In sede di esame dei requisiti posseduti dai partecipanti seguenti in graduatoria sono emersi dei vizi nella documentazione della gara bandita alla fine di febbraio 2020. I vizi sono di carattere sia formale (mancata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di modifiche essenziali ai documenti di gara intervenute nel corso della procedura) sia sostanziale (erronea configurazione dei requisiti di legge previsti per lo smaltimento di rifiuti speciali).
Che cosa deve accadere ancora perché emergano nettamente le responsabilità del disastro sulla bonifica dell’area Ticosa, dopo aver letto questo passaggio diramato ufficialmente ieri dal Comune di Como?
E’ una domanda che non si può davvero più evadere, eludere, nascondere sotto il terreno inquinato del vecchio comparto industriale, anche senza voler in alcun modo voler vestire i panni comodi dei giustizieri da scrivania o dei coltivatori del “vergonia!11!!!” a oltranza.
Ma quelle righe – così dettagliate, specifiche e minuziose, peraltro – non possono essere lavate vie dal flusso banale delle notizie del giorno: impongono all’amministrazione un’operazione di trasparenza amministrativa, politica e comunicativa di cui la città ha bisogno.
Nel momento in cui un’amministrazione rivela al pubblico errori formali e sostanziali così gravi e ben definiti, per di più su una delle partite più importanti per la comunità ossia il recupero della Ticosa atteso da 40 anni, poi non si possono lasciare le cose a metà. Mostrato il dito, ora serve che emergano sia il braccio sia le menti che hanno inchiodato di nuovo la bonifica a una sorta di eterno “ground zero”.
Perché delle due l’una: vista l’imponenza dei vizi che ora porteranno all’annullamento della gara già svolta per la bonifica (che peraltro era già stata segnata dal “misterioso” addio dell’azienda che la vinse), se ne desume che l’origine di quei macroscopici errori sia stata accertata e ben delimitata. Sono di natura esclusivamente tecnica? Sono anche di natura politica? Riguardano un ufficio, due, tre? Un assessore, due, tre?
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Non dev’essere complicato desumerlo visto che a Palazzo Cernezzi ci si è già spinti a mettere nero su bianco la “mancata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di modifiche essenziali ai documenti di gara intervenute nel corso della procedura” e “l’erronea configurazione dei requisiti di legge previsti per lo smaltimento di rifiuti speciali”.
Dunque si vada a fondo. E si ispezionino non a mezza bocca, non tramite allusioni o ammiccamenti, ma chiaramente e a fari accesi, tutte le strade: si è davanti a incapacità, errori o si sconfina nel sabotaggio interno? Si può confinare soltanto a uffici, tecnici e funzionari questa sequela di macroscopici inciampi? O si deve necessariamente risalire anche a responsabilità politiche?
E prima di tutto: come è possibile che soltanto il 25 marzo scorso, in sede di Commissione ufficiale, venisse data tutt’altra prospettiva all’operazione bonifica, negando espressamente la necessità di annullare la gara? Quando, come, a che punto quelle parole sono diventate improvvisamente cenere?
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Sono questioni che la stessa amministrazione ha posto davanti agli occhi della città con la nota di ieri. Sono questioni a cui ora la stessa amministrazione deve dare risposte e identità, per poi prendere decisioni conseguenti. E precise al millimetro, stavolta.