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Como, addio alla scuola: “Siamo passati dalla mala politica al bullismo. Si violano le norme minime di sicurezza e decenza”

L’annuncio del sindaco di Como Alessandro Rapinese è certo la notizia che scalda gli animi in queste ore. Come ormai sanno tutti ieri sera in consiglio comunale il primo cittadino ha chiarito: “Famiglie, a settembre la scuola Corridoni chiude. Provveditore e dirigente trovino le aule in 5 scuole”. E le famiglie hanno subito risposto annunciando il ricorso al Consiglio di Stato. Poi sono arrivate le reazioni della politica.

Adesso prende parola Simone Molteni, presidente del consiglio di istituto Como Borgovico. Ecco quanto scrive in una Nota:

Questa amministrazione non dialoga. Non lo fa mai, su nessun tema che conti davvero per la città — scuole comprese. Chi fa domande legittime sui laboratori didattici o sulle aule di sostegno per bambini con disabilità — che tutta la maggioranza ritiene inutili e il nostro sindaco chiama “aule dei cucù” — riceve insulti, non risposte. Sberleffi e aggressività da un lato, silenzio omertoso e vile dall’altro: tutta la maggioranza tace sempre sul merito delle questioni. Nessuno risponde sui contenuti. In privato molti confessano di non condividere toni e scelte, ma in pubblico nessuno ha la dignità di metterci la faccia. Non con i genitori, non con l’Istituto, non con i giornalisti — a cui ormai è prassi non rispondere nemmeno.

Il consiglio comunale di ieri sera ha fatto un salto ulteriore, e serio: dalla mala politica siamo passati al bullismo vero e proprio.

Sperperare le risorse appena investite dal Comune, dal PNRR e dallo Stato per peggiorare l’offerta formativa in una città ricca come Como non era saggio — ma era ancora, in fondo, una visione politica sbagliata. Era semplice “mala politica”. Ieri sera è emersa un’anima più buia. Perché i tempi e i modi di una chiusura non sono dettagli: sono la sostanza. È bullismo perché nei plessi che dovrebbero accogliere i bambini della Corridoni il Comune non ha ancora avviato né la progettazione né i lavori di ampliamento e adeguamento. Una politica normale avrebbe atteso la sentenza del Consiglio di Stato, per poi procedere con la chiusura al 1° settembre 2027, prendendosi il tempo di progettare e realizzare almeno gli interventi minimi necessari.

Ieri sera si è scelto invece di forzare la mano. E lo si è fatto:

  • mentre il percorso legale è ancora aperto — manca la sentenza del Consiglio di Stato;
  • minacciando famiglie e personale scolastico, costretti a navigare nell’incertezza nel mezzo della pausa estiva e praticamente senza preavviso (ricordo che l’anno scolastico comincia l’1 settembre)
  • scegliendo di non inviare alcuna comunicazione ufficiale alle scuole (nulla è pervenuto fino ad oggi 23 luglio) e parlandone solo in consiglio comunale proprio l’ultimo giorno di lavoro della dirigente scolastica prima delle ferie.

Il punto è semplice: trasferire bambini senza aver completato i lavori di adeguamento significa violare le norme minime di sicurezza e di decenza che un paese civile dovrebbe garantire. Significa ignorare che un bambino delle elementari ha bisogno di una mensa e di bagni a sua misura — e che le esigenze di chi è appena uscito dall’asilo non sono quelle di un ragazzo di terza media. Non solo la Foscolo ma nessuno degli altri plessi selezionati dal comune è pronto. Fingere di non saperlo dice tutto sulla sensibilità di questa amministrazione, e su quanta attenzione riservi a chi, con le tasse, paga anche i loro compensi.

Chiudere scuole piene e vive è già discutibile. Farlo così è vergognoso. Questa amministrazione tutela i propri interessi, non quelli dei bambini, delle famiglie, dei cittadini. In concreto: già questo lunedì Preside e Provveditore si incontreranno d’urgenza per discutere la situazione. E sempre lunedì verrà depositato il ricorso al Consiglio di Stato. Grazie a tutti i genitori ricorrenti e alle famiglie che da due anni convivono con questa incertezza. Condivido la frustrazione, ma ricordo che la stragrande maggioranza della città ci sostiene e che questa battaglia è importante perché difende i valori della nostra comunità e il futuro dei nostri figli. 

 

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