Prima l’annuncio del sindaco Alessandro Rapinese ieri sera in consiglio comunale: Rapinese: “Famiglie, a settembre la scuola Corridoni chiude. Provveditore e dirigente trovino le aule in 5 scuole”. Poi la reazione delle famiglie: Como, il sindaco chiude la scuola ma i genitori vanno in Consiglio di Stato: “E la Foscolo non è pronta”.
Insomma il braccio di ferro sulla chiusura della scuola Corridoni continua e scalda il dibattito estivo. Dopo le famiglie interviene la politica. Vittorio Nessi, capogruppo di Svolta Civica sottolinea:
L’ennesimo attacco di Rapinese ai genitori della Corridoni ha tutto il sapore della ritirsione nei confronti di chi ha osato contestare il suo pensiero. La realtà è che, dietro l’aggressività, emerge tutta l’incapacità di questa amministrazione di gestire vicende complesse e di offrire alternative credibili. Tra pochi mesi Como potrà voltare pagina. La prossima amministrazione avrà il compito di rimettere in sicurezza il sistema scolastico cittadino e far dimenticare quattro anni di incapacità amministrativa.
Subito dopo interviene il Partito Democratico:
Scuola di via Sinigaglia, il PD contro Rapinese: “Parole colme di odio e paura. Un bluff senza programmazione. Totalmente inadeguato al ruolo che ricopre”
Parole colme di odio destinate a colpire e spaventare le famiglie della Corridoni. Durante l’ultimo Consiglio Comunale ci siamo trovati di fronte all’ennesimo show di basso livello che dimostra, ancora una volta, la totale inadeguatezza del sindaco al ruolo che ricopre. Il tutto nel silenzio complice e assordante di Roperto, di tutti i consiglieri di maggioranza e di tutti gli assessori. Dire con cinismo ai genitori ‘da settembre la scuola è chiusa, arrangiatevi nelle altre cinque, è inaccettabile. I piccoli della Corridoni non sono pacchi postali da scaricare nei corridoi della Foscolo, della Filzi, della Perti o di via Fiume.
È pura follia fare un annuncio del genere a fine luglio, senza aver minimamente provveduto ai lavori di predisposizione delle aule e degli spazi educativi necessari nelle altre strutture. Le parole del Sindaco svelano ancora una volta il suo bluff: non c’è programmazione, non c’è pianificazione, non c’è alcun percorso politico, c’è solo totale incapacità amministrativa e incompetenza dimostrata anche dal tentativo maldestro di scaricare la colpa su Provveditore e dirigenti scolastici, intimando loro di ottemperare.
Arrivare a spaventare i genitori, avvertendoli con fare minaccioso che rischiano di ‘trovarsi a piedi’, sembra uno di quei falli di reazione di chi sta perdendo la partita a pochi minuti dalla fine: Rapinese è il Paredes di Como che vede svanire il consenso e abbassa sempre di più il livello del dibattito pur di restare al centro dell’attenzione.
La Como che vogliamo sarà una Como con un Sindaco che unisce la comunità, rassicura, media e trova soluzioni. Rapinese invece gode nel creare il caos, spargere incertezza e poi insultare le vittime delle sue stesse decisioni sbagliate. Continuiamo ad essere al fianco dei genitori, a sostenerli in tutte le loro iniziative, anche nella loro decisione di ricorrere al Consiglio di Stato. Siamo pronti per costruire un futuro migliore per questa città, ad iniziare dalla scuola Corridoni che, come abbiamo già detto, con noi sarà una scuola e non un parcheggio.Daniele Valsecchi, segretario cittadino
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Poi la Nota di Fratelli d’Italia:
SCUOLA CORRIDONI, MOLINARI (FDI): “ARROGANZA NON SIGNIFICA BUONA AMMINISTRAZIONE. PRIMA DI CHIUDERE UNA SCUOLA BISOGNA GARANTIRE UN FUTURO AI BAMBINI.”
Le dichiarazioni rilasciate dal Sindaco nel corso dell’ultimo Consiglio comunale sulla scuola Corridoni lasciano sconcertati non solo per il contenuto, ma soprattutto per il tono utilizzato nei confronti dei genitori che, da mesi, stanno difendendo il futuro dei propri figli.
Liquidare le loro preoccupazioni con atteggiamenti offensivi e sprezzanti non è degno di chi rappresenta un’istituzione.Un Sindaco dovrebbe ascoltare, confrontarsi e spiegare. Non deridere chi pone domande legittime. Fratelli d’Italia non entra oggi nel merito delle vicende giudiziarie né della competenza del Comune a programmare la rete scolastica. Il punto è un altro.
Prima di chiudere una scuola occorre dimostrare, con dati oggettivi e non con semplici dichiarazioni, che esistano realmente spazi adeguati ad accogliere tutti gli alunni, garantendo la stessa qualità dell’offerta formativa, l’inclusione dei bambini con bisogni educativi speciali e la piena sicurezza.Da quanto emerge, questo quadro di certezze oggi non sembra affatto esistere. A ciò si aggiungono conseguenze che non possono essere liquidate come dettagli: lo smembramento di classi che negli anni hanno costruito relazioni educative e di amicizia, il trasferimento di bambini in plessi diversi, l’aggravio organizzativo per centinaia di famiglie e le inevitabili difficoltà di spostamento in una città che già oggi vive pesanti criticità sul piano della viabilità e dei parcheggi.
Una scuola non è un insieme di muri da spostare su una planimetria.È una comunità educativa fatta di bambini, insegnanti, famiglie, relazioni e inclusione. Per questo motivo chiediamo ancora una volta all’Amministrazione comunale di abbandonare ogni atteggiamento ideologico e autoreferenziale, aprendo un confronto serio con le famiglie, con il personale scolastico e con tutte le istituzioni coinvolte. Le decisioni amministrative possono essere anche difficili, ma devono essere accompagnate dal rispetto delle persone e dalla certezza di offrire soluzioni realmente migliori.
Su questo continueremo a vigilare, nell’interesse esclusivo dei bambini e delle loro famiglie.Stefano Molinari
Presidente Provinciale Fratelli d’Italia Como
