Ne riparliamo a settembre: è il mantra per chi vuole rinviare qualsiasi decisione, nasconderla dietro dune sabbiose e onde schiumose. Ora, però, settembre è arrivato. E mentre il sindaco di Como Alessandro Rapinese, loro eterno spauracchio e fustigatore, spadroneggia tra scuole, stadio e biciclette come un dominus assoluto e libero da vincoli e freni in vista del bis, centrodestra e centrosinistra sfogliano le rispettive margherite fra tatticismi, sussurri, tavoli, tavolini, comodini e nomi probabili e improbabili, offrendo alla città che si rimette in moto quella bella sensazione di stantio che solo certe case delle nonne sanno ancora regalare. Intanto, ma loro non lo sanno come il famoso bombo che spicca il volo incosciente, regalano ogni giorno una sorta di virtuale premio di maggioranza al primo cittadino uscente. E forse pure al nuovo babau che si profila all’orizzonte italiano e lariano: il Generalissimo.
Fatto questo preambolo – in cui alla fine c’è già tutto ciò che si doveva dire davvero – passiamo rapidamente alla carrellata di nomi e suggestioni che le stanche cucine di coalizione stanno preparando, con l’aggiunta del rancio caldo che già fuma alla “Caserma Vannacci”.
IL CENTRODESTRA
Nel centrodestra, l’eco dell’estate porta in dote un possibile trio a contendersi lo scettro di candidato sindaco. La sorpresa, se vogliamo, è il terreno che pare aver recuperato il nome del presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Stefano Molinari. Il quale – con il sostegno di una fetta cospicua del partito cittadino – pare ben poco intenzionato a lasciare spazio a terzi incomodi. Il suo, a oggi, almeno tra i politici puri di Casa Meloni, sembra il nome destinato a finire sui foglietti ufficiali che approderanno comunque sulle scrivanie regionali e/o nazionali dell’alleanza che governa in Lombardia e a Roma.
Il rafforzarsi di Molinari (in FdI, non a livello generale) è direttamente collegato all’indebolirsi della grande novità pre-agostana, ossia quella dell’amministratore delegato di Espansione Tv, Mario Rapisarda. A dire il vero, qualche sostegno importante l’ex direttore di tv locale e Corriere di Como l’avrebbe anche (sembra particolarmente ai piani alti della Lega) ma il vero tema è che nessuno dei partiti tradizionali sembra intenzionato a incoronarlo direttamente come il proprio candidato ufficiale. Ergo, Rapisarda dovrebbe trovare un soggetto civico tutto suo per poi proporsi anche al resto della coalizione che dovrebbe sostenerlo. Qualche freddezza, non personale (l’ad di Etv gode di rapporti personali ottimi in tutto il centrodestra) ma puramente politica, è stata però registrata in settori di ognuno dei partiti di coalizione. In sostanza, l’opzione Rapisarda non è tramontata ma è meno semplice di un mese fa.
In questa tendenza, gioca un ruolo importante – oltre al già citato ‘scoglio Molinari’ – Forza Italia. Che a dirla tutta, non impazzisce affatto né per il candidato di Fratelli d’Italia, su cui anzi tira aria di niet a prescindere, né per il giornalista-manager. Se non altro perché nell’ambito azzurro, ai due verrebbe comunque preferito il presidente dell’Aci Enrico Gelpi, uno dei primissimi nomi usciti nel totosindaco e storicamente nell’orbita moderata.
A chiudere il cerchio la Lega, per ora ferma alle primarie di luglio da cui, dopo il voto ai gazebo, emersero tre nomi da proporre agli alleati: la capogruppo in Comune Elena Negretti, il ministro Alessandra Locatelli, l’assessore regionale Alessandro Fermi. In realtà, difficilmente il partito di Salvini, in crisi nazionale e che alle comunali 2022 già si fermò al 6,6%, possa esprimere il candidato sindaco anche perché questa opzione porterebbe a ridiscutere tutti gli equilibri in provincia a partire dalla Cantù feudo del sottosegretario Nicola Molteni. Più facile che il partito converga su un nome altrui con ampia discussione poi sugli eventuali pesi in giunta.
IL CENTROSINISTRA
Poco da segnalare da queste parti. Il nome più tiepido è ancora quello dell’ex superdirigente all’Urbanistica di Provincia e Comune, Giuseppe Cosenza, che gode di una stima sicuramente trasversale e sincera. Il diretto interessato, però, non sembra ancora aver sciolto la riserva, preoccupato forse più dal timore di una coalizione (ancora tutta da definire: sarà Campo Largo con i pentastellati? Non si sa) potenzialmente tentacolare e difficilmente governabile, che non dal gravoso impegno in sé. In caso di no, qualcuno vagheggia persino primarie di coalizione ma siamo alle fumisterie che nascondono in realtà forti difficoltà a mettere a punto una rosa solida e competitiva da proporre.
VANNACCI
La vera novità che agita i sussurri cittadini in realtà riguarda il fenomeno degli ultimi mesi: Futuro Nazionale, la creatura di Roberto Vannacci in impetuosa crescita nei sondaggi e potenziale elemento decisivo nelle elezioni politiche del 2027. Per ora, a Como i vannacciani viaggiano ancora a fari spenti, ma dietro le quinte i movimenti ci sono eccome. Tanto che negli ultimi giorni si parla anche di un possibile candidato sindaco: Piercarlo Roscio, candidato sindaco per la Fiamma Tricolore nel 2007, poi candidato consigliere non eletto con il Pdl nel 2012 ma da sempre uomo della destra locale. Ma più ancora che il nome, in questo caso il dubbio è: Vannacci sarà alleato del centrodestra o avversario? Dalla risposta (che verrà da Roma e tenendo presente che il partito vola attorno all’8% nei sondaggi nazionali) potrebbe dipendere molto più del destino di Futuro Nazionale. Potrebbe dipendere l’accesso al ballottaggio oppure no dell’intero centrodestra. E pure il bis di Rapinese, come la storia recente insegna.
