Il piano del Comune per le scuole di Como è sicuramente – dopo la decisione del Consiglio di Stato sulla Corridoni – il tema caldo di questi giorni. E nel progetto di chiusure e accorpamenti che l’amministrazione Rapinese ha previsto, sono diversi i punti contestati da genitori e docenti.
A tal proposito ecco la lettera di Francesca Cecconi che sottolinea l’importanza di non smembrare e dimensionare il Plesso di Via Zezio “che deve restare nell’istituto comprensivo di Como Centro”, scrive.
Ecco il suo pensiero (per interventi: redazionecomozero@gmail.com)
Vorrei esprimere il mio pensiero, dando voce ad un senso comune tra genitori ed insegnanti…sperando che possa essere letto da molti e che queste parole, nel loro piccolo, arrivino a qualcuno, imprimendo l’importanza di non smembrare e dimensionare il Plesso di Via Zezio che deve restare nell’istituto comprensivo di Como Centro.
Dimensionamento scolastico a Como: un’operazione che penalizza il valore pedagogico e la coesione del territorio.
Il dibattito sul piano di dimensionamento scolastico che coinvolge la scuola di via Zezio non è una questione di campanile né una contrapposizione tra Istituti: è una preoccupazione profonda e ampiamente condivisa da famiglie e comitati genitori di tutta la città.
I genitori e i docenti sono concordi nell’evidenziare come questo smembramento non porti alcun reale vantaggio organizzativo o formativo, generando invece forti criticità sotto il profilo pedagogico e scolastico:
– Interruzione dei progetti educativi in essere: Le nostre scuole hanno costruito negli anni percorsi pedagogici solidi, basati sull’integrazione, sulla continuità formativa e su progetti condivisi. Unire o spostare plessi secondo pure esigenze numeriche rischia di azzerare anni di lavoro e di stabilità didattica.
– Incoerenza della logica territoriale: Gli accorpamenti e i trasferimenti proposti non rispondono alla reale geografia dei quartieri né alle abitudini consolidate delle famiglie. Invece di agevolare la prossimità, si creano percorsi innaturali che non trovano riscontro nella realtà quotidiana del territorio.
– Rischio per la coesione e la continuità: La scuola pubblica funziona quando crea comunità e stabilità. Smembrare contesti educativi affiatati significa frammentare la continuità relazionale tra studenti, docenti e famiglie, indebolendo il valore stesso della scuola di quartiere.
Siamo di fronte a scelte d’ufficio che ignorano la qualità dell’offerta formativa e l’impatto reale sulla vita delle persone. È fondamentale che le decisioni amministrative tornino a rimettere al centro la pedagogia, l’ascolto delle comunità scolastiche e il rispetto dei percorsi didattici già felicemente avviati.
Vi ringrazio per l’attenzione
Francesca Cecconi
