La stabilità energetica della Confederazione Elvetica vacilla sotto la pressione dei mercati internazionali. Secondo Florence Schurch, segretaria generale di Suissenégoce (l’associazione elvetica del commercio di materie prime), in Svizzera il rischio di una carenza di carburante è ormai “molto elevato”.
In una recente intervista concessa alle testate romande Tribune de Genève e 24 heures, Schurch ha tracciato un quadro preoccupante che va oltre i confini nazionali. Già durante il mese di marzo, l’associazione aveva segnalato l’imminente esaurimento delle riserve strategiche in nazioni come Filippine, Vietnam e Bangladesh. Oggi, quel timore è diventato una realtà tangibile: “Ad essere sincera, la situazione si sta davvero complicando”, ha ammesso con pragmatismo la segretaria generale.
Gas e scorte alimentari: un equilibrio precario
Non è solo il comparto petrolifero a destare ansia; anche la questione del gas viene definita “seria”. Il ciclo naturale di stoccaggio estivo è compromesso da incidenti infrastrutturali imprevedibili, tra cui spicca la “causa della distruzione di una raffineria in Qatar, che non sarà ricostruita in tempi brevi”.
Oltre all’energia, l’ombra della crisi si allunga sul carrello della spesa. Si prevede infatti un’impennata globale dei prezzi dei generi alimentari. Sebbene per la Svizzera l’impatto si preannunci più moderato rispetto ad altre economie, la pressione inflazionistica resta un’incognita per i consumatori.
Il nodo delle riserve all’estero e la dipendenza energetica
Uno dei punti più critici sollevati da Suissenégoce riguarda la logistica delle scorte. Attualmente, le riserve di gas della Confederazione sono stoccate in territorio estero, principalmente in Germania e Francia. Una strategia che, in caso di crisi geopolitica acuta, espone il Paese a rischi di isolamento.
“L’esperienza del Covid ci ha insegnato che, in situazioni di emergenza, il sostegno internazionale può venire meno”, ha ammonito Schurch, ricordando il blocco delle mascherine avvenuto durante le fasi più critiche della pandemia. Con una sola raffineria attiva sul territorio nazionale — capace di soddisfare appena il 20% del fabbisogno — la Svizzera potrebbe trovarsi costretta a sfruttare il proprio potere d’acquisto per sopravvivere alla concorrenza internazionale, accaparrandosi le risorse a prezzi fuori mercato.
Petrolio: verso i 150 dollari al barile?
L’instabilità è alimentata anche dalle tensioni diplomatiche tra Stati Uniti e Iran. Con il prezzo del greggio che ha già sfondato quota 125 dollari al barile, le prospettive a breve termine rimangono cupe. L’ipotesi di un prolungamento del blocco dei porti iraniani da parte della Casa Bianca potrebbe spingere l’oro nero fino ai 150 dollari.
La conclusione di Florence Schurch lascia spazio a pochi dubbi sulla complessità della sfida: “Non esiste una soglia precisa oltre la quale il sistema si arresta – ha chiosato la segretaria generale – Tutto dipende da come gli operatori percepiscono la durata del conflitto e dall’evoluzione della domanda”.
In questo scenario, la Svizzera si prepara a un periodo di incertezza, dove la sicurezza degli approvvigionamenti diventerà la priorità assoluta dell’agenda politica ed economica.