IN AGGIORNAMENTO
Primissime reazioni dopo la decisione del Consiglio di Stato che ha salvato la scuola Corridoni di Como
Simone Molteni, presidente del consiglio di istituto Como Borgovico
Oggi siamo molto felici, il mio pensiero va innanzitutto alle famiglie, alle incertezze e alle tensioni, spesso ingiustificate, che hanno dovuto vivere negli ultimi mesi.
Oggi possiamo festeggiare perché, per quest’anno, la scuola Corridoni resterà aperta, continuando a essere, come lo è stata per decenni, un punto di riferimento per le famiglie e per tutto il quartiere. Festeggiamo questo risultato, ma siamo consapevoli che il percorso non è ancora concluso: in futuro ci attende il giudizio di merito del Consiglio di Stato. Come istituzione scolastica, rimaniamo convinti che un vero dialogo, senza inutili contrapposizioni e senza aggressività, sia la strada corretta per affrontare questa vicenda. È l’unico modo per evitare alle famiglie della nostra scuola ulteriori, inutili sofferenze. Noi siamo disponibili al confronto, perché l’unica cosa che vogliamo davvero è difendere le nostre famiglie, i nostri docenti, i collaboratori e la qualità dell’istruzione dei nostri figli.
Sergio Gaddi, consigliere regionale e coordinatore provinciale di FI:
È una grandissima emozione, una vittoria della civiltà, della cultura e dell’educazione. Gioisco insieme alle famiglie, alle maestre, al personale e soprattutto ai bambini. È stata sanata una clamorosa ingiustizia che avrebbe infangato la città intera. Ma in questo momento felice l’aspetto più triste è la guerra continua di questo sindaco contro i cittadini, obbligati a difendersi sempre in tribunale anziché essere tutelati dall’amministrazione.
Aver combattuto tutti insieme a testa alta per difendere questa scuola è una soddisfazione civica senza prezzo.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino del Pd
La scuola Corridoni resta aperta: i giudici salvano un presidio fondamentale. Lavoriamo per rendere questa decisione definitiva
Accogliamo con grandissima gioia e profondo sollievo la decisione dei giudici che ha salvato la scuola Corridoni, confermandone l’apertura. È una vittoria della ragionevolezza, del diritto allo studio e della mobilitazione di un’intera comunità.
Gioiamo insieme alle famiglie, agli studenti, ai lavoratori della scuola e a tutta la città di Como. Questa decisione dimostra che quando si difendono con forza i servizi educativi e sociali, i fatti e la giustizia sanno bussare alle porte di chi governa. Come Partito Democratico stiamo già al lavoro e lavoreremo perché questa decisione diventi definitiva: la Corridoni deve restare aperta, è una scuola viva e frequentata da tanti studenti. Lo studio e le scuole devono essere riconosciuti come presidi essenziali del nostro territorio, affinché in futuro non ci siano più decisioni assurde e polemiche sterili sulla pelle dei nostri ragazzi.
Siamo contenti che, nonostante i tentativi sempre più maldestri e ambigui e messi in campo dall’attuale amministrazione, si sia arrivati a questo risultato.
Tuttavia, in mezzo a tanta gioia, un elemento ci fa riflettere con preoccupazione su un lato oscuro: che la decisione sia legata ad aspetti tecnici e al fatto che in Via Fiume non ci sarebbero adeguate condizioni di sicurezza.Noi non ci fermiamo qui: lavoreremo affinché in futuro le scuole siano aperte, sicure e all’altezza delle aspettative, perché la nostra città sappia attrarre e accogliere famiglie e giovani, e perché non si debba più parlare di condizioni di sicurezza inadeguate negli edifici scolastici del nostro territorio. Il nostro impegno per una Como viva, accogliente e con una visione futura non si ferma oggi.
Stefano Molinari, coordinatore provinciale FdI:
CORRIDONI, IL CONSIGLIO DI STATO BLOCCA LA DELIBERA DEL COMUNE. LA SCUOLA RESTA APERTA.
La Corridoni resta aperta.
È questa, prima di tutto, la notizia più importante. Una notizia che riguarda oltre 200 bambini, le loro famiglie, gli insegnanti e un intero quartiere che in questi mesi ha difeso la propria scuola.Ma la decisione di oggi del Consiglio di Stato rappresenta anche una nuova e pesante battuta d’arresto per il sindaco Rapinese. Dopo mesi di decisioni, cambi di programma e soluzioni alternative individuate quando ormai l’anno scolastico era alle porte, il Consiglio di Stato ha bloccato la delibera del Comune. La Corridoni rimane aperta e il giudizio di merito viene rinviato a data da destinarsi.
Lo avevamo detto: chiudere una scuola senza avere prima una soluzione alternativa concreta, verificata e adeguata non è programmazione. È improvvisazione.
E oggi questa vicenda dimostra ancora una volta quanto sia importante ascoltare le famiglie, gli insegnanti e le istituzioni competenti prima di assumere decisioni che riguardano il futuro dei nostri bambini.Personalmente ho seguito questa vicenda fin dall’inizio, passo dopo passo, mantenendo un confronto costante con il Sottosegretario di Stato Paola Frassinetti.
