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Tanti cuoricini e un innocuo Boo! Ma per ora Rapinese tiene ancora in castigo La Provincia

Insomma, pare proprio che il sindaco di Como Alessandro Rapinese non abbia paura della faccia feroce – ma dal cuore tenerissimo – de La Provincia. Anzi, quasi quasi sembra che l’uomo in fascia tricolore ci abbia preso gusto a portare a spasso il quotidiano, sebbene domenica scorsa il comandante in capo del giornale abbia provato a spaventarlo con il classico “Boo!” di Carnevale, rimasto però senza eco alcuna. Anzi, a prima vista, il sindaco, da domenica scorsa, ha iniziato a farsi desiderare quasi di più, a concedersi maliziosamente agli altri per far impazzire di gelosia via Paoli, a farsi beffe degli spaventini dietro l’angolo. Brutta cosa, noi ci siamo passati all’inizio, quando al primo articolo sgradito, zac!, ci è stato tagliato ogni contatto con il Sommo e con l’intera amministrazione, con successiva comunicazione via citofono. Possiamo rassicurare, però: alla lunga ci si fa l’abitudine. Certo, resta una robina degna dei peggiori bar di Caracas, ma “se non puoi cambiare il vento, dirigi le vele”. Torniamo a Camerlata.

Come molti sapranno (noi lo avevamo anticipato qui), domenica il direttore de La Provincia ha inviato nella forma di editoriale un messaggio di amore(tantissimo)-odio(in dosi omeopatiche) al sindaco che dalla fine del 2023 ha deciso di non parlare più nemmeno a loro (un articolo sgradito sulla raccolta rifiuti sembra sia il casus belli, per dire l’equilibrio con cui il primo cittadino ultrà concepisce i rapporti con i media). La cosa, almeno in una fazione interna ampiamente minoritaria di cronisti e direzione non è stata presa bene, mentre una gran parte della truppa o se n’è sovranamente infischiata o ha persino provato un brividino di soddisfazione. I rumors, però, dicono che ai piani alti – quelli alti davvero – del Gruppo questo sindaco piaccia, piaccia da matti, sia proprio un amico. E in effetti il trattamento con i guanti di bambagia riservatigli dal quotidiano di via Paoli dal giugno 2022 a fine 2023 non era certo stato ingeneroso. Anzi, è volata pure qualche coccola. Eppure non è bastato.

Scontento per un articolo che non lo incensava, il sindaco si ammutolisce anche davanti ai taccuini Provinceschi. E costringe da due mesi il giornale – quello autodescritto domenica dal direttore Minonzio come “chi non è sulla Provincia è come se non ci fosse”, roba da tenersi la pancia dalla risate (cit.) – a riprendere rapinesiane dichiarazioni ovunque, talvolta peraltro ‘dimenticandosi’ di citare la fonte ma vabbè. Oggi un caso di scuola: parlando della richiesta inoltrata dal Comune alla Prefettura per installare 10 nuovi autovelox in città (Napoleona, Varesina, Canturina, via Paoli e tangenziale), il quotidiano deve fare come un blogger fallito qualsiasi, meglio se di Lipomo, e citare misteriosi “media locali” senza nome che avevano già dato conto della cosa, abbozzare un vaghissimo “in tv aveva detto” che poi la tv era Espansione, e poi aggrapparsi alle parole pronunciate dal sindaco persino a Zona Bianca su Rete4 pur di mettere un virgolettato in pagina. Non parliamo poi delle acrobazie del sabato mattina per riprendere i telecomizi su Etv del venerdì sera senza dare troppo nell’occhio, manco fosse un ComoZero all’indice qualunque.

Di fronte a questo smacco, domenica scorsa il direttore Minonzio cerca di “minacciare” Rapinese per farlo tornare nei ranghi e sulle sue pagine tramite il fruttato editoriale dal titolo “Il potente non parla al giornale? Peggio per lui“. Uno a quel punto si aspetta cannoneggiamenti, fulmini e saette. E invece no, si punta sul melò, cercando di non irritare troppo il destinatario del “Boo!” poiché – da qui in poi citiamo testualmente – al direttore “gli sta simpatico il sindaco di Como, Alessandro Rapinese”, perché “si ricorda i lunghissimi anni di opposizione solitaria, durante i quali ha ingurgitato tonnellate di letame nell’angolo degli appestati”, perché ne va rimarcata “l’oggettiva preparazione su tanti dossier” ma anche “l’amore sincero verso la città che gli riconoscono anche i nemici più acerrimi, oltre ad avere la fortuna di arrivare dopo una serie di amministrazioni disastrose (un taxi vuoto si è fermato davanti a Palazzo Cernezzi: è sceso Landriscina…)”. Mancava solo il “com’è umano lei…”, in sostanza.

Ma non basta, perché l’editoriale che dovrebbe spaventare il sindaco riottoso vede ancora passaggi ferocissimi riservati a Rapinese tipo che è un “uomo intelligente” e poi, persino quando si tenta di dargli un buffetto sulla Ticosa dicendo che “su alcuni temi strategici ha preso decisioni criticabili”, il direttore corre subito ai ripari spiegando che “su questa pratica può esibire due buoni argomenti: ha sempre detto che avrebbe fatto così e quindi non ha ingannato i suoi elettori, e dopo quarant’anni di chiacchiere e distintivi di svariati Giolitti e De Gasperi forse un parcheggio è meglio di un calcio nei denti”. Bene! Bravo! Bis! Insomma, dagli uffici supremi di via Paoli proprio non ce la si fa a usare la bacchetta sulle dita del sindaco.

Il finale dovrebbe essere quello più cattivo: “Se (alla Provincia, ndr) non parla lui, parlerà qualcun altro. Magari dell’opposizione”, salvo comunque tirare uno schiaffo ‘aggratis’ alle minoranze con un gratuito “sempre se esistesse un’opposizione”. Così giusto per capire di chi sono le colpe.

Vabbè, ma alla fine, dopo tutti questi garibaldini affondi, un po’ di paura l’avrà presa il sindaco di Como, al quale viene persino fatto balenare il fatto che senza l’appoggio del giornale perderà le elezioni 2027 come accaduto a Letizia Moratti a Milano quando decise di non parlare a Libero (cioè, capito? Moratti perse con Pisapia perché non parlava con Libero, roba da “tenersi la pancia dalle risate” cit. bis)? A giudicare dalla videointervista esclusiva appena concessa da Rapinese alla trasmissione Lo Specchio della Rsi, che ovviamente La Provincia ha dovuto riprendere di seconda mano, non sembra. Il dolcissimo ‘torna a casa Rapi’ non ha funzionato. Per ora. Benvenuta nella Compagnia del Castigo, cara Provincia. Un giorno torneremo a sentire il profumo del virgolettato fresco (noi dopo di voi, a naso). Ma quando uscirai dalla cantina dei reprobi, chi avrà deciso: lui o tu?

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