositata dal Como in Comune dopo il nullaosta ai lavori della Soprintendenza che – secondo Dini – darebbe “conto di nuove funzionalità e opere strutturali che non possono essere definite provvisorie”; in particolare il passaggio relativo alla Curva Como dove si parla di “rifacimento completo del settore mediante la rimozione della struttura in tubolari metallici esistente e la realizzazione di una nuova tribuna in cemento armato prefabbricato” oltre alla “realizzazione di locali al piano terra da destinarsi a servizi igienici, depositi, ripostigli, servizi Food & Drink, Merchandise e Delivery”.

Il passaggio chiave – almeno nell’ottica della legale del Comitato – è quello circa la “realizzazione della nuova tribuna prefabbricata in cemento armato denominata curva Como” che “dà conto anche della necessità di un cambio di destinazione d’uso“.

Inoltre, “dalla documentazione progettuale in particolare emerge la realizzazione di pali in cemento armato profondi 16 metri, con diametro di 60 cm e altezza di 80/120 cm, platea in cemento armato di 24.2×73.6 x h media 0.90 = mc 1.600 ca”.

Le regole UEFA e la questione della “provvisorietà”

E ancora, sempre l’avvocato Dini:

“Del resto, non si può fare a meno di rilevare come, anche in sede di richiesta di nulla osta rivolta a Questa Soprintendenza, per ‘la sostituzione della struttura in tubolari della Curva Como con una struttura prefabbricata in calcestruzzo», ai sensi del UEFA STADIUM infrastructure regulations, la nota del 23/2/2026, facesse espresso riferimento al fatto che ‘Le tribune devono essere fissate ad una struttura portante e non devono essere appoggiate o contenere strutture tubolari o impalcature. Non sono ammesse tribune temporanee realizzate con tipologie di materiali, design e conformazione chiaramente utilizzabili solo per un periodo di tempo limitato’. A conferma di quanto contestato dai cittadini, si evidenzia che, mentre nella relazione allegata al modulo scia alternativa al permesso di costruire, si fa riferimento a una ristrutturazione edilizia, nel citato modulo 12 allegato alla SCIA, l’intervento viene definito di nuova costruzione“.

Ma il tema della provvisorietà o meno della nuova curva non è l’unico messo nero su bianco. Ne spunta anche un nuovo, nato dall’esame della documentazione da ultimo messa a disposizione dagli uffici comunali, che stando al contratto di concessione – scrive Dini – “conferma altresì che la società concessionaria non avrebbe potuto dare inizio ai lavori assentiti da Questa Soprintendenza, in assenza di previa ed espressa autorizzazione del Comune“.

Le contestazioni finali e le richieste del Comitato

Dunque, ecco le contestazioni finali, che riproponiamo integralmente:

  1. Il progetto cui si è già dato corso non avrebbe potuto essere assentito da Questa Soprintendenza, non trattandosi (solo) di opere meramente provvisorie, ma avrebbe dovuto essere inserito nel PFTE e vagliato, in modo approfondito e in contraddittorio da tutti i 10 Enti competenti, in sede di Conferenza di Servizi decisoria;

  2. La SCIA presentata dall’Operatore al Comune di Como non rispetti i requisiti di legge, anche, più in generale, sotto il profilo edilizio e amministrativo.

Gli scriventi, dunque, mio tramite, insistono affinché questa Soprintendenza verifichi:

  • 1) la documentazione trasmessa al proprio Ufficio dal Comune di Como – posto che il parere rilasciato reca in epigrafe «Richiedente: arch. Luca Noseda per Comune di Como, Settore Opere Pubbliche Verde parchi e giardini» – cui si chiede di accedere ex artt. 22 e ss. L. 241/1990;

  • 2) la documentazione progettuale inoltrata dal Concessionario, in ordine alla effettiva presenza di opere provvisorie, per caratteristiche costruttive e per finalità, tra gli interventi previsti – considerato quanto si legge a pag. 1 della richiesta di nulla osta;

  • 3) il termine e le modalità con cui la società e il Comune intendono rimuovere i manufatti asseritamente provvisori;

  • 4) la necessità che le opere fossero previamente assentite dalla Soprintendenza per i beni archeologici;

  • 5) l’avvio dei lavori di cantiere – che risulterebbe antecedente al termine di 30 gg dal deposito della SCIA;

  • 6) la necessità di inquadrare l’iniziativa de qua nell’ambito del più ampio procedimento volto all’autorizzazione del progetto di riqualificazione dello stadio, il cui PFTE non risulta ancora disponibile e per cui non è ancora stata convocata la Conferenza di Servizi Decisoria; e, al fine di garantire la tutela degli immobili vincolati e la legalità del procedimento in corso, revochi in autotutela il parere allo stato emesso e trasmetta gli atti alle Autorità Giudiziarie competenti.

Il futuro della nuova curva al Sinigaglia – e delle partite di Champions League del Como – è dunque ora in mano alla Soprintendenza.

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