Si addensano nubi scure sul futuro industriale della Lombardia. Al termine di due giorni di vertenza al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Electrolux ha confermato senza appello il piano di ridimensionamento in Italia, colpendo duro lo stabilimento di Solaro, nell’hinterland nord di Milano.
Per il sito produttivo milanese, che conta 617 dipendenti, la multinazionale ha ribadito 116 licenziamenti tra il personale a tempo indeterminato, a cui si aggiunge il mancato rinnovo di 111 lavoratori a termine. Ma a spaventare i lavoratori e le tute blu lombarde è anche il drastico cambio delle condizioni di lavoro richieste dall’azienda.
Cadenze da 140 pezzi all’ora e accordi saltati a Solaro
Secondo quanto denunciato dalle sigle Fim, Fiom e Uilm, l’azienda avrebbe sconfessato l’accordo precedente che prevedeva l’installazione di un’ulteriore linea produttiva entro il 2026. Contemporaneamente, Electrolux intende accelerare i ritmi della catena di montaggio, portando le cadenze dagli attuali 90 fino a 140 pezzi all’ora, puntando inoltre alla stabilizzazione di un unico turno giornaliero.
In sintesi: drastica riduzione dell’organico e carichi di lavoro enormemente superiori per chi resta. Una combinazione definita “insostenibile e inaccettabile” dai rappresentanti dei lavoratori.
La risposta dei lavoratori: presidi a Solaro e mobilitazione il 15 settembre
Dopo una prima assemblea con sciopero ai cancelli della fabbrica milanese, i sindacati hanno proclamato la mobilitazione generale per martedì 15 settembre. Le tute blu di Solaro incroceranno le braccia per 8 ore, unendosi alla protesta nazionale che vedrà una manifestazione centrale davanti allo stabilimento di Cerreto d’Esi (Ancona), destinato alla chiusura nell’ambito dello stesso piano da 1.450 esuberi complessivi.
“Questo folle piano non si deve concretizzare. Serve una convocazione urgente con il Ministro e con Regione Lombardia per impedire a Electrolux di scaricare sui lavoratori e sul territorio il costo delle proprie scelte”, il duro affondo di Andrea Torti, segretario generale della Fiom di Milano.
I sindacati ribadiscono che la protesta non si fermerà fino al ritiro dei licenziamenti e alla presentazione di un vero piano di rilancio per la fabbrica di Solaro e per tutti i siti italiani del gruppo.
