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Fino Mornasco, nel bosco tra le ville una mega antenna alta 37 metri? Tra poche ore la decisione

Solo poche ore fa davamo conto della decisione di non consentire, a Como in via Buozzi, l’installazione di una nuova antenna per la telefonia mobile, presentata dalla compagnia Iliad Italia.

Uno stop al progetto dovuto non ai controlli sulla salute o sulle onde elettromagnetiche, bensì per l’impatto visivo che un pilone alto più di trenta metri avrebbe avuto sul panorama comasco.

Intanto a 10 chilometri da Como, per la precisione a Fino Mornasco, in un insieme di particolare valore paesaggistico, l’immenso parco-bosco privato che costituisce per il PGT “area sensibile con particolari caratteristiche di tutela che si estende intorno alle villa Raimondi e villa Casiraghi”, tra poche ore, si saprà se ai margini dell’area boschiva, visibile dalla statale, sorgerà un’altra antenna, sempre per la telefonia, alta 37,50 metri.

Si tratta di una vicenda complessa che si trascina ormai da diversi mesi (la richiesta in Comune per l’installazione risale addirittura al 2025), e contro cui si sta battendo, a suon di ricorsi e studi approfonditi della normativa vigente, su incarico della famiglia Casiraghi e dalla Società LaVilla, l’architetto Flaviano Navone che li risiede da anni.

Il problema è delicato perché il manufatto è situato al limitare del bosco e, “una volta realizzato andrebbe a impattare enormemente sulla qualità paesaggistiche e di fruizione visiva di un ambiente di pregio, creato nei secoli dalla mano dell’uomo, a partire dalle proprietà Odescalchi nel 1722, poi Raimondi e Cicogna, quest’ultima dal 1963 di proprietà della Famiglia Casiraghi”, spiega Navone.

Inoltre, l’impatto sul bosco e su” una zona residenziale di pregio comporterebbe sicure ricadute negative anche sulle proprietà edilizie residenziali, che inevitabilmente perderebbe molto valore”, aggiunge.

rendering visuale senza antenna
rendering visuale con antenna

Ma il punto è anche un altro. “Ci viene riferito che ad agosto, dopo diversi passaggi, la Provincia di Como e L’UTR Foreste (due degli enti coinvolti in materia, insieme a Soprintendenza, Arpa e i comuni interessati), hanno chiesto al Suap di Fino Mornasco (competente in tali decisioni e che aveva chiuso la prima Conferenza dei servizi con parere favorevole), di poter avere ulteriori documenti sul reale impatto paesaggistico del manufatto dall’azienda di telefonia. Passaggio dopo il quale ora si attende – (la data in cui gli enti devono trasmettere le proprie valutazioni è fissata per oggi ndr) – il parere della Soprintendenza. Ma qualora tale indicazione non dovesse arrivare tale silenzio varrà come assenso”, commenta l’ architetto Navone che non riesce a spiegarsi l’atteggiamento silente della Soprintendenza, Ente “deputato per legge a svolgere compiti di indirizzo di tutela sui Beni Paesaggistici e Monumentali e che dovrebbe esprimersi obbligatoriamente in collaborazione con Provincia, Arpa ed UTR Foreste regionale, con un  parere che  sarebbe dirimente e prevalente ed impedirebbe eventuali ricorsi da parte dell’azienda telefonica ”.

la visuale dalla statale

E scendendo nel dettaglio va detto come solitamente i boschi “siano sempre protetti. Ma le regole di quel particolare mappale sono cambiate. Ora, se parte del bosco ha destinazione residenziale, come nel nostro caso, è previsto che possano essere creati dei servizi essenziali come strade, fognature e anche antenne per la telefonia che sono equiparate a beni essenziali”, spiega sempre Navone.

“Abbiamo fatto delle valutazioni e dei rendering. Abbiamo anche effettuato riprese e simulazioni con un drone (il lavoro è stato commissionato a Mattia Amadori e i rendering all’architetto Andrea Bocchin) per mostrare la situazione e per mostrare anche l’impatto paesaggistico e come l’antenna sarebbe visibile pure dalla strada e da ampie parti anche sensibili del territorio comunale . Mi auguro che la Soprintendenza e gli altri Enti abbandonino la posizione silente ed assuma la medesima decisione del recente caso di via Bozzi a Como, in difesa del bene comune del paesaggio percepito formatosi nei secoli e dei  privati che tanta fatica ed impegno anche economico profondono nel mantenerlo”, chiude l’architetto.

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