Musica, ma anche racconti, voci, testimonianze. Questo è quello che hanno portato ieri sera sul palco del Teatro Sociale gli studenti delle classi musicali dell’Istituto Comprensivo Como Borgovico, a cui si sono uniti alcuni studenti della media Don Milani di Firenze, ospiti in città a conclusione di un intenso gemellaggio, in occasione del concerto-spettacolo “Germogli di giustizia, fiori di libertà” che ha anticipato la Giornata Nazionale della Legalità dedicata a tutte le vittime delle mafie nell’anniversario dell’attentato di Capaci.

E mentre sul palco, tra la musica e i ragazzi che hanno prestato la loro voce e i loro corpi a chi combatte ogni giorno in prima linea per far vincere la legalità, ma soprattutto a chi è caduto nel tentativo di opporsi o, semplicemente, perché si trovava nel posto sbagliato, in platea la commozione degli spettatori era palpabile.

“Se vogliamo una società veramente giusta in cui nessuno si senta mai bullizzato, escluso o invisibile, i tribunali non bastano. Servono persone con tre talenti: ascolto, rispetto e coraggio – sono state le parole di Simone Molteni, presidente del Consiglio d’Istituto dell’IC Como Borgovico – ascolto e rispetto per gli altri, soprattutto se sono in difficoltà, non sono favori, sono la condizione minima della civiltà. È il minimo indispensabile per avere un mondo veramente giusto”.

Da qui, l’importanza della scuola come luogo di formazione, ma soprattutto come punto di riferimento quotidiano per famiglie e ragazzi, con particolare attenzione a chi è più fragile: “La scuola è la prima soluzione per costruire una società più giusta. Dovrebbe essere aperta tutto il giorno per giocare, per fare sport, per imparare a stare insieme. Scuole aperte fino a sera, e anche d’estate, perché ce n’è bisogno. La scuola deve essere un porto sicuro dove genitori in difficoltà possano lasciare i figli sapendo che troveranno amici e qualcuno che si prenderà cura di loro. Con serenità, senza doversi fare i conti in tasca per capire se possono permetterselo – sono state infatti le parole di Molteni – l’alternativa per chi è in difficoltà è spesso quella che conosciamo tutti: è lasciare i figli da soli, ipnotizzati davanti a uno schermo capace di proiettarli in mondi pericolosi e totalmente inadatti al loro sviluppo. Se ci spaventa la violenza e la rabbia dei giovani, l’unica soluzione è fornire alternative vere, spazi di incontro sani e alla portata di tutti. Come una scuola sempre aperta in cui puoi arrivare a piedi. Con una palestra, un giardino, dei laboratori, degli strumenti musicali. E con degli adulti motivati che danno il 100%. Perché se a un ragazzo non viene dato spazio, ascolto e rispetto, quel ragazzo non si trasformerà in un fiore di pace ma in una mina vagante. E quando esploderà, la colpa non sarà solo sua. Sarà di tutti quelli che non hanno capito e non hanno agito. A maggior ragione se ne avevano le possibilità”.

Chiarissimo il riferimento, naturalmente, alle decisioni prese dalla giunta Rapinese in merito alle chiusure di diverse scuole cittadine tra cui – tra cui la primaria “De Calboli” nel fragilissimo quartiere di Ponte Chiasso, e il nido Magnolia (qui la cronaca) – e al rischio di chiusura di altre realtà come la primaria di via Sinigaglia che fa parte proprio di questo Istituto Comprensivo.

“Per questo serve anche il coraggio. Quella cosa per cui tu non resti indifferente se vedi qualcosa di sbagliato. Quella cosa per cui non ti giri dall’altra parte e difendi il più debole, senza calcoli. Non abituatevi mai all’ingiustizia – ha detto – per questo abbracciamo gli amici di Ponte Chiasso e del Magnolia. Perché hanno perso la loro scuola, ma hanno avuto il coraggio di lottare. E ringraziamo tutti i genitori e i comitati che ancora lottano per avere una società più giusta e per tenere aperte le proprie scuole”.

