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Politica

Sussurri e grida. Como, clamorosa (e furba) minaccia forzista: “Ritiriamo gli assessori”

Una riunione segretissima. Come il segretissimo segreto di Pulcinella.

Qualche ora fa nelle stanze del Palazzo (il Cernezzi) un supervertice tra il sindaco di Como, Mario Landriscina, e i segretari-esponenti-importanti (ormai, nella terza o quarta Repubblica, succede, i ruoli contano poco) dei partiti di maggioranza: Lega, Civica, Fratelli d’Italia, Forza Italia.

Sussurri e grida.
I malesseri fra amici di mandato sono noti: Commissione Sicurezza, Stazione Appaltante, Migranti, sono stati il detonatore (opportunistico o sinceramente etico, non si sa) per le più tradizionali fibrillazioni di maggioranza.

Sicuramente il predominante passo-ritmo leghista (con appoggio della Civica del sindaco) non è piaciuto, e non piace, a chi la politica la frequenta da anni.

Non foss’altro che pur di affossare il progetto Commissione Sicurezza (qui), la Lega, qualche giorno fa ha trasformato il tema ‘orti urbani’ (qui) nella dominante politica – ontologicamente imprescindibile –  di un intero Consiglio. Con perplessità d’assessore (qui ammesse in un’intervista).

Poi, à côté, è bene pure metterci l’inatteso risultato delle elezioni provinciali. Con la vittoria di Fiorenzo Bongiasca, favorita dai più classici (e noti?) franchi tiratori (qui le cronache).

Como Fiorenzo Bongiasca presidente Amministrazione Provinciale

Così il sindaco ha convocato, primo vero atto politico da mesi, i partiti e i relativi rappresentanti. Tensioni, discussione, scambi (‘scazzi seri‘, riferisce il beninformato di turno). Dei dettagli della ‘riunione segreta’ scriveremo a lungo nei prossimi giorni.


Un solo tema emerge con certezza. Forza Italia ha chiaramente posto la questione: “Fine delle discordie o ritireremo gli assessori”. Un colpo pesantissimo. Una minaccia (ci dicono, tutt’altro che una boutade, roba seria anzi), a poco più di un anno e mezzo dalla vittoria landrisciniana, che segna uno spartiacque chiarissimo.

Francesco Pettignano e Amelia Locatelli (nel bozzolo dell’incerto Simona Rossotti, quota sindaco ma di fatto azzurra) potrebbero dimettersi oppure essere dimissionati. Poco importa la forma, il tema è reale.

La minaccia di una spaccatura è chiarissima. Non smentibile, al momento.
Quali sonni, o pensieri insonni, stia affrontando Landriscina non lo sappiamo. Al solito, tra qualche ora, tutto potrebbe risolversi un abbraccio, un sorriso, un prosecco amicale. Oppure, viceversa, la contesa potrebbe diventare tema ordinario, segnatempo e segnavia, metronomo dei rapporti tra alleati e quindi della qualità delle relazioni in Giunta e in Consiglio.

Da tempo, su queste pagine, segnaliamo che qualcosa non torna. Per dire:

Colpi di petto in giunta, partiti insofferenti. L’autunno del patriarca (Mario) si fa cupo

Sicurezza, la battaglia madre di De Santis ignorata da Lega e Civica. Maggioranza in frantumi

Qualche ora fa gli ingrovigliati nodi e nodini sono arrivati tra i denti del più tradizionale pettine. Ora sta all’azione, quella vera (anche a fronte di una maggioranza numericamente stabilissima) e politica dimostrare la tenuta di un’alleanza.

Perché non si dimostri essere (la medesima alleanza) solo brodaglia di risulta, creata in laboratorio, per un risultato elettorale.

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