Uno dei grandi lamenti collettivi dei comaschi, benché in attenuazione ultimamente ma con picchi clamorosi ancora pochi mesi fa, è ben noto: “Eh ma la raccolta differenziata così non va bene, va migliorata, la città non è poi così pulita”.
Ci sarà anche un fondo di verità, benché il servizio – introdotto ai tempi del centrosinistra dall’allora assessore Bruno Magatti – sia ormai piuttosto a regime e con risultati complessivamente soddisfacenti.

Ma come non bastasse, ieri in consiglio comunale sono emersi alcuni dati su un “hobby” apparentemente sempre più diffuso tra i contribuenti del capoluogo: l’evasione della Tari, di cui peraltro ieri sono state approvate le minime modifiche agli importi per l’anno in corso.
A questo link trovate la delibera integrale con le cifre.
A svelare la disdicevole tendenza è stato l’assessore al Bilancio e vicesindaco, Adriano Caldara.
“Nel 2017, primo anno della Tari, furono emessi 131 avvisi per omesse dichiarazioni, per un valore di 70mila euro. Nel 2018, esclusi i solleciti di pagamento, furono invece 179 per un importo di 97mila euro”.

Nel 2019 appena concluso, però, il boom negativo. “Molto più numerosi – ha confermato Caldara – sono stati gli accertamenti per omesse dichiarazioni e per omessi pagamenti: in totale 987 avvisi, per una cifra di 558mila euro”.
Mezzo milione, dunque. Che sul totale dell’introito annuale sarà anche una cifra piccola ma in assoluto resta sempre un bell’ammanco per le casse comunali da andare a recuperare.