La Polizia di Stato, nei giorni scorsi, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Milano – VII Dipartimento – ha sottoposto a fermo di indiziato di delitto quattro cittadini italiani, tra i 49 e i 53 anni, ritenuti gravemente colpevole della rapina pluriaggravata commessa in concorso ai danni di un Ufficio Postale di Erba avvenuta il 16 aprile 2026. Un quinto, cittadino italiano di 65 anni, è stato denunciato in stato di libertà per lo stesso reato.

La rapina era avvenuta intorno alle ore 10:30 quando due individui, dopo aver fatto ingresso all’interno della struttura, volti coperti da casco, hanno minacciato la direttrice e una dipendente con pistola e coltello, riuscendo a impossessarsi di 720,00 euro. Un terzo complice ha stazionato all’ingresso con funzione di palo e impugnando un taglierino, mentre gli altri due banditi hanno garantito la copertura esterna e la fuga, rispettivamente a bordo di uno scooter rubato, di una moto di grossa cilindrata e di un’autovettura.
Fondamentale si è rivelata l’immediata attività di polizia giudiziaria svolta dai poliziotti della Sezione Antirapine della Squadra Mobile di Milano e della Squadra Mobile di Como che, anche grazie alla visione delle immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza, hanno ricostruito con precisione le fasi dell’azione e i movimenti degli autori, tutti gravitanti nel territorio milanese ed alcuni di loro noti per precedenti indagini.

Le ricerche immediate hanno permesso di intercettare le persone coinvolte dopo pochissimo tempo, due presso un’area di servizio del comasco e tre nel capoluogo lombardo. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati e sequestrati: un’arma semiautomatica con munizionamento, un taglierino, un coltello, la somma di denaro sottratta, nonché indumenti e accessori utilizzati per il travisamento, confermando il quadro indiziario raccolto.

I quattro fermati sono stati associati presso la Casa Circondariale di Milano “San Vittore”, e il loro fermo, su richiesta della Procura di Milano è stato successivamente convalidato dal GIP che ha disposto la custodia cautelare in carcere. Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità dell’indagato sarà definitivamente accertata solo con sentenza irrevocabile di condanna.