L’allarme risuona lungo il lago e si estende anche oltre confine. La bella stagione è ormai sempre più alle porte ma nel settore turistico manca il personale.
Questo mantra si ripete già da diverse settimane e tutti cercano di correre ai ripari. Soprattutto perché l’estate 2022, salvo colpi di scena, dovrebbe essere quella del pieno rilancio. Ma dai cuochi ai camerieri, la ricerca è spesso infruttuosa. E c’è chi è convinto che non si tratti solo di una questione economica se non si riescono a trovare le risorse, ma di un vero e proprio cambiamento nel modo di intendere la professione.
“Manca il materiale umano. Sempre più ragazzi sono distanti dalla realtà – interviene il presidente dell’associazione cuochi comaschi Massimiliano Tansini e grande collaboratore della fucina di talenti del Cfp – prima della pandemia forse era ancora radicato in alcuni il concetto che quella del cuoco o di altre professioni simili è un lavoro fatto di immensi sacrifici, adesso non è più così, ma è vero che il nostro è un lavoro che spesso non prevede orari, festività o altro. Oggi mi accorgo che non c’è più la voglia di un tempo”.

Parole che non vogliono però suonare come una critica e basta. Anzi. “Posso anche comprendere come il blocco imposto dalla pandemia abbia portato molti a riflettere, a domandarsi se ne valeva la pena. A mio modo di vedere sarebbe indispensabile che il settore si interrogasse su cosa sta accadendo invece che allarmarsi, soprattutto in certi periodi, per la mancanza di personale”.
Naturale chiedere come si dovrebbe intervenire. “Ormai chi lavora in questo settore, soprattutto i giovani, ha bisogno di garanzie. Non possono pensare di entrare a una certa ora e non sapere quando finiranno. Non possono pensare di dover rinunciare a tutte le feste. Sarebbe opportuno, anche se complicato soprattutto per le piccole realtà, pensare a una doppia turnazione giornaliera. Creare una brigata ampia che consenta così di suddividere gli incarichi nella giornata. Certo, potrebbe apparire come un qualcosa che snatura il mestiere, ma i tempi sono cambiati”.
C’è naturalmente la consapevolezza che una tale processo “sia molto complesso soprattutto dal punto di vista economico ma se tutti i soggetti coinvolti non si rendono conto che qualcosa va studiato, non si farà molta strada. I passaggi da fare saranno tanti e sicuramente complessi. Penso, ad esempio, a una collaborazione sempre più stretta tra le diverse scuole, l’istituto alberghiero e ovviamente i datori di lavoro futuri. Necessario poi creare un tavolo di lavoro dove si identifichino con esattezza le competenze necessarie per impostare una formazione mirata – conclude Tansini – da ultimo, bisognerà poi lavorare, in questo caso a livello nazionale, per ipotizzare degli sgravi particolari”. Per l’estate che ormai si sta avvicinando “in qualche modo si riusciranno a tappare i buchi però così non è un bel lavorare. La città dà ottimi segnali di ripresa, nonostante l’assenza dei russi. Urge però ricostruire il settore”.
L’altra pesantissima campana: “Svogliati, lavorano solo per i soldi”
“Sono per lo più svogliati e lavorano solo per avere lo stipendio. Si vede sempre più raramente qualche ragazzo che ha vera passione”. Il proprietario di una rinomata pasticceria del centro interviene nel dibattito innescato dall’intervento del presidente dei cuochi comaschi Massimiliano Tansini sull’ormai cronica mancanza di personale nel settore turistico.
L’appello a rivedere il funzionamento del settore, a dare più certezze ai ragazzi, sia dal punto di vista contrattuale che degli orari di impiego, calato poi nella realtà del lavoro quotidiano nei vari locali, si deve confrontare con diversi fattori.
“Sta diventando sempre più difficile trovare ragazzi volenterosi. E vi assicuro che chi li intercetta, come il sottoscritto, fa poi di tutto per tenerli stretti. Ma molto spesso sono ragazzi, molto giovani, che durano poco”, ci racconta l’intervistato che preferisce mantenere l’anonimato.
