Cliente al supermercato confronta i prezzi con una lista accanto a un carrello con pasta, latte, verdure e detersivi
Magazine

Questi sono i supermercati più economici d’Italia: il primo in classifica è “insospettabile”

La rilevazione, condotta in 67 città, dice una cosa molto concreta: scegliendo bene insegna, punto vendita e tipo di carrello, una famiglia può tagliare parecchio la spesa. Fino a 3.790 euro l’anno, secondo l’associazione, pari al 40% della spesa media stimata. In tempi di prezzi ancora pesanti, non è una differenza da poco.

La fotografia scattata da Altroconsumo parte da 1,5 milioni di prezzi, raccolti tra il 16 febbraio e il 13 marzo 2026 in 1.158 punti vendita tra supermercati, ipermercati e discount, distribuiti in 67 città italiane. I rilevatori si sono presentati senza avvisare i negozi e hanno controllato i prezzi di 124 categorie di prodotto, scelte tra quelle più comprate dalle famiglie secondo i dati Istat.

L’idea era ricostruire una spesa il più possibile vicina a quella vera, quella che finisce nel carrello ogni settimana. Dentro ci sono anche le promozioni trovate sugli scaffali in quei giorni. Poi i prezzi sono stati trasformati in un indice di convenienza su base 100: chi costa meno prende 100, mentre un indice 110 significa prezzi più alti del 10%. Un sistema facile da leggere, anche se dietro ci sono calcoli e pesi diversi, come spiega Altroconsumo nella nota metodologica.

Il quadro resta segnato dall’inflazione degli ultimi anni. Nei punti vendita visitati, tra febbraio e marzo 2026, i prezzi risultano saliti dell’1% rispetto all’anno precedente: meno del 2% rilevato nel 2025 e lontanissimo dal +12% del 2023. Ma alla cassa la spesa continua a farsi sentire. E lo si vede, carrello dopo carrello.

Discount, marchi del supermercato e grandi marche: chi costa meno

Per i prodotti più economici sugli scaffali, il primo posto resta a Eurospin, che ottiene l’indice 100 e si conferma, secondo l’indagine, la catena dove si spende meno in assoluto. I discount occupano buona parte delle prime posizioni. Supermercati e ipermercati tradizionali, invece, faticano di più sul terreno del primo prezzo: la prima insegna tradizionale citata da Altroconsumo è Ipercoop, con indice 117, cioè il 17% in più rispetto al discount più conveniente.

Cliente in corsia supermercato confronta un prodotto con lista della spesa accanto a un carrello con alimenti e carta
Un cliente confronta i prezzi in corsia con lista della spesa, simbolo della ricerca dei supermercati più convenienti nel 2026.

Il divario si allarga nelle ultime posizioni. Carrefour Market, per questo tipo di carrello, arriva a 135 punti: significa il 35% in più rispetto alla catena meno cara. Una distanza pesante, soprattutto per chi compra spesso prodotti di base, dalla pasta al latte, dai detersivi alla carta casa.

Per i prodotti a marchio del supermercato, invece, la catena più conveniente è Spazio Conad. In questa categoria, secondo Altroconsumo, il risparmio può arrivare al 19% rispetto all’insegna più cara, indicata in Eurospar. Da notare anche il recupero di Esselunga, che nel 2025 era tra le più costose per i prodotti a marchio e quest’anno risale nelle prime posizioni. Percorso opposto per Carrefour, che nel 2025 guidava la classifica e ora scende a quota 105.

Per la spesa mista, che mette insieme prodotti diversi, i discount restano molto competitivi. In testa ci sono Eurospin e In’s, con un vantaggio fino al 16% rispetto all’insegna più cara dell’indagine, Todis. Tra supermercati e ipermercati, la migliore è Dok, novità della rilevazione 2026: chi la sceglie per un carrello misto può risparmiare il 10% rispetto a Carrefour Market, ultima tra le insegne considerate in questa categoria.

Quando si passa ai prodotti di marca, le distanze si accorciano. Davanti ci sono Ipercoop e Spazio Conad, seguite da insegne come Famila ed Esselunga, già ben piazzate nel 2025. In questo caso il risparmio massimo indicato dall’indagine è del 7% rispetto alla catena più cara, ancora Carrefour Market. Meno margine, certo. Ma su dodici mesi di spesa, anche pochi punti possono pesare.

