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Como, il caso del superdirigente e il Comune che rivuole gli stipendi: cosa succede

Poco più di un anno fa era scoppiata la faccenda e la raccontavamo in questo articolo (che vi consigliamo di leggere poiché la materia non è banale): Il caso del superdirigente assunto dal Comune di Como. E il Comune chiede al giudice: “Il contratto è valido?”.

La questione è tornata in auge in queste ore con un articolo sul quotidiano La Provincia di Como a firma del collega Paolo Moretti (anche qui da leggere con attenzione): Il Comune di Como fa causa al super dirigente: “Contratto nullo, ci ridia i suoi stipendi”. Il dirigente in questione è l’architetto Luca Noseda. Così non sono mancate le reazioni politiche fresche di giornata. La prima è di FdI:

La vicenda emersa oggi dalle pagine de La Provincia sul cosiddetto “caso Noseda” rappresenta la conferma di criticità che Fratelli d’Italia aveva già sollevato oltre un anno fa in Consiglio comunale, attraverso un intervento preliminare del consigliere Tufano, nel quale si evidenziava il rischio concreto di uno stallo amministrativo legato alla posizione del dirigente e alla possibile mancanza di un riferimento su dossier strategici per la città. Il tema non riguardava una singola pratica: lo Stadio Sinigaglia era uno dei casi più evidenti, ma non l’unico, trattandosi di una figura coinvolta in procedimenti rilevanti. A quelle preoccupazioni il sindaco aveva risposto con un “no comment”, richiamando ragioni di riservatezza.

Oggi è evidente che quelle criticità non solo esistevano, ma non sono state affrontate. La decisione del Comune di promuovere un’azione legale nei confronti di un proprio dirigente, chiedendo la restituzione di tre anni di stipendio, configura una situazione di estrema gravità sotto il profilo amministrativo e istituzionale. Con quale serenità l’architetto Noseda può continuare a operare in un ente che lo ha citato in giudizio? E quale può essere l’efficacia di una macchina comunale in cui il rapporto tra vertice politico e dirigenza arriva a questo livello di conflittualità?

Questa situazione è il risultato di un modello di governo accentrato, nel quale il sindaco gestisce direttamente un numero rilevantissimo di deleghe – ben 13 – senza un adeguato confronto e senza una gestione preventiva delle criticità. Il rischio è quello di una situazione esplosiva, con ripercussioni dirette sulla capacità del Comune di gestire i dossier più importanti.

Tuttavia, non è il sindaco, in questa fase, il tema centrale – saranno gli elettori tra un anno a valutare il suo operato – ma la città, che rischia di pagare il prezzo più alto, a causa di un’impostazione che, anziché risolvere i problemi, ne crea ogni giorno di nuovi.

Stefano Molinari
Presidente provinciale Fratelli d’Italia

Alessandro Nardone
Coordinatore cittadino Fratelli d’Italia 

E subito dopo il Partito Democratico:

La vicenda del dirigente comunale strappato da Como a Cantù senza nulla osta è talmente assurda e intricata che necessita di un riassunto delle puntate precedenti per provare a vederci chiaro. Dunque, il sindaco vuole talmente tanto un determinato dirigente da assumerlo senza rispettare la corretta procedura. Per tre anni nessuno si cura del problema fino a che, di colpo, Rapinese cambia idea e dichiara irregolari i contratti, pretendendo anche indietro gli stipendi versati e ricorrendo al giudice del lavoro.

Ora, non è chiara quale sia l’intenzione del primo cittadino. Da un lato, potrebbe avere interesse a perdere la causa, in modo che il dirigente venga considerato regolarmente assunto, senza illecito da parte del Comune, oppure se voglia davvero vincere, facendo di quest’ultimo l’ennesimo capro espiatorio per i propri errori. Sarebbe facile, poi, scaricargli addosso la colpa dei ritardi (stadio, Ticosa, palazzetto, piscina) o delle illegittimità (rugby, Lungo Lario Trieste), vere o dubbie che siano.

Ciò che è certo, è che ancora una volta l’Amministrazione non brilla per trasparenza, finendo in un caos senza spiegazioni in cui, in qualche modo, è finita a fare causa a se stessa. E questo, evidentemente, non è sinonimo di serietà e competenza. Oltretutto, ci teniamo a ricordare al sindaco che la chiarezza, soprattutto quando ci sono di mezzo delle persone, dei professionisti, come in questo caso, è un atto prima di tutto di umanità e rispetto. Il Comune si regge sulle spalle, sulle mani e sulla testa di chi ci lavora. Crediamo che il dialogo e l’ascolto debbano essere alla base di tutte le organizzazioni, compresa quella comunale.

Il PD di Como

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