“Certo, questo è un lavoro di sacrifici. Magari durante la settimana si lavora anche meno dell’orario previsto ma poi si richiede di recuperare quelle ore nel fine settimana. Quando c’è la gente seduta ai tavoli è normale che noi si debba risponde alle richieste, senza badare a orario o altro. Bisogna correre, è un lavoro molto impegnativo. E sovente ciò non viene accettato dai giovani che hanno un’altra idea del lavoro”.
Altro elemento è poi il contratto che viene utilizzato. “A volte, usando magari un contratto a tempo determinato con un periodo di prova molto corto, tipo di due settimane, il rischio è di assumere un giovane che per i primi giorni si impegna al massimo per poi sedersi sugli allori. Noi a volte usiamo lo stage di tre mesi che ci consente di vedere come un ragazzo risponde, se è motivato, se è interessato al lavoro. Così poi da poter valutare dopo un prolungamento. Ma lo ripeto, vista l’assoluta carenza di personale, i gestori, compreso il sottoscritto, farebbero carte false per avere risorse motivate e volenterose. Subito gli faremmo dei contratti ad hoc. Purtroppo la realtà, non di tutti ovviamente, è che ci sono sempre più giovani poco interessati. Se trovano magari un contratto più sicuro, con orario fisso e uno stipendio garantito, seppur in un campo non gradito, lo preferiscono”.
Una situazione che esiste sicuramente “già da diverso tempo, ma che innegabilmente è peggiorata dopo gli anni di pandemia. Le motivazioni possono essere molteplici e sicuramente anche i ragazzi hanno risentito di questo lungo periodo di reclusione”.
Monteduro (Uil): “Spesso mancano i requisiti base. Serve formazione”
Lavoro e tutele. Un binomio che in tutti i settori, e specialmente in quello turistico, deve essere monitorato con attenzione. Su questo fronte è il mondo sindacale a vigilare sia sulla correttezza di contratti sia sul trattamento dei giovani lavoratori. A prescindere dalla presunta “mancanza di voglia” o di volontà dei ragazzi di impegnarsi, l’aspetto della sicurezza e del regolare svolgimento della giornata lavorativa, viene così analizzato da Salvatore Monteduro, Segretario generale Cst Uil Lario.
“Il problema esiste sicuramente. Il comparto si presta a situazioni limite e spesso le condizioni sono ciò che frenano un giovane – spiega Monteduro – ma non è solo questo l’aspetto fondamentale del problema”. Ciò che infatti emerge con chiarezza è anche un altro elemento che incide sulla possibilità degli esercenti di trovare personale adeguato e sulla possibilità dei ragazzi di ottenere un lavoro consono. “Osservando i risultati dello studio Excelsior riferito alla nostra provincia, si vede come spesso nel settore turistico e della ristorazione non è vero che mancano i candidati, anzi. Manca però, e questo è ovviamente grave, l’idoneità a svolgere determinate mansioni. Spesso la valutazione fatta dimostra come non sussistano i requisiti minimi per ambire a certi incarichi”, spiega Monteduro. Il tutto deriva anche dalle caratteristiche insite nel comparto ora sotto la lente di ingrandimento.

“Il turismo vive molto sugli stagionali. Sovente i lavoratori sono sottopagati, ricevono magari contratti da 30 ore e poi però ne lavorano effettivamente più di 40. Insomma il lavoro nero è una realtà e anche i controlli della Guardia di Finanza lo hanno dimostrato”.
“Oltre alla passione ci deve essere dell’altro. Sarebbe opportuno collaborare insieme, spingere i datori di lavoro ad adottare certe forme contrattuali, valutare insieme a loro, alla Provincia e alla Camera di Commercio la realizzazione di corsi intensivi di formazione per colmare le lacune e puntare sulle reali necessità del settore – chiude Monteduro – E serve fare ordine in un ambito che spesso è una vera giungla”.
