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Zero info, zero trasparenza: Como digerisce tutto, anche che il nuovo stadio sia un videoselfone di Rapinese

Sarebbe tutto bellissimo. Se fossimo a Topolinia. E invece siamo a Como, dove giusto ieri sottolineavamo che il famoso lungolago invidiato da tutto il mondo è (senza motivi plausibili e sempre più spesso) un acquitrino maleodorante ma la cosa non turba alcuno, né tra i cittadini né ai vari livelli della politica (vabbè, diciamo politica). E va bene, passi.

Più surreale ancora è certamente ciò che si sta consumando attorno e soprattutto dentro lo stadio Sinigaglia. Non proprio il campetto a 5 dell’oratorio, insomma.

Ebbene, dopo settimane di annunci, mezzi annunci, annunci in mezza rovesciata del sindaco Alessandro Rapinese, ieri – a Como-Parma ancora calda – il Nostro ha annunciato l’avvio dei lavori per il rifacimento completo, previo abbattimento, della vecchia curva in tubi Innocenti. Ovvero, del cuore del tifo comasco e nel contempo di una struttura che accoglie migliaia di persone ogni 15 giorni e che sarà sostituita da una nuova curva totalmente diversa (che avete potuto sbirciare per la prima volta assoluta su questo giornale).

L’addio a quel vecchio mostro di metallo incombente su campo e Aero Club, che pure ha avuto una sua gloriosissima storia, è una buona notizia, oltre che obbligatoria affinché il Como possa disputare le competizioni europee. E l’arrivo di una curva finalmente con tutti i crismi è altrettanto una good news. Quello che proprio non va è, per l’ennesima volta, come sono stati trattati rispetto a un intervento così importante sul piano simbolico e pratico sia la città intera, sia l’informazione nello specifico (non solo intesa come giornali e tv, proprio come bene generale).

Anche in questo caso, un evento di così notevole interesse come il rifacimento di un quarto dello stadio Sinigaglia è stato ridotto dal sindaco a una telepromozione via social. Non una riga ufficiale di spiegazione, introduzione o inquadramento, non un comunicato stampa di annuncio formale, non un’informazione precisa di riferimento anche solo generale su cosa stia accadendo e cosa accadrà oltre i muri dello stadio. Solo e sempre uno spot personale via facebook di Rapinese, ovviamente fuori da ogni canale istituzionale ma tramite l’uso del media personale concepito come “io sono il Comune”. Ma fin qui, volendo, siamo purtroppo all’abitudine consolidata in 4 anni.

Ben più grave è che a oggi – mentre il primo cittadino si fa i videoselfoni tra i seggiolini smontati della curva – l’intera città (e immaginiamo persino la gran parte dell’amministrazione, a partire dai consiglieri comunali – opposizione dove sei?) non sappia assolutamente nulla di ciò che sta succedendo e di cosa succederà nei prossimi mesi al Sinigaglia. E i media, muti.

Per dire: qual è il progetto? Chi l’ha firmato? Quanto costerà questo intervento? Chi paga? Quali sono i tempi? Con quali procedure si sta portando avanti? Con quali gare, se ci saranno gare? Con quali affidamenti, se ci saranno affidamenti? Chi farà materialmente i lavori? Secondo quale calendario, quale cronoprogramma? Come sarà la convivenza con il concerto del prossimo 2 giugno? E quale sarà l’allineamento del cantiere rispetto alla prossima stagione del Como? Quale sarà la forma finale della curva? E che relazione avrà con il nuovo stadio proposto dal Como?

E si badi bene, prima di innescare polemiche inutili, ridicole e pretestuose: nessuno qui mette in dubbio la bontà e la assoluta necessità di quei lavori. Vanno fatti, sono benvenuti, l’avvio immediato è un’ottima cosa e vanno fatti bene. Il punto è un altro: andrebbero fatti anche in maniera trasparente, non seguendo il metodo Vanna Marchi. E invece – senza una sola risposta alle domande poste appena sopra – Como è ridotta ancora una volta a muto proscenio per i social personali del sindaco.

Insomma, qui non è questione di stadio o di curva o di tubi Innocenti. Qui è questione di trasparenza e sensibilità istituzionale.
Vabbè, ok, lasciamo perdere.

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