Il telelavoro, causa pandemia, è una pratica che si è rapidamente diffusa. Ma che adesso, con la situazione non più emergenziale, viene vista in taluni casi come una pratica dannosa. Pochi giorni fa la notizia che l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali, in seguito a decisioni prese a livello europeo, ha ufficializzato la sospensione fino al 31 dicembre 2022 del limite temporale del 24,99% per il telelavoro effettuato dall’estero e quindi il via libera allo smart working anche al 100%.(tutti i dettagli).
Decisione che ha scatenato la reazione di Lorenzo Quadri della Lega da sempre molto critico sul lavoro dei frontalieri. “Tra gli errori della pandemia si annovera anche l’uso smodato ed ingiustificato del telelavoro. E adesso certi ambienti economici cercano di approfittarne per lasciare a casa ticinesi, assumere frontalieri e farli poi telelavorare. Oltretutto si dichiara che, mettendo i frontalieri in telelavoro, si riduce il traffico e dunque si tutela il clima”.
A ciò fa seguito la dura condanna della situazione esistente: “Grazie alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, i lavoratori ticinesi già vengono soppiantati in casa loro, nell’ordine: dai permessi G, dai padroncini, prossimamente dai profughi ucraini e financo dai richiedenti d’asilo con domanda respinta. inoltre il telelavoro desertifica ulteriormente i centri cittadini, con tutte le conseguenze del caso per commerci, ristorazione, servizi, eccetera. I permessi G che svolgono quelle attività dove c’è carenza di manodopera residente, vedi l’ambito classico dell’edilizia, non possono telelavorare. Nemmeno quelli del settore sanitario. I frontalieri che telelavorano sono assunti nel terziario impiegatizio: sono dunque quelli la cui presenza è nociva, in quanto soppiantano i ticinesi. In questi settori economici non c’è alcuna carenza di manodopera residente. In particolare in quelli che consentono il lavoro da casa”.
Un’analisi che riporta anche dei dati tra i quali il fatto che, negli ultimi dieci anni, in Ticino i permessi G presenti nel settore terziario sono aumentati di quasi il 66%. E che oltre il 66% dei frontalieri presenti in Ticino è attivo nel terziario. Considerazioni che conducono alla riflessione finale. “I frontalieri che lavorano “in remoto” sono quelli che non ci dovrebbero nemmeno essere. Di conseguenza, alle aziende che pensano di mandare i frontalieri in telelavoro ed in più si permettono di cercare di fare fessi i ticinesi con favolette sulla riduzione del traffico, vanno semplicemente ritirati i relativi permessi G. I dipendenti frontalieri lasciati a casa verranno poi sostituiti da disoccupati ticinesi: così si risolve il problema del traffico e dell’inquinamento”.