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“Mai la disoccupazione ai frontalieri pagata dalla Svizzera”. Spaventa quel miliardo di franchi

Ne avevamo parlato pochi giorni fa con questo articolo: (anche) in Svizzera si dibatte della possibilità che sia la Confederazione, in qualità di Stato in cui si svolge il lavoro, e non più l’Italia, paese di residenza, a versare le indennità di disoccupazione ai frontalieri. La novità è stata anticipata nei giorni scorsi dall’Aargauer Zeitung, secondo cui Bruxelles avrebbe trovato un accordo su questa nuova regola.

Questa eventualità ha però trovato subito un muro nella Lega dei Ticinesi, con il consgliere nazionale Lorenzo Quadri che ha rilanciato la mozione per far sì che in nessun modo sia la Svizzera a a versare la disoccupazione ai frontalieri.

Di seguito, il testo integrale del documento.

Il Consiglio federale chiarisca subito all’UE che la Svizzera non intende versare le indennità di disoccupazione ai frontalieri; pertanto, non si adeguerà a eventuali modifiche in questo ambito decise da Bruxelles.

Motivazione

Da fonti di stampa (Aargauer Zeitung) risulta che l’UE avrebbe raggiunto al suo interno un accordo sul versamento delle indennità di disoccupazione ai frontalieri. Secondo tale accordo, a versarle non sarebbe più, come finora, lo Stato di residenza (con una partecipazione del Paese in cui il frontaliere ha svolto l’attività lavorativa), bensì lo Stato di lavoro.

La Svizzera, con circa 412 mila frontalieri, è il Paese europeo che impiega il maggior numero di permessi G. Di conseguenza, sarebbe pesantemente colpita dalla modifica. Secondo la SECO, citata dall’Aargauer Zeitung, la spesa per l’assicurazione contro la disoccupazione elvetica, nel “nuovo regime”, varierebbe tra alcune centinaia di milioni di franchi e un miliardo all’anno. Non sarebbe l’unica conseguenza negativa.

Cantoni con un numero elevato di frontalieri, a partire dal Ticino, dovrebbero potenziare, a proprie spese, gli Uffici regionali di collocamento per far fronte a un annuncio in massa di frontalieri (oggi quasi nessuno si iscrive). Gli URC dovrebbero quindi assumere ulteriori risorse per collocare frontalieri a scapito dei disoccupati ticinesi: una situazione che, oltre a essere paradossale, contrasta con la “preferenza indigena light”.

La notizia sull’accordo raggiunto all’interno dell’UE non è tuttavia un fulmine a ciel sereno, essendo il tema oggetto di discussione da un decennio. In CN è stato sollevato più riprese.

Nelle sue prese di posizione sui precedenti atti parlamentari a tema, il CF ha dichiarato che una modifica delle regole in materia di disoccupazione dei frontalieri richiederebbe un adeguamento dell’Allegato II all’Accordo sulla libera circolazione delle persone da parte del Comitato misto Svizzera-UE e non sarebbe quindi possibile senza il consenso della Svizzera. Tuttavia, ciò non basta a rassicurare. Non sarebbe la prima volta che il CF sostiene che la Svizzera “deve adeguarsi” alle decisioni dell’UE per non mettere in pericolo l’Accordo sulla libera circolazione.

È quindi necessario che, a titolo preventivo, il CF comunichi subito all’UE, senza attendere discussioni nel Comitato misto, che non intende adeguarsi alla nuova regolamentazione sul versamento delle indennità di disoccupazione ai frontalieri, qualora venisse adottata da Bruxelles.

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