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A Como quell’evento: “Non aver paura di andare oltre le differenze, gli orticelli, le comfort zone e volare alto”

La lettera del professor Luca Michelini, ordinario di Storia del pensiero economico Università di Pisa, è profondo conoscitore nonché protagonista della vita politico-culturale comasca non smette di suscitare reazioni. Con ordine ecco quanto si è sviluppato su queste pagine fino a oggi:

1 – Como, il Movimento 5 Stelle guarda alle elezioni e si interroga su sanità, lavoro, giustizia e cultura 

2 – “Dai Cinque Stelle a Como ho scorto gli operai mai visti nel Pd. I Dem un ostacolo alla cultura di governo” 

3 – Elezioni a Como, la lettera di Michelini su 5Stelle e Pd scatena il dibattito. Due repliche: Alberici e Doria

4 – Como, dopo quell’evento dei Cinque Stelle un gigantesco dibattito pubblico: “Io c’ero e lo racconto”

Ora ospitiamo il contributo di Patrizia Di Giuseppe, il “facilitatore centrale dell’evento Nova” di Como. Ecco quanto scrive alla redazione:

Buonasera direttore,

sono Patrizia Di Giuseppe, il facilitatore centrale dell’evento Nova, tenutosi sabato 16 maggio presso il Palazzo del Borgo a Como. Le scrivo per chiederle se sia possibile aggiungere al dibattito in corso un mio pezzo che spiega cosa sia stato l’evento Nova, quali metodi sono stati applicati e quale sia stato lo scopo di questa iniziativa che non ha coinvolto solo la nostra provincia ma oltre cento in Italia.  Nel ringraziarLa per l’attenzione le porgo i migliori saluti
Patrizia Di Giuseppe Movimento Cinque Stelle Como, la facilitatrice centrale di Nova Como

Una giornata da facilitatrice centrale a Nova – Parola all’Italia

Quando alla fine di marzo Silvia Alberici, coordinatrice provinciale del Movimento Cinque Stelle di Como, mi ha proposto di entrare nel team comasco di Nova, di seguire il percorso di formazione in previsione dell’evento e di recarmi con tutto il gruppo a Roma alla prova generale della manifestazione, devo ammettere che ero un po’ scettica e anche disillusa rispetto al complesso momento politico che stiamo vivendo. Eppure la mia perenne curiosità e voglia di cimentarmi in nuove esperienze mi ha indotta ad accettare. Il processo di formazione è stato ristretto nei tempi e faticoso per quanto concerne l’impegno. Qualche dubbio e pregiudizio era rimasto. Sulla carta il metodo dell’Open Space Technology, ideato negli anni Ottanta dall’americano Harrison Owen, mi sembrava uno dei tanti metodi sperimentati nelle mie molteplici vite professionali.

E invece la trasferta romana ha abbattuto pregiudizi e preconcetti. Ma che cos’è, esattamente, un OST? Lo strumento nasce dall’osservazione di una paradossale verità: dopo moltissime energie spese nell’organizzazione di convegni e seminari tradizionali, ci si accorge che i momenti più significativi e incisivi della giornata sono quelli del coffee break. È infatti durante queste pause informali che nascono i pensieri più produttivi, perché le persone si muovono liberamente, comunicano con chi scelgono e parlano degli argomenti che ritengono davvero interessanti. È nei luoghi informali e non imbrigliati che ci si confronta, ci si influenza, ci si orienta e si decide: la libertà di muoversi presuppone l’interesse a farlo, e la passione aiuta a costruire e produrre con responsabilità.

L’OST romano è stato realizzato con circa 500 persone provenienti da tutta Italia e quasi trenta stanze o tavoli, tutti orientati a rispondere a una domanda comune: “Cosa deve fare il governo della coalizione progressista nei prossimi cinque anni per migliorare concretamente la vita delle italiane e degli italiani?” In quell’occasione ho potuto ricoprire sia il ruolo di bombo — l’insetto impollinatore che facendo rumore propone idee, dibatte anche agitandosi se necessario — sia il ruolo di farfalla, animale leggero e aggraziato che vola da un tavolo all’altro cogliendo umori, tensioni e tanto entusiasmo. Quello che mi ha colpito è stato appunto l’entusiasmo, la passione, lo stare insieme per costruire qualcosa di buono e positivo. In questi tempi arrabbiati e scostanti non è poco, almeno a mio parere.

Ho proposto anche un tema a cui tengo molto, assumendomi — come prevede il metodo — il piacere e la responsabilità di convocatrice di tavolo: Gestione e valorizzazione dei beni culturali minori. Pensavo non venisse nessuno, tema troppo di nicchia. E invece, quasi un miracolo: è stato un tavolo partecipato da persone comuni ma anche da specialisti del settore. Uno dei punti di forza dell’OST consta proprio nel mettere in contatto e a confronto cittadini comuni e persone con un bagaglio di esperienze e competenze più consistenti, persone che hanno una certa visione di un argomento e persone che ne hanno uno diametralmente opposto. Il dibattito, a volte, può divenire anche serrato, nervoso e franco: ma non è proprio questo il sale della politica intesa nel senso più antico e nobile? Questa, per me, è la democrazia.

Rientrata a Como mi hanno proposto il ruolo di facilitatrice centrale, ovvero colei che presenta il metodo dell’OST, gestisce le sessioni e convoca le plenarie. Ho accettato con estremo entusiasmo. L’OST si basa su quattro principi semplici ma potenti: chi c’è è la persona giusta; ciò che accade è ciò che doveva accadere; quando si inizia si inizia, quando si finisce si finisce; e infine la cosiddetta legge dei due piedi, che consente a ciascuno di muoversi liberamente secondo i propri interessi, spostarsi dove vuole, scegliere se fare il bombo o la farfalla. Chi propone invece un tema al mercato dei temi non può avvalersi di questa legge: si assume la responsabilità del proprio tavolo e lo conduce fino in fondo.

Le più di cento persone — di diversa formazione culturale, politica, professionale e di diverse generazioni — che il 16 maggio hanno partecipato a Nova a Como nella bella cornice del Palazzo del Borgo, in un sabato di sole dopo giorni di pioggia, in una giornata complessa per i tanti eventi sul lago, hanno dimostrato plasticamente che nella società vi è tanta voglia di partecipazione, di cambiamento, di confronto e lasciatemelo dire di politica, quella vera. Le idee, come affermava Owen, si sviluppano anche — e spesso meglio — sorseggiando un caffè e mangiando un dolcetto: per questo negli OST è sempre aperto il punto coffee break. Quello di Como, in linea con il sentire inclusivo della giornata, lo era anche nei fatti.

I partecipanti a Nova Como sono riusciti a tenere vive tre sessioni per complessivi quindici tavoli, che hanno affrontato i temi più variegati. Gli instant report locali di tutti gli oltre cento OST realizzati in tutta Italia — compresi i nostri lariani — sono disponibili online e chiunque può leggerli. A settembre partirà la seconda fase, quella dell’approvazione di un documento di sintesi che verrà discusso in un’assemblea generale formata non solo da rappresentanti del Movimento Cinque Stelle ma soprattutto da cittadini di varia provenienza, riprendendo la struttura dei vari OST locali. Perché Nova non è un sondaggio, non è una convention di partito: è uno spazio aperto alla democrazia, dove si sente finalmente respirare la società.

Questo metodo è replicabile a livello di politica locale. A mio avviso la risposta è positiva. Basta volerlo, non aver paura di andare oltre le differenze, gli orticelli, le comfort zone e volare, possibilmente, alto.

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