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Attualità

Torri e mura cadono a pezzi, l’ingegner Magatti: “No a recinzioni definitive e paramassi”. Quei report ignorati negli anni

Un patrimonio culturale, artistico e, perché no turistico, corre tutto intorno al centro di Como. Ed è rappresentato dalle mura e dalle torri storiche ormai sempre più al centro della cronaca. Il distacco più di un anno fa di un sasso da Torre San Vitale, il timore di una pendenza eccessiva di Torre Gattoni e nelle ultime ora un ulteriore distacco da Porte Torre, hanno prepotentemente portato alla ribalta lo stato di conservazione della cinta muraria. Dopo San Vitale e Porta Torre da ieri anche la Gattoni è stata recintata per ragioni di sicurezza (qui i dettagli).

Si tratta ovviamente di una soluzione tampone in attesa di studi e scelte definitive. Soluzione che, diventasse definitiva come paventato, trova il forte scetticismo di Filippo Magatti ingegnere comasco che si occupa tra l’altro di strutture storiche e del loro recupero, laureato al Politecnico di Milano e da anni attivo nel campo (ha anche lavorato molto al recupero di Amatrice dopo il terremoto), racconta la sua esperienza che nasce proprio dalla realizzazione ormai più di 10 anni fa di un tesi al Politecnico dal titolo emblematico: “Percorsi medievali a Como: le Torri lungo le mura – Consolidamento e valorizzazione del patrimonio medievale comasco”, con relatore Lorenzo Jurina. L’intervista è uscita su ComoZero Settimanale dello scorso 15 aprile.

Ingegnere partiamo dall’attualità: da Porta Torre. Cosa si può dire dopo il distacco di un sasso?
Purtroppo non è ipotizzabile un intervento che preveda l’idea di transennare l’area e le mura di cui si è parlato. Lo trovo assurdo, non è la soluzione ideale che passa invece da uno studio approfondito della realtà. Ovvio e doveroso agire subito per la messa in sicurezza, ma poi si deve andare oltre. Come non è percorribile l’idea di cui si è parlato di mettere delle reti paramassi (entrambe le ipotesi messe in campo dall’assessore ai Lavori Pubblici, Pierangelo Gervasoni, Ndr). Nel 2010 la tesi partì proprio dallo scoperchiamento di Torre Pantera con il professor Jurina incaricato di redigere un progetto di messa in sicurezza. Da li poi i lavori si sono ampliati ed è scaturita la tesi su tutto il patrimonio comasco.

Cosa ci può dire allora. E soprattutto cosa è cambiato in questi anni?
Purtroppo poco o nulla mi sembra di poter affermare. Un simile complesso di mura e torri va costantemente monitorato e curato. Capisco che si tratti di operazioni complesse e costose e giustamente le amministrazioni non possono prevedere tutto. Ma bisogna procedere per gradi.

Quali sono questi step necessari per evitare che un sasso cada in testa a un passante?
Sono diversi. Si deve partire da un rilievo geometrico fuori piombo. Venne fatto per Torre Gattoni anche per capire il grado di inclinazione. Dal nostro lavoro complessivo emerse poi come in più punti del patrimonio murario ci fossero delle patologie di degrado. Ad esempio c’erano delle mensole lapidee e pietre sulla sommità delle torri che erano semplicemente appoggiate per gravità, visto il degrado del tempo. Quanto accaduto di recente confermerebbe che poco è stato fatto. Questo perché il lento deterioramento nel tempo si è acuito soprattutto sulle sommità, portando purtroppo, anche in conseguenza di vento forte o altri eventi atmosferici forti a delle cadute. Va fatta un’analisi dettagliata tenendo conto anche dei possibili eventi atmosferici.

Altro elemento più volte segnalato e sempre pericoloso, in tale contesto, il degrado biologico.
Esatto. La crescita della vegetazione nei vari giunti (le fessure) è allarmante. Se si alza lo sguardo in più punti si potrà osservare come i giunti non abbiano più tra loro la malta ma solo vegetazione che cresce incontrollata. Erbacce e muschi tendono così ad ampliare i giunti e a indebolirli. Anche su questo, sebbene osservando oggi le mura si possono vedere sempre più piante e altro comparire sulle torri, facemmo un report al Comune e all’assessore del tempo Francesco Scopelliti. Ma si tratta di un tema delicato che venne poi riproposto anche successivamente nelle altre giunte. Comprendo si tratti di un argomento impegnativo e costoso e magari non prioritario ma magari si potrebbero intercettare dei fondi messi a disposizione dal Pnrr così a studiare un dettagliato piano di conservazione. Necessario fare una diagnostica delle mura, fare delle prove endoscopiche, capire insomma il reale stato dell’arte e poi elaborare un piano di lavori, di interventi, di pulizia e di manutenzione. L’invito è poi all’amministrazione di rendere pubblico, se ci sono, studi e piani di intervento ideati. Sarebbe sicuramente un tema da elezioni.

Da comasco e esperto come vive questa situazione?
Ovviamente dispiace. La speranza è che si capisca che quanto abbiamo è un’opportunità da sfruttare. Ovvio, richiede interventi e dunque risorse costanti ma sono vitali. Oggi in troppi non lo comprendono.

PER APPROFONDIRE:

Torri recintate come buoi nello stallazzo: così nel 2017 il Comune perse 200mila euro per i restauri

L’ARTICOLO CHE HAI APPENA LETTO E’ USCITO SU COMOZERO SETTIMANALE: ECCO DOVE PUOI TROVARLO

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Un commento

  1. La cosa sconvolgente e penalmente rilevante è che negli scorsi anni i i DIRIGENTI RESPONSABILI DI TALE ATTUALE DISASTRO.. SI SONO BECCATI I BONUS DI DECINE DI MIGLIAIA DI EURO… PER AVER BEN AMMINISTRATO, GOVERNATO E GESTITO LA.. RES PUBBLICA!!
    RES PUBBLICA O TES PRO DOMO LORO???
    MA LA MAGISTRATURA COSA PENSA???

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