L’ho informata puntualmente di quanto stava accadendo, delle preoccupazioni delle famiglie e delle criticità che emergevano, chiedendole di intervenire e di portare la vicenda all’attenzione delle istituzioni scolastiche e del Ministero.Paola Frassinetti ha dimostrato, con i fatti, di esserci stata. La sua presenza alla Corridoni, proprio all’inizio dell’anno scolastico, insieme alla comunità scolastica, è stata un segnale concreto di vicinanza e di attenzione istituzionale.
Oggi quella scuola è aperta. E credo che questo sia il momento di riconoscere il lavoro di tutti coloro che, in questi mesi, hanno contribuito a difenderla. Ma questa vicenda lascia anche una domanda politica alla città: è questo il modo in cui vogliamo che Como venga amministrata? Decisioni calate dall’alto, poca programmazione, soluzioni costruite all’ultimo momento e un rapporto troppo spesso conflittuale con cittadini e istituzioni non possono essere il modello per governare una città. Como ha bisogno di un’amministrazione che sappia programmare prima di decidere, ascoltare prima di imporre e dialogare prima di arrivare allo scontro.
Oggi festeggiamo la Corridoni aperta.
Domani continueremo a lavorare perché Como abbia finalmente un modo diverso di essere amministrata.
Per i bambini. Per le famiglie. Per la nostra città.
Elisabetta Patelli, Avs Como:
LA CORRIDONI RESTA UNA SCUOLA. E QUESTA È UNA NOTIZIA CHE PARLA DEL FUTURO DI COMOIl Consiglio di Stato ha fermato il trasferimento degli oltre 200 alunni della Corridoni. Ma questa vicenda va molto oltre una battaglia amministrativa. Qui si confrontano due idee profondamente diverse di città. Da una parte una scuola pubblica, un presidio educativo e sociale, bambini, famiglie, insegnanti, un quartiere e una comunità che chiedono di essere ascoltati. Dall’altra la scelta dell’Amministrazione Rapinese di chiudere quella scuola nell’ambito di un progetto che prevede la realizzazione di un autosilo. Scuola o parcheggio non è una contrapposizione simbolica: è una questione di priorità. Noi pensiamo che una città che guarda al futuro debba investire nei servizi pubblici, nell’educazione, nella qualità degli spazi urbani e in una mobilità capace di ridurre, non aumentare, la pressione delle automobili nel cuore della città.La vicenda Corridoni dimostra anche quanto sia importante che le decisioni che incidono sulla vita delle persone non vengano calate dall’alto. Genitori, insegnanti e cittadini hanno fatto sentire la propria voce e hanno chiesto per mesi ascolto e confronto.Adesso serve una scelta chiara per il futuro della Corridoni: investire sulla scuola, migliorarla e restituire finalmente serenità alla sua comunità scolastica.Como ha bisogno di scuole, servizi, verde e spazi pubblici di qualità.Il futuro della città non si costruisce facendo posto alle automobili. Si costruisce facendo posto alle persone.Questa chiusura secondo me è molto più forte: trasforma il caso Corridoni in una questione generale di visione della città, senza fermarsi alla vittoria giudiziaria.
CORRIDONI RESTA APERTA: FIGURACCIA DI RAPINESE. ADESSO SI DIMETTA E CHIEDA SCUSA ALLE FAMIGLIE E ALLA CITTÀ.
Il Consiglio di Stato – dichiarano Elena Negretti (Capogruppo della Lega in Consiglio Comunale e Commissario della Lega di Como) e Paolo Muttoni (Coordinatore della Lega Giovani Cumasch) – dà ragione alle famiglie e boccia l’arroganza dell’amministrazione. La storica scuola Corridoni resta aperta, confermando ciò che la Lega, l’opposizione, i comitati e il mondo della scuola gridano da mesi: i nostri ragazzi non si toccano e l’istituto può e deve restare dov’è.
È una sconfitta netta – continuano Negretti e Muttoni – e umiliante per il Sindaco Rapinese, che ha costruito un’intera operazione di chiusura forzata basata sul nulla.
Ma se la struttura era inadeguata già da quattro anni, perché non l’ha chiusa subito? Perché non ha investito immediatamente risorse per ristrutturarla, invece di sperperare soldi pubblici in procedimenti giudiziari?
Per mesi Rapinese – attaccano Negretti e Muttoni – ha tenuto in ostaggio il nostro territorio, gettando nel limbo duecento alunni e le loro famiglie. Anziché lavorare per migliorare e mettere in sicurezza la scuola di via Corridoni, ha preferito la soluzione più comoda: lo sfratto. Ha giocato sulla pelle dei più piccoli pur di non ammettere di avere torto. Di fronte a questo disastro politico e amministrativo, Rapinese ha un solo dovere morale: chiedere scusa alle famiglie della Corridoni, ai docenti e a tutta Como.
Il Sindaco – concludono Negretti e Muttoni – prenda atto del proprio fallimento, la smetta di inventare scuse e rassegni le dimissioni. In tutto questo, risulta sempre più imbarazzante il silenzio dell’Assessore Roperto e dei consiglieri di maggioranza, tutti rigorosamente muti e complici di questo disastro, pur di tenersi stretta la poltrona. Ci sarà qualcuno, in maggioranza, che è in grado di prendere le distanze dal Sindaco?