Presenti, il Comandante Provinciale dei Carabinieri e una rappresentante della Polizia di Stato a nome del Questore ma non, purtroppo, alcun esponente dell’amministrazione comunale che pur ha una delega specifica dedicata alla lotta alle mafie semplificata, dopo il rimpasto dello scorso febbraio, nella generica voce di “Legalità”, in capo all’assessore Alberto Fontana.
Qui il discorso completo di Molteni:
Quanta bellezza! I “germogli di giustizia e i fiori di pace” siete voi, alunni e docenti. E’ un’immagine splendida e poetica. Nella realtà, quando sentiamo parlare di “giustizia”, di solito perdiamo ogni poesia e pensiamo ai tribunali, alla burocrazia, a una macchina complessa, lenta e costosa che spesso arriva troppo tardi, quando il danno è già stato fatto.
Se un bullo vi prende in giro davanti a tutti verrà punito, ma la sofferenza che avete provato non può essere cancellata. Oppure pensate a chi inquina i nostri mari. Verrà condannato a pagare ma ormai il mare è inquinato ed è quasi impossibile ripulirlo. Quindi quella dei tribunali è una giustizia “a metà”.
Se vogliamo una società veramente giusta in cui nessuno si senta mai bullizzato, escluso o invisibile, i tribunali non bastano. Servono persone con 3 talenti: ascolto, rispetto e coraggio.
Ascolto e rispetto per gli altri -soprattutto se sono in difficoltà- non sono favori, sono la condizione minima della civiltà. È il minimo indispensabile per avere un mondo veramente giusto.
Noi oggi nelle scuole ascoltiamo ogni giorno la sofferenza di famiglie in difficoltà. Ci sono ragazzi pieni di ansia e di rabbia, magari perché si sono persi dentro a smartphone e mondi digitali che li disturbano e che non riescono a gestire da soli.
Poi ci sono le famiglie, sempre più spesso in affanno o in emergenza. Troppo lavoro, poco tempo, la frustrazione di non aver abbastanza soldi per trovare un appartamento decente in cui vivere. In Italia una persona su quattro è a rischio povertà. Una persona su quattro è tantissimo: sono i nostri amici, i nostri vicini, siamo noi.
La scuola cosa c’entra? La scuola è la prima soluzione per costruire una società più giusta.
Dovrebbe essere aperta tutto il giorno per giocare, per fare sport, per imparare a stare insieme. Scuole aperte fino a sera, e anche d’estate, perché ce n’è bisogno. La scuola deve essere un porto sicuro dove genitori in difficoltà possano lasciare i figli sapendo che troveranno amici e qualcuno che si prenderà cura di loro. Con serenità, senza doversi fare i conti in tasca per capire se possono permetterselo.
L’alternativa per chi è in difficoltà è spesso quella che conosciamo tutti: è lasciare i figli da soli, ipnotizzati davanti a uno schermo capace di proiettarli in mondi pericolosi e totalmente inadatti al loro sviluppo.
Se ci spaventa la violenza e la rabbia dei giovani, l’unica soluzione è fornire alternative vere, spazi di incontro sani e alla portata di tutti. Come una scuola sempre aperta in cui puoi arrivare a piedi. Con una palestra, un giardino, dei laboratori, degli strumenti musicali. E con degli adulti motivati che danno il 100%.
Perché se a un ragazzo non viene dato spazio, ascolto e rispetto, quel ragazzo non si trasformerà in un fiore di pace ma in una mina vagante. E quando esploderà, la colpa non sarà solo sua. Sarà di tutti quelli che non hanno capito e non hanno agito. A maggior ragione se ne avevano le possibilità.
Ecco perché la scuola non può essere solo il posto dove si parcheggiano i figli dalle 8 alle 13. Ecco perché pensare di chiudere una scuola per farci un autosilo e senza prima aver sistemato con cura il futuro di chi la vive è assurdo.
E se questo viene fatto senza ascolto e senza rispetto non è solo insensato, è inaccettabile.
Per questo serve anche il coraggio. Quella cosa per cui tu non resti indifferente se vedi qualcosa di sbagliato. Quella cosa per cui non ti giri dall’altra parte e difendi il più debole, senza calcoli. Non abituatevi mai all’ingiustizia.
Per questo abbracciamo gli amici di Ponte Chiasso e del Magnolia. Perché hanno perso la loro scuola ma hanno avuto il coraggio di lottare. E ringraziamo tutti i genitori e i comitati che ancora lottano per avere una società più giusta e per tenere aperte le proprie scuole.
Ai ragazzi dico grazie per questo concerto, ci avete mostrato quanta bellezza si può creare con una scuola aperta nel pomeriggio e con un laboratorio di musica. Continuate così e coltivate l’ascolto e il rispetto degli altri per essere meglio degli adulti di oggi. Puntate in alto e non accontentatevi perché una società più giusta la potete creare voi. Impegnatevi, siate migliori di noi.