Stallo, più alla messicana che scacchistico. La situazione nel centrodestra comasco alla disperata ricerca di un candidato sindaco è di tesissima immobilità. La partita, a quanto risulta, ormai ha superato tutti i livelli intermedi e, dopo alcune riunioni informali tra parlamentari la scorsa settimana, ora è planata insieme con altre faccende elettorali analoghe sui tavoli delle segreterie nazionali.
Non ci sono nomi, non ci sono idee. Certo, il passo indietro di Stefano Molinari pochissimi giorni fa ha causato a cascata nervosismo e imbarazzo. Il coordinatore provinciale Fdi era stato formalmente messo sul piatto dal partito alla fine del mese di novembre. Mossa che è stata subito compresa come una sfiducia piena ai danni del sindaco Landriscina e che aveva fatto irritare il leader leghista Matteo Salvini (che peraltro è ai ferri corti con Giorgia Meloni da settimane).
Molinari, arretrando, ha detto di essere stato boicottato dalla Lega (qui) ma i salviniani hanno subito messo nero su bianco “la stima per il candidato di Fratelli d’Italia non è mai stata messa in discussione dalla Lega, non è stato boicottato, non ci sono mai stati veti” e anche in questi giorni, da ultimo oggi, diversi esponenti big del partito hanno ribadito con forza di essere stati solo osservatori dell’affaire Molinari prima messo in campo e poi ritirato nemmeno fosse una pedina (è evidente a tutti gli osservatori, non solo giornalistici, come l’addio non sia stata una scelta univoca e meramente personale del protagonista). Resterà un mistero non molto comprensibile ai più il senso di quanto si è consumato in casa Meloni a Como ai danni del coordinatore.
Intanto è proprio ai Fratelli che spetterebbe l’intitolazione del candidato al Cernezzi. Come abbiamo spiegato in diverse occasioni la partita del capoluogo è strettamente connessa a quella erbese, dove l’attuale sindaco Veronica Airoldi (area Forza Italia), non sembrerebbe per nulla intenzionata al bis, e a quella canturina dove Fdi preme da tempo (alla luce delle manovre consigliari del 2020) per avere un assessore. Da chiedersi se i Fratelli abbiano un nome da spendere in una corsa dall’esito potenzialmente disastroso. Presentando, e ritirando, Molinari si sono messi il cerino in mano e non è una bella posizione. E gli alleati, comprensibilmente, stanno comodamente a guardare.
Andando oltre, allargando: chi vuole fare il candidato sindaco a Como per il centrodestra? Nessuno sembra. Ogni tanto circolano (ma circola di tutto in questa fase schizofrenica) nomi pesanti come Alessandra Locatelli per la Lega, Alessio Butti per Fratelli d’Italia. O ipotesi sui veterani conosciutissimi di Palazzo come il presidente del Consiglio comunale di Como, Anna Veronelli, Forza Italia.
Sta di fatto che la capitale ha avocato a sé la questione, anche perché nel più vasto e ramificato campo delle prossime amministrative sono le intese (o mancate tali) su altre città, Verona su tutte, a impedire che questioni oggettivamente secondarie, sia pure importanti, come Como arrivino al dibattito.
Sembra comunque estremamente probabile (estremamente) che la vicenda del capoluogo lariano sarà discussa entro venerdì o al massimo nel fine settimana. Al di là degli attriti Meloni-Salvini è evidente come tutte le segreterie capitoline puntino, ovvio, all’unità del centrodestra in tutti i comuni chiamati al voto il prossimo maggio o giugno. Una fonte molto accreditata e di peso ci dice di prammatica: “Unità, fiducia nell’unità della coalizione. Questo è l’obiettivo unico”. Sicuramente ottime e genuine e romantiche intenzioni nella terra di Romolo. Al momento da queste parti, però, sembra esserci solo Remo.