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Alberghi e ristoranti nel Comasco, dura accusa Cgil: “Part time costretti a lavorare 40 ore, straordinari non pagati”

Un territorio che vuole vivere di turismo deve investire sulla qualità del lavoro.

Per questo, è necessario, ora più che mai, andare a intervenire su quella platea ampia, circa il 40% di addetti dei settori, che in provincia vengono assunti part time pur lavorando 40 ore settimanali, che hanno contratti a chiamata invece d’essere regolarizzati come stagionali e che si vedono, spesso, forfettizzati gli straordinari o addirittura non pagati.

L’allarme è lanciato da Fabrizio Cavalli, segretario provinciale della Filcams Cgil.

“I settori rappresentano circa 5mila lavoratori ed è la fotografia dell’economia comasca – commenta Cavalli – o quantomeno di una zona della provincia, per esempio il lago e il capoluogo. Non si tratta di un problema residuale, bensì sostanziale”.

Le questioni riguardano i lavoratori giovani, ma anche tanti professionisti più maturi. Si parla per esempio di camerieri, chef, lavapiatti, personale delle cucine e delle camere.

I problemi principali riscontrati dal sindacato in provincia riguardano un utilizzo errato del contratto a chiamata invece di quello stagionale, in cui le persone si trovano costrette a lavorare 40 ore e con un orario di lavoro vero e proprio. Un altro nodo è quello degli straordinari non pagati, il cosiddetto lavoro grigio, insieme con la forfettizzazione dello straordinario.

“Anche in questo caso i più giovani sono spesso i più colpiti in quanto più fragili, meno preparati sui diritti e meno esigenti, magari perché vivono ancora in famiglia. Stesso discorso vale per molti lavoratori migranti costretti ad accettare condizioni al di là delle regole. A questo proposito, chiediamo un tavolo di discussione per la stagionalità”.
Il rischio è che, a queste condizioni, non si trovi più il personale. “Per un territorio che vuole vivere di turismo – conclude Cavalli – la qualità del lavoro è importante. Per questo, rilanciamo la nostra idea: un bollino di qualità per chi assume in modo corretto”.

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