Quanto si risparmia davvero cambiando catena e carrello

Secondo le stime di Altroconsumo, una famiglia di quattro persone spende in media 9.450 euro l’anno per la spesa complessiva. Scegliendo i prodotti più convenienti nella catena meno cara dell’indagine, cioè Eurospin, il risparmio può arrivare a 3.790 euro annui, pari al 40%. È la cifra più alta emersa dalla rilevazione e racconta l’effetto di un cambio deciso nelle abitudini di acquisto.

Il risparmio resta alto anche con una spesa mista nei discount più convenienti, come Eurospin e In’s, oppure puntando sui prodotti a marchio del supermercato nella catena risultata migliore, Spazio Conad. In questi casi, secondo l’associazione, il vantaggio annuo va da 1.695 a 3.790 euro, a seconda del tipo di carrello e delle scelte della famiglia. “Non sempre è realistico fare tutta la spesa in una sola insegna”, osserva Altroconsumo nei consigli legati all’indagine. Per questo suggerisce di combinare più soluzioni.

La strada più efficace, in pratica, è usare i discount per alimentari di base, prodotti a lunga conservazione e articoli per la casa, affiancando i marchi del distributore nelle categorie acquistate più spesso. I prodotti di marca possono invece restare legati alle offerte o a quegli articoli a cui non si vuole rinunciare. Una scelta pratica, più che di principio. Anche perché, ricorda Altroconsumo, i test comparativi mostrano spesso buoni risultati per prodotti a marchio commerciale e discount.

Chi preferisce comunque supermercati e ipermercati tradizionali ha meno margine, ma non resta senza alternative. A Milano, per esempio, scegliendo il punto vendita meno caro tra quelli visitati invece del più caro, una famiglia può risparmiare fino a 1.390 euro l’anno sui prodotti di marca. È il dato più alto tra le città analizzate e segnala differenze forti anche tra negozi della stessa area urbana.

Città e regioni: dove la spesa pesa di più

Tra i singoli punti vendita, il primo posto dell’indagine va al Mega di Treviso, con indice 100. Al secondo posto, con indice 101, ci sono due Coop di Lucca e l’Iperal di Cinisello Balsamo, nell’area milanese. Molti dei negozi più convenienti si trovano al Nord, soprattutto in Veneto e Lombardia, ma nel 2026 spicca anche la Toscana, con buoni risultati a Lucca, Pistoia, Firenze, Pisa, Prato e Arezzo.

In media, le città dove la spesa costa meno sono proprio diverse realtà toscane: Pistoia, Lucca, Firenze e Prato, con una spesa annua stimata intorno ai 6.900 euro per famiglia. Seguono Mantova e altri centri del Nord-Est. Dall’altra parte della classifica, tra le città più care, compaiono Genova, Sassari, Aosta e Teramo, con una spesa media di circa 7.700 euro l’anno.

La concorrenza tra punti vendita fa la differenza soprattutto nelle grandi città e dove l’offerta è più ampia. A Milano il risparmio massimo tra negozio più caro e meno caro arriva a 1.390 euro annui, pari al 18%. Seguono Bologna, Treviso, Reggio Emilia e Venezia, tutte sopra i 1.100 euro di possibile risparmio. Al Sud, invece, le differenze sono spesso più ridotte, anche sotto i 50 euro in città come Potenza, Reggio Calabria, Cosenza, Caserta e Catanzaro. Altroconsumo precisa però che in alcuni centri non è sempre stato possibile rilevare molti punti vendita.

A livello regionale, Veneto e Trentino-Alto Adige sono le aree meno care, con una spesa media di circa 7.000 euro l’anno a famiglia, sotto la media stimata di 7.390 euro. Le più costose sono Valle d’Aosta e Lazio, dove la spesa arriva a circa 7.900 euro annui, il 13% in più rispetto alle regioni più convenienti.

Il peso sul reddito, però, cambia la classifica. In Calabria e Campania la spesa assorbe il 19% del bilancio familiare medio; in Sicilia, Molise e Puglia il 18%, in Basilicata il 17%. Nel Trentino-Alto Adige, grazie a redditi più alti e prezzi più bassi, l’incidenza scende al 10%; in Lombardia è all’11%, in Veneto ed Emilia-Romagna al 12%. Nove punti di differenza che raccontano più di una graduatoria: per molte famiglie scegliere il supermercato giusto non è solo convenienza, ma spazio vero nel bilancio di casa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA