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Incredibile ma vero: lo scontro Comune-Carducci sullo sfratto va alla Corte Costituzionale

Lo scontro tra Associazione Carducci e Comune di Como arriva fino alla Corte Costituzionale. Così hanno deciso i giudici del Tar della Lombardia che doveva decidere sulla legittimità o meno dello sfratto dai locali di viale Cavallotti imposto dall’amministrazione allo storico sodalizio. Proprio su questa decisione l’associazione si era rivolta

Tribunale amministrativo, ma nel corso della contesa una nuova questione è emersa in queste settimane. In estrema sintesi, Palazzo Cernezzi si è appellato al fatto che la presidente del Carducci abbia sempre bisogno dell’autorizzazione scritta del Consiglio Direttivo per avviare una causa e ritenendo che, al momento del ricorso, però, Forgione abbia firmato la procura agli avvocati senza avere ancora questa autorizzazione in mano. Per queste ragioni, l’amministrazione ha prospettato l’inammissibilità stessa del ricorso.

Dal canto suo, l’Associazione Carducci invece ha ribadito di essere perfettamente in regola con la delega alla presidente Forgione da parte del consiglio direttivo, ritenendo regolare a tutti gli effetti quella già esistente e formalmente conferita per il procedimento precedente davanti al giudice ordinario. Quella stessa delega, sintetizzando, è stato poi ‘traslata’ in continuazione anche per il giudizio davanti al Tar, mantenendo piena validità.

Alla fine, dunque, il Tar ha sospeso tutto e la questione è stata inviata alla Corte Costituzionale. I giudici dovranno decidere se la legge sul processo amministrativo, nella parte in cui vieta di sanare la mancanza di autorizzazione, viola o meno la Costituzione. Se la Corte Costituzionale darà ragione al TAR, la regola verrà cambiata, l’errore dell’Associazione Carducci sarà considerato sanato e il Tar potrà finalmente decidere se lo sfratto del Comune era giusto o sbagliato